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Mò che ce pènze
Tredicesima Parte

Lucera, 02.10.2006 - Le parole sono lette sillabando, con più tono di alcune che conservano la vocale, mentre le altre perdono la "E" non accentata; si pronunciano solo le consonanti.
Es.: LUCERA > LUCEORE > LU_C_O_R. Come si può notare, la prima sillaba "LU" si legge per intero, le altre perdono la vocale. La "E" non accentata, tra consonante e vocale, non si legge, ma prolunga, a mo' di strascico, il suono della consonante e la distacca dalla vocale.
Es.: MELEONE > (melone) > M---L------O----N. Le parole non vengono scritte alla maniera di come sono lette, ma occorre aggiungere la vocale "E" per evitare di trovarsi di fronte a delle sigle illeggibili e non identificabili come parole di senso compiuto. Per fare un esempio, "Cecere" (cece) si scriverebbe "CCR" ma diventerebbe difficile da leggere o da interpretare.

Che vonne dì?
Come già accennato, il dialetto è sintesi. Intere frasi vengono ridotte a delle semplici parole, con un'abbondante eliminazione; si tende all'essenziale, alla sostanza. Da questa forma viene fuori il colore del dialetto.

I jurne (i giorni della settimana) > Lunedì, Martedì, Merculedì, Giuvedì, Venerdì, Sàbbete, Dumèneche.
I meuse (i mesi dell'anno) > Gennàre, Febbràre, Marze, Abbreule, Magge, Gueggne, Lugglje, Aùste, Settèmbre, Uttòbbere, Nuvèmbere, Decèmbere.
A felastròcche (la filastrocca) > Trènda jurne a Nuvèmbere, ca Bbreule, Geuggne e Settèmbere; de vendotte stace veune; tutte làvete tènene trendeune. (Trenta giorni a Novembre, con April, Giugno e Settembre; di ventotto ce n'è uno; tutti gli altri han trentuno).
Le fasi della giornata > Mateune (Mattino, Mattina) - Mezzejurne (Mezzogiorno) - A ccore de mezzejurne (nel cuore di mezzogiorno) - A feune de mezzejurne (dopo mezzogiorno) - U vèspre (Il vespro) - A seore (La sera) - A calate du seole (Tramonto) - A nuttate (La nottata) - A jurnate (La giornata) - A sceute du seole (L'alba) - Ca scurede (Con l'oscurità, Nell'oscurità) - Appeone fà jurne (L'alba) - Appeone fà lustre (Il crepuscolo) - Quanne sponde u seole (L'alba) - Craje (Domani) - Pescraje (Dopodomani) - Tande e tand'anne arreote (Molti anni addietro; Tanti anni fa).

Ustemò > (più esatto: "uestemò"). "Ueste" = questo; "Mò" = momento. Vuol dire: "Questo momento". Si usa per dire: "Appena adesso"; "Proprio in questo momento".

Ngapelà > Si traduce alla lettera: "N" (in), "gape" (capo, testa), "là" (lavoro) = in testa al lavoro, che sta per: "Iniziare il lavoro"; oppure "Iniziare a lavorare".

Scapelà > Si traduce alla lettera: "Scape" (scappellare, togliere dalla testa), "là" (lavoro) = "Dismettere, terminare il lavoro"; riferimento, quindi, a "La parte terminale della giornata di lavoro".

La parola "verzeuche" viene comunemente tradotta in "niente, nullo" e deriva da "vèrze". In passato la miseria era una costante nella stragrande maggioranza delle case. Riuscire a poter mangiare un piatto di maccheroni ("de cecatìlle" o "de trucchiule") era veramente cosa rara. Solitamente si ricorreva a della verdura selvatica o coltivata che il contadino ("u cafone") raccoglieva ("na manate", cioè una manciata) tornando dalla campagna per un pasto serale ("a menèstre"). Tale pasto non riusciva, però, a saziare e, quindi, spesso si restava pressocché a digiuno. Alla domanda della vicina: «Cummà! Chè tte maggne staseore?» (Comare, cosa mangiate questa sera?), la risposta era: «Staseore se maggne!» (Stasera si mangia!), a significare che la pasta asciutta era garantita. Diversamente si rispondeva: «Staseore èoje ninde! Sò verzeuche!» (Stasera non ci si sazia! Son verze!). Oppure, in modo ancor più peggiorativo: «Sò cocce de saràghe» (Son teste di sarago). Il sarago è, infatti, un pesce molto ricercato dai pescatori, ma si può ben capire quale soddisfacimento possa trovare nelle sole teste chi ha bisogno di saziarsi con ben altro.
Per dare più sapore alle verdure in questione, si usava un brodo ricavato da "pide, rècchije e mmusse" (piedi, orecchie e muso), ritenute le parti più prelibate del maiale (quando vi era la possibilità di crescerne uno).

Romano Petroianni

info@ilfrizzo.it



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