‹‹·········


Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra

Tutto il mondo è danno?
Brevi cenni sulle categorie del danno patrimoniale, morale, biologico ed esistenziale, così come interpretati dalla teorica tradizionale

Nel nostro ordinamento sono conosciute fondamentalmente tre tipologie di danni risarcibili: il danno patrimoniale, cui si riferisce l’art. 2043 cod. civ.; il danno non patrimoniale, normato all’art. 2059 cod. civ.; ed infine il danno biologico o danno personale in senso lato, che si presenta rispetto alle precedenti tipologie di danni come una “monade” per più versi caratterizzata da profili di peculiarità e di cui vi è fondamento nel combinato disposto degli articoli 2043 cod. civ. e 32 Cost..
Ora, il danno patrimoniale e quello non patrimoniale sono tradizionalmente definiti come danni-conseguenza, in ciò contrapposti alla categoria del danno-evento, cui è riferito, invece, il danno biologico. Secondo la ricostruzione dottrinale e giurisprudenziale prevalente il nostro ordinamento non ammette la categoria del risarcimento dei danni puramente patrimoniali, cioè i danni che non siano consequenziali alla lesione di un interesse giuridicamente rilevante tutelato dall’ordinamento, anche al di fuori della veste del diritto soggettivo assoluto. Affinché un danno possa essere risarcito è, dunque, necessario che lo stesso si sia prodotto per effetto e come conseguenza della lesione di un interesse giuridico meritevole di tutela. Quindi il danno in quanto tale, come già sottolineato, non è risarcibile se non laddove sia il frutto della lesione di un interesse giuridicamente rilevante. Ed in questo si coglie l’aspetto dell’ingiustizia del danno, che, in definitiva, deve derivare da una non giustificata lesione dell’interesse riconosciuto e tutelato dall’ordinamento giuridico; usando un’espressione cara alla dottrina, si può senz’altro dire che il danno deve essere sine iure e contra ius. Va fatta poi una precisazione a proposito del danno non patrimoniale: secondo l’interpretazione prevalente della giurisprudenza e dello stesso Giudice delle leggi, per danno non patrimoniale si intende il c.d. danno morale soggettivo; cioè il danno che è costituito dalla sofferenza emotiva, psicologica, dolorosa transeunte, che non assuma i caratteri della vera e propria patologia, specie della patologia permanente. Il danno morale è altrimenti definito dalla dottrina tradizionale quale “pecunia doloris”, ad indicare la sofferenza psicologica transeunte che si produce per effetto di un determinato comportamento illecito, e che non si risolva in una vera e propria patologia. Accanto a queste due categorie, danno patrimoniale e danno non patrimoniale inteso quest’ultimo come danno meramente morale, è individuabile la categoria del danno biologico o, come alcuni preferiscono, del danno personale nel senso più ampio del termine. Tale categoria è stata costruita dalla giurisprudenza come danno-evento, in deroga alla sistematica fin qui descritta. Si ritiene, cioè, che nell’ordinamento costituzionale, sulla base di una norma immediatamente precettiva com’è l’art. 32 Cost., la tutela della salute sia avvertita con una priorità così significativa e rilevante da rendere inaccettabile che la lesione del bene salute e quindi la menomazione dell’integrità psico-fisica possa non essere risarcita limitatamente ai profili meramente morali, considerando che il danno morale è risarcibile solo nei casi previsti dalla legge, quindi soltanto in ipotesi che sono in qualche modo di carattere eccezionale, essenzialmente nelle ipotesi di reato. Rispondendo alla stessa logica del danno biologico, nel tentativo di sfuggire alle cesoie dell’art. 2059 cod. civ., certa giurisprudenza, specie di merito, ed una parte progressista della dottrina hanno cercato di superare i limiti posti alla risarcibilità del danno non patrimoniale creando la figura del danno esistenziale. Esso sarebbe, quindi, un danno-evento alla stregua del danno biologico, risarcibile in base al combinato disposto degli articoli 2043 cod. civ. e 2 Cost.. Pertanto, allargando la costruzione del danno biologico ad altri diritti fondamentali della persona, si è cercato di costruire un più ampio genus del danno personale o del danno esistenziale inteso come danno-evento di cui il danno biologico ne rappresenti una species. Per mera completezza, si avverte il lettore che la categoria del danno non patrimoniale ha conosciuto di recente una radicale e profonda rivisitazione da parte della giurisprudenza (Cass. 7281/2003, Cass. 7282/2003, Cass. 7283/2003, Cass. 8828/2003 e Corte Cost. 233/2003), di modo che tutto quanto finora detto in punto di danno morale, danno biologico e danno esistenziale sembra ormai appartenere inesorabilmente al passato. Di tale revirement giurisprudenziale si darà ampiamente conto in un prossimo contributo.

Dott. Ascanio Caruso



Scrivete all'amico
Frizzo

Le risposte
del
Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Oggetti smarriti
Newsletter
F.A.Q.