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I nuovi confini del danno non patrimoniale alla luce delle recenti pronunce giurisprindenziali.

La Suprema Corte di Cassazione, con delle recenti pronunce del maggio 2003 (nn. 7281, 7282, 7283, 8827 e 8828), ha rivoluzionato radicalmente il tradizionale assetto della risarcibilità dei danni alla persona, in particolare per quanto concerne gli aspetti non reddituali: danno morale, danno biologico e danno esistenziale.
Il problema di fondo da cui muove la Corte è rappresentato dalla insufficienza dell’art. 2059 c.c., tradizionalmente inteso quale mero turbamento transeunte del soggetto (c.d. pecunia doloris), a garantire un’adeguata tutela ai diritti fondanti della personalità di cui all’art. 2 Cost. che non si risolvano in un danno di natura patrimoniale e che, al tempo stesso, non possano essere ricondotti al danno morale soggettivo, essendo limitato, quest’ultimo, ai soli casi in cui il danno sia conseguenza immediata e diretta di un fatto costituente reato e di cui il danneggiato dovrà fornire la prova piena degli elementi costitutivi, senza potersi avvalere, a tal fine, di tecniche presuntive.
La Cassazione, rinunciando sostanzialmente alla introduzione della incerta categoria del danno esistenziale, ha cercato di risolvere la problematica innanzi denunciata attraverso un’attenta e rigorosa calibratura delle tradizionali categorie del danno patrimoniale e del danno non patrimoniale. L’assunto di base è rappresentato dal superamento dell’orientamento giurisprudenziale tradizionale (sia di merito che di legittimità) che faceva coincidere il danno non patrimoniale previsto dall’art. 2059 c.c. con il danno morale soggettivo. In altri termini viene sconfessata la ricostruzione del danno morale ex art. 2059 c.c. quale mera species del più ampio genus dei danni non patrimoniali (tra cui anche il danno esistenziale, il danno estetico, ecc.), finendo così per ricomprendere nel medesimo la risarcibilità dei danni non patrimoniali in senso lato.
In conclusione, per danno non patrimoniale - afferma la Cassazione - dovranno intendersi tutti quei danni che non hanno valenza economica, siano essi danni morali soggettivi che danni conseguenti alla lesione dei diritti della persona aventi natura non patrimoniale, quali ad esempio il diritto alla riservatezza, il diritto all’identità personale, i diritti alle relazioni familiari (tra cui l’ipotesi dei danni ai congiunti), ecc.. In ciò si sostanzia la nozione di danno non patrimoniale in senso lato.
La Corte di legittimità, dando un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., sembra caldeggiare, pertanto, il definitivo abbandono della categoria del danno esistenziale così come da ultimo prospettata dalla dottrina e dalla giurisprudenza più progressista, e ciò in quanto mera superfetazione di una categoria dogmatica già di per sé sufficiente a completare il quadro del sistema risarcitorio a base del nostro ordinamento.
A completamento di quanto innanzi riferito, rileva infine il superamento degli stretti limiti probatori cui l’art. 2059 c.c. veniva assoggettato in punto di risarcimento danni. Assume la Suprema Corte che ai fini della risarcibilità del danno non patrimoniale, ex artt. 2059 c.c. e 185 c.p., non osta più il mancato positivo accertamento della colpevolezza dell’autore del danno, se solo essa possa ritenersi sussistente in ragione di una presunzione di legge (come nei casi di cui agli artt. 2051 e 2054 c.c.) e se , ricorrendo in astratto la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato.

Dott. Ascanio Caruso



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