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Mò che ce pènze
Undicesima Parte

Lucera, 13.01.2006 - Le parole sono lette sillabando, con più tono di alcune che conservano la vocale, mentre le altre perdono la "E" non accentata; si pronunciano solo le consonanti.
Es.: LUCERA > LUCEORE > LU_C_O_R. Come si può notare, la prima sillaba "LU" si legge per intero, le altre perdono la vocale. La "E" non accentata, tra consonante e vocale, non si legge, ma prolunga, a mo' di strascico, il suono della consonante e la distacca dalla vocale.
Es.: MELEONE > (melone) > M---L------O----N. Le parole non vengono scritte alla maniera di come sono lette, ma occorre aggiungere la vocale "E" per evitare di trovarsi di fronte a delle sigle illeggibili e non identificabili come parole di senso compiuto. Per fare un esempio, "Cecere" (cece) si scriverebbe "CCR" ma diventerebbe difficile da leggere o da interpretare.

Che vonne dì?
Come già accennato, il dialetto è sintesi. Intere frasi vengono ridotte a delle semplici parole, con un'abbondante eliminazione; si tende all'essenziale, alla sostanza. Da questa forma viene fuori il colore del dialetto.

Skanate > Grossa pagnotta di pane di forma tondeggiante. Dal verbo "skanà" = scheanà = spianare. L'impasto con farina, acqua, sale e lievito, viene prima schiacciato o, appunto, spianato o assottigliato; quindi viene rinchiuso e nuovamente pigiato coi pugni.
Trembà > Fermentare l'impasto "cu crescènde" = piccola quantità di pasta di frumento, sostituito oggi dal lievito di birra.
Addaqquà > a ddà = a dà (a dare, dare) e 'qquà (acqua) = a dare acqua, irrigare.
Annaqquà > Simile a "addaqquà" (più usato quando ci si riferisce al trattamento delle: inumidire, diluire). Esempio: Annaqquà a vigne cu verderame; annaqquà a saveseiccheje cu vune; annaqquà u vune (aggiungere acqua al vino).
Foggheje a' mmeische > Insieme di verdure selvatiche. Alla lettera: "miscuglio di fogliame".
Teteleiccheje > da "titolo". Ceppo di pietra, solitamente verticale, posto a delimitazione della proprietà.
Fattarille > da "fatte" = "fatto" e "rille" = peccerille, piccolino, minuscolo. Un fatto piccolo, raccontino.
Fumeire > da "fumo". Indica il cumulo di letame che, decomposto, da' origine alla emanazione di fumo.
Vicepasse > da "vice" (vicenda) e "passe" (passa, dal verbo "passare"). Vicenda che passa, evento, successione di fatti, vicissitudini.

"Passe"

Passe a lustre / e passe a scurde. / Passe u vinde / e passe u turminde. / Passe u virne / e passe u geminde. / Passe u timbe e passe peure a ggènde.

Passa la luce diurna / e passa l'oscurità notturna. / Passa il vento / e passa il tormento. / Passa l'inverno / e passa ogni fastidio. / Passa il tempo e passa pure la gente.

Romano Petroianni

info@ilfrizzo.it



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