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L'Avv. Antonio Dello Preite assente, per protesta, alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario a Bari
Scrive le motivazioni della protesta in una lettera inviata al Presidente della Corte d'Appello di Bari

Lucera, 13.01.2005 - Il 10 gennaio l'Avv. Dello Preite, in qualità di Presidente della Camera Penale di Lucera, ha trasmesso una lettera, che pubblichiamo integralmente, al Presidente della Corte d’Appello di Bari, il dott. cons. Giacinto de Marco, che lo aveva invitato a presenziare alla cerimonia di inaugurazione dell‘Anno Giudiziario a Bari per il giorno 15 gennaio 2005. «Nella mia missiva - ha riferito l'Avv. Dello Preite - sono sinteticamente esposte le motivazione della mia assenza per protesta».

La lettera

«Illustrissimo Signor Presidente,
ho ricevuto il Suo cortese invito alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si terrà in Bari il giorno 15 gennaio p.v. e, a nome della Camera Penale di Lucera che ho l’onore di rappresentare, La ringrazio sentitamente.
Tuttavia, debbo comunicare che, per protesta, non ci sarò a fronte delle motivazioni che vado ad illustrare.
Uno dei pochi aspetti della riforma dell’Ordinamento Giudiziario, non avversato dal sindacato dei magistrati né censurato dal Presidente della Repubblica, riguarda la modifica delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario dinanzi la Corte di Cassazione, ove oggi è unico relatore sullo stato della giustizia il Rappresentante dell’accusa.
L’Unione delle Camere Penali Italiane aveva da tempo contestato questo privilegio concesso all’Organo di accusa, per di più nell’inconcepibile silenzio della difesa oltre che dello stesso giudice, denunciando questa anomalia quale “retaggio del passato” risalente all’epoca in cui il Pubblico Ministero,posto sotto la direzione del ministero di grazia e giustizia”, era “il rappresentante del potere esecutivo presso l’autorità giudiziaria”. Peraltro, non si era mancato di rilevare che, in tal modo - a causa dell’abnorme attenzione mediatica tributata a questa parata - viene anche iconograficamente trasmesso ai cittadini un messaggio deviante, secondo cui la più autorevole autorità giudiziaria sarebbe nel nostro sistema il rappresentante dell’Accusa.
Per questo lo scorso anno, unitamente alle altre componenti associative e istituzionali dell’Avvocatura, gli Avvocati penalisti si rifiutarono di conferire ulteriore legittimazione, con una presenza meramente formale, alla relativa cerimonia. A conclusione del documento diffuso in quell’occasione, invitammo i responsabili ad abolire la cerimonia o a modificarne radicalmente le forme, adeguandole ai principi della legalità costituzionale.
Per vero il legislatore, nella nuova formulazione dell’art. 86 O.G., aveva correttamente stabilito che la relazione fosse resa dal Primo Presidente della suprema Corte, e che alla cerimonia intervenissero i rappresentanti dell’Accusa e della Difesa. Ci aspettavamo, pertanto, che il C.S.M., pur non essendo ancora in vigore il nuovo regime, eliminasse comunque questa stravaganza dal cerimoniale, come era nei suoi poteri, se non altro estendendo al Giudice e all’Avvocato il diritto di esporre le rispettive opinioni, ciò che del resto avviene in sede distrettuale.
A quanto pare, invece, chi si ostina a protrarre un rituale sorpassato vuole ancora un’Avvocatura silente nell’ossequioso ascolto di un’esposizione dei malanni giudiziari ad opera del solo Organo d’accusa e ineluttabilmente partigiana, in cui si invocheranno ancora la “velocità” e l’efficienza del processo, a scapito del diritto dell’imputato alla sua “ragionevole durata” e alle altre garanzie difensive.
Gli avvocati penalisti saranno dentro i palazzi di giustizia, a ricordare a quanti rischiano di dimenticarsene che il processo è giusto solo dinanzi a un Giudice “terzo”, che dunque adempia al suo ministero in posizione di vera equidistanza dalla Difesa e dall’Accusa, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e dei principi costituzionali.
Voglia gradire il nostro saluto e gli auguri di buon lavoro.»

Avv. Antonio Dello Preite



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