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Come funziona la Giustizia Penale
a cura dell'Avv. Antonio Dello Preite

A volte ci capita di vedere, in qualche telegiornale, servizi su fatti di cronaca giudiziaria che ci lasciano più o meno allibiti: vedi, ad esempio, i recenti arresti ordinati dall’Autorità Giudiziaria per il caso Parmalat, oppure la cattura di un latitante o il sequestro di un’azienda. C’è una folla di giornalisti e c’è una persona in manette sottobraccio a due carabinieri che tenta, invano, di coprirsi la faccia con la giacca o con un giornale. La Giustizia Penale si è messa in moto: sono state infrante delle leggi e qualcuno ha commesso un reato. Ma come funziona la macchina della Giustizia?
Per me che sono un avvocato penalista la cosa è abbastanza scontata, ma per il cittadino della strada certi fatti o risultati non sono sempre comprensibili. Cercherò, quindi, di spiegare per grandi linee come si muove la complessa macchina della Giustizia penale e, successivamente, tornerò a precisare altri aspetti più specifici.
Tanto per cominciare, deve essere commesso un reato (cioè un comportamento che la legge vieta e punisce con una pena) e questo reato deve venire a conoscenza di chi è preposto a mettere in moto la complessa macchina della Giustizia Penale: il Magistrato del Pubblico Ministero (più brevemente noto come PM) che è il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale. Ad esempio: Tizio e Caio commettono una rapina in danno di Sempronio che denuncia la cosa ai Carabinieri dando una sommaria descrizione dei due malviventi; i militi fanno rapporto al PM denunciando il reato. Iniziano così le cosiddette “indagini preliminari”: il PM apre un fascicolo, per il momento “contro ignoti”, e delega i Carabinieri a svolgere accertamenti su questo reato.
Passa del tempo, i militari acquisiscono una serie di notizie ed individuano Tizio e Caio quali possibili autori della rapina; chiamano Sempronio che li riconosce tramite le foto segnaletiche : il tutto viene riferito con rapporto al PM. A questo punto, pare che vi siano sufficienti indizi di colpevolezza a carico dei due ed il nostro PM li iscrive nel registro degli indagati e chiede al Giudice per le Indagini preliminari (il cosiddetto GIP) l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il GIP accoglie la richiesta ed emette l’ordinanza custodiale: Tizio e Caio vengono arrestati e condotti al più vicino carcere, restando a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e nominano, come loro diritto, un avvocato per la loro difesa. Comincia così il procedimento penale a carico di Tizio e Caio, indagati per rapina aggravata in danno di Sempronio. Essi non saranno ritenuti colpevoli sino alla sentenza definitiva di condanna e cioè fino a quel momento essi sono presunti innocenti: questo è un principio sancito dall’art. 27 della nostra Costituzione.
Il nostro processo penale è di tipo accusatorio e consta di due grandi fasi: la prima è costituita dalle fase delle indagini preliminari e la seconda dalla fase del dibattimento (il processo vero e proprio dove si acquisiscono le prove in contraddittorio). Nella prima fase (quella delle indagini), i soggetti sono: 1) il PM che è il promotore dell’azione penale quando ha la notizia che un reato è stato commesso e deve svolgere le relative indagini; 2) l’indagato - e cioè il soggetto nei cui confronti vengono svolte le indagini - il quale ha diritto di essere informato dal PM con il cosiddetto avviso di garanzia e di nominare, quindi, un difensore; 3) il GIP che garantisce i diritti dell’indagato e del PM con funzione di terzietà rispetto ai due.
Alla fine delle indagini, il PM accumula tutte la fonti di prova raccolte e, se le ritiene sufficienti per sostenere l’accusa, esercita l’azione penale e chiede al GIP la fissazione dell’Udienza preliminare affinché sia disposto il rinvio a giudizio degli indagati che, da quel momento, non sono più tali ma diventano imputati oppure, se non sono sufficienti, chiede al GIP l’archiviazione. Se l’archiviazione viene accolta, il processo finisce lì. Se c’è la richiesta di fissazione dell’udienza preliminare, il Giudice la fissa e quel giorno, in Camera di Consiglio (non si tratta, cioè, di un’udienza pubblica), compaiono il PM e l’imputato con il suo Difensore : da quel momento la persona offesa dal reato (nel caso che dicevo prima è Sempronio che ha subito la rapina da parte di Tizio e Caio) può costituirsi parte civile tramite un suo avvocato per essere risarcita dei danni subiti. Il PM insiste per il rinvio a Giudizio, il Difensore evidenzia elementi a favore dell’imputato ed il Giudice, se accoglie la richiesta del PM, rinvia a giudizio l’imputato innanzi al Giudice che celebrerà il processo ad un certa udienza; se, invece, accoglie la tesi del difensore, pronuncia sentenza di non luogo a procedere ed il processo finisce lì.
Nell’udienza preliminare l’imputato può chiedere la definizione del processo tramite i cosiddetti “riti alternativi”, cioè tramite il rito abbreviato o tramite l’applicazione di pena (il cosiddetto patteggiamento). Di queste fasi parlerò in altra sede. Il giorno fissato per l’udienza, l’imputato si presenta col suo Avvocato all’udienza pubblica al fine di essere giudicato del reato contestatogli dal PM. Vengono richieste delle prove - ad esempio testimoni, periti - sia dal PM, sia dall’imputato e sia dalla parte civile: la causa può durare una o più udienze. La cosa importante è che solo in questa sede si formano le prove in contraddittorio tra tutte le parti.
Ad esempio: se un testimone ha visto Tizio e Caio rapinare Sempronio e questo è stato sentito soltanto dai Carabinieri durante le indagini, siamo di fronte soltanto ad una “fonte di prova”, ma non alla prova vera e propria che si svolge nel regolare contraddittorio delle parti davanti ad un giudice terzo ed imparziale. Questo significa che il testimone non ha deposto anche davanti al difensore che, nell’interesse dei suoi assistiti, può controinterrogarlo per verificare che la sua testimonianza sia genuina ed attendibile e non, ad esempio, insufficiente perché questi è insicuro o non è certo di aver riconosciuto gli imputati eccetera.
Alla fine viene svolta la discussione finale: parla per primo il PM che svolge la sua requisitoria chiedendo le pene di giustizia se ritiene colpevole l’imputato, o la sua assoluzione se, dall’acquisizione delle prove, egli stesso le ritiene insufficienti o inidonee per una richiesta di condanna. Prende la parola il difensore della parte civile e quindi il difensore degli imputati che faranno le rispettive arringhe. La parola spetta per ultimo all’imputato se questi la chiede. I Giudici vanno in camera di consiglio e dopo la decisione emettono la sentenza di condanna o di assoluzione, leggendo il dispositivo: dopo alcuni giorni depositeranno la motivazione.
È, questa, la sentenza di 1° grado che è impugnabile entro i termini di Legge da parte di chi (PM o imputato) non sia soddisfatto della pronuncia.
Contro quella sentenza, chi ha interesse può proporre appello (e quindi l’imputato, se è stato condannato ed il PM se l’imputato è stato assolto). Si redige l’atto di appello con il quale vengono esposti i motivi secondo i quali si ritiene che la sentenza di 1° grado sia errata. Dopo un certo tempo viene chiamata la causa innanzi alla Corte d’appello competente ed anche qui c’è una sentenza che può confermare quella di primo grado oppure riformarla (e cioè cambiarla) in tutto od in parte. Questa è la sentenza di 2° grado. Anche qui, sia l’imputato che il PM (che innanzi alla Corte d’Appello si chiama Procuratore Generale o PG) possono ulteriormente impugnare innanzi alla Corte di Cassazione. Nello stesso modo, qui, viene fissata un udienza e la Corte può accogliere in tutto o in parte il ricorso oppure rigettarlo. Se il ricorso viene accolto, la Corte di Cassazione annulla (donde il nome: “cassare” che significa cancellare, annullare) la sentenza di 2° grado ed il fascicolo torna alla Corte d’Appello affinché il processo sia celebrato nuovamente, ovviamente davanti a Giudici diversi.
Se il ricorso viene rigettato, la sentenza della Corte d’Appello è confermata e la sentenza diventa irrevocabile (come si dice in gergo essa è “definitiva”). Se l’imputato fu assolto, la sua innocenza si ritiene ormai definitiva. Se, invece, egli fu ritenuto colpevole, non è più presunto innocente, ma da imputato diventa condannato e deve espiare la pena inflittagli. In quest’ultimo caso gli atti vengono trasmessi al Procuratore della Repubblica competente che emette ordine di carcerazione.
Questo è, per grandissime linee, lo svolgimento di un processo penale. Ritornerò ad illustrare altri grandi temi del processo penale quali, ad esempio, il giusto processo, i riti alternativi, i benefici che sono concessi ai detenuti, le misure di prevenzione eccetera. Spero solo di non averVi annoiato ! Per il momento è tutto e Vi saluto cordialmente.

Avv. Antonio Dello Preite



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