Mò che ce pènze
XIV Parte - 31.12.2007
Lucera, 02.10.2006 - Le parole sono lette sillabando, con più tono di alcune che conservano la vocale, mentre le altre perdono la "E" non accentata; si pronunciano solo le consonanti.
Es.: LUCERA > LUCEORE > LU_C_O_R. Come si può notare, la prima sillaba "LU" si legge per intero, le altre perdono la vocale. La "E" non accentata, tra consonante e vocale, non si legge, ma prolunga, a mo' di strascico, il suono della consonante e la distacca dalla vocale.
Es.: MELEONE > (melone) > M---L------O----N. Le parole non vengono scritte alla maniera di come sono lette, ma occorre aggiungere la vocale "E" per evitare di trovarsi di fronte a delle sigle illeggibili e non identificabili come parole di senso compiuto. Per fare un esempio, "Cecere" (cece) si scriverebbe "CCR" ma diventerebbe difficile da leggere o da interpretare.
Se nnè zuppe èoje panpagnate
Dal gruppo di lingue indoeuropee, riconosciute come imparentate e direttamente attestate in età oscillanti tra il XV sec. a.C. (greco) e XVI d.C. (baltico), provengono le parole dei dialetti, compreso quello lucerino. Ma è anche esatto ritenere che esse derivano dal greco e dal latino, dall'arabo, dal francese, spagnolo e tedesco.
Facciamo degli esempi.
Accapezzà accapezzare, ridurre in forma appena regolare, sbozzare, riferito specialmente alle pietre per muri o selciati (dal latino "capitium" = estremità e, a sua volta, da "caput-ìtis" = capo).
Satrapeone satrapo, persona che ostenta il potere (dal latino e greco "satrapes").
Mammalucche persona goffa, sciocca, sottomessa. Deriva dall'arabo "mamluk" (posseduto, schiavo).
Scarceofele carciofo, dal greco "kyndra" (cinara); poi dall'arabo "kharshuf", sciocco, minchione, fuoco d'artificio che gira vorticosamente prima di dirigersi verso l'alto).
Alià sbadigliare per fame o per sonno. Originariamente dal latino "halitus", poi dallo spagnolo "alear".
Chianghe basolo, basola (massello di pietra vulcanica); macelleria (dal latino), riferito al significato di legno spianato (panca), dal francese "planche".
Accùcce comando impartito al cane perché si accovacci, figurativamente da "rientrare nella cuccia". Dal francese "couche".
Lazzareone Lazzaro (dallo spagnolo "Lazaro"). Il povero della parabola evangelica. Figura del plebeo rivoltoso, dominato da istinti sanguinari; persona vile e spregevole, di una deprimente volgarità. Utilizzato anche per definire un bambino discolo o monello; usato scherzosamente nei confronti di bambini capricciosi.
Farabbutte farabutto, imbroglione, birbone, uomo capace di qualsiasi brutta azione, mascalzone (dal tedesco "freibeuter").
Smummà "sbumbà" > "sbombà" > da "bomba". Voce onomatopèica, dal latino "bombus" (ronzio) che a sua volta deriva dal graco "bòmbos" (dal XV sec. riferito ai rumori provocati dalla polvere da sparo). Termine molto in uso nel gioco "du curle", attraverso la cui pratica si mira a spaccare il legno della trottola (“u curle" appunto) dell'avversario.
Rucche rucche voce onomatopèica, "ruch ruch", di animali volatili. Binomio che sta per "ruffiano", persona che per i propri interessi si comporta da spia. Dal latino "rufulus".
Romano Petroianni
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