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La patente a punti
Scopriamo meglio cosa stabilisce la legge se ci si trova a dover fare i conti con l'applicazione delle nuove norme in merito

Lucera, 20.07.2005 - Questo è un punto dolente per noi automobilisti. Fino a poco tempo fa potevamo scorrazzare a duecento all’ora per le strade d’Italia e, nella peggiore delle ipotesi, se beccati dalla Stradale, la cosa veniva risolta con una multa salata: qualche ora di dispiacere per la cospicua somma versata all’Erario e poi via! Un affondo sull’acceleratore e arrivederci alla prossima multa, con la pia illusione che, avendone avuta una di recente, per la legge probabilistica dei grandi numeri, il dolore sarebbe toccato a qualcun altro e non più a noi.
Ironia a parte, le automobili sono tante, gli incidenti tantissimi, i morti migliaia all’anno (e non parliamo dei feriti, più o meno gravi): il tutto costa allo Stato e alle imprese assicuratrici milioni e milioni di euro all’anno.
Dopo varie edizioni del decreto legislativo 30 aprile 1992 n° 285, altrimenti noto come Codice della Strada (CdS), rimaneggiato tante volte (e lo sarà ancora), il 30 giugno 2003 è entrato in vigore l’art. 126-bis che reca l’intestazione “patente a punti”.
Non c’è bisogno che vi spieghi come funziona la patente a punti, ma se vi fosse qualcuno non patentato (oppure patentato, ma ancora con la testa tra le nuvole), spiego brevemente il concetto.
Il nostro Codice della Strada prevede che ogni patentato, nuovo e vecchio, ha a sua disposizione 20 punti: c’è un’anagrafe nazionale dove ognuno ha il suo fascicolo, nel quale vengono annotate le perdite di punti a seguito di violazioni al CdS.
Attenzione! Non tutte le violazioni al CdS producono perdita di punti, ma solo alcune, quelle espressamente previste nella tabella allegata all’art. 126-bis.
Per una perdita di punti, quindi, è necessario compiere quella violazione espressamente prevista in tabella. Non solo! I punti da decurtare sono espressamente previsti dalla tabella e non possono essere capricciosamente applicati dagli agenti accertatori nella misura da loro voluta.
Faccio un esempio: se corro a 200/Kmh, la polizia non mi può applicare la decurtazione di 20 punti, perché la norma prevede una decurtazione di 10 punti. Se lascio la mia automobile in divieto di sosta, il Vigile urbano non può applicarmi la decurtazione di 3 punti perché gli sono antipatico, in quanto la norma non prevede alcuna decurtazione.
Si badi bene, inoltre, che la perdita di punti è una sanzione accessoria. Cosa vuol dire? Che la sanzione principale è una pena pecuniaria prevista da ogni norma del Cds che viene violata.
Ad esempio, nel caso di superamento dei limiti di velocità di oltre 40/Kmh, l’art. 142, comma 9° CdS prevede una sanzione principale come pena pecuniaria da un minimo di euro 357 ad un massimo di euro 1.433 e le sanzioni accessorie, che sono la sospensione della patente di guida da un mese a tre mesi e la perdita di 10 punti: in alcuni casi, poi, la violazione di specifiche norme di comportamento determinano la commissione di un reato vero e proprio e, quindi, il deferimento all’Autorità Giudiziaria (ad esempio, la guida in stato di ebbrezza è punita con la pena dell’arresto fino ad un mese e con l’ammenda da euro 258 ad euro 1.032 e con le sanzioni amministrative della decurtazione di 10 punti e della sospensione della patente da 15 giorni a tre mesi).
Per chi è neo patentato (cioè chi è patentato da tre anni), poi, i punti raddoppiano.
Adesso non sto a tediarvi con questo o quell’articolo del CdS, perché le ipotesi sono tante, anche se alcune sono note ed altre meno: sapete tutti che superare il limite di velocità di oltre 40/Kmh, non allacciarsi la cintura di sicurezza, fare un sorpasso in curva o non fermarsi allo Stop, comporta notevole decurtazione di punti. Vi sono altre ipotesi, in cui si può perdere anche un solo punto. Ad esempio l’art. 153, comma 11° CdS prevede che per l’uso improprio dei dispositivi di segnalazione luminosa (es. accendere i fendinebbia senza che vi sia la nebbia) sia applicata una sanzione amministrativa da 35 a 143 euro e la decurtazione di 1 punto.
In ogni caso, qualora vi siano più violazioni, non si possono superare i quindici punti. 
Tuttavia, questo sistema ha calmato (solo un po’) i bollenti spiriti di noi automobilisti italiani, perché il deterrente maggiore è la minaccia di non far più guidare un auto/moto o veicolo ai più incalliti trasgressori: ognuno può notare che siamo tutti un po’ più attenti ad allacciare le cinture e a tenere il piede un po’ più “leggero” sull’acceleratore.
Ma a volte il lavoro incalza, bisogna fare presto e un autovelox ci immortala in una bella fotografia alla velocità di 182/kmh: un avvocato, che deve tornare da Bari, dove ha pregato il Presidente della Corte d’Apello di chiamare per primo il suo processo perché deve tornare a Lucera, qui, nella mattinata (dove ha pregato il Presidente del Tribunale di chiamare per ultimo il suo processo), non guida certamente a 90/Kmh.
Potrei fare l’esempio di un commesso viaggiatore, di un imprenditore, di un autotrasportatore, di gente che, con la propria autovettura, comunque, ci lavora.
Ed allora, se già ci hanno tolto 5 punti e ci arriva la notifica di altri 15 punti ed abbiamo raggiunto la fatidica soglia dei 20 punti, potrete constatare come per quell’avvocato o quell’autotrasportatore, la revoca della patente assume i toni di una vera e propria tragedia, perché non può più gestire direttamente il proprio lavoro, e questo significa perdite economiche vere e proprie.
Che fare? Tenete presente che lo stesso CdS prevede il ricorso all’Autorità amministrativa (ricorso al Prefetto) o a quella Giudiziaria (ricorso al Giudice di Pace del luogo dell’accertata violazione) entro termini stringati dalla notificazione delle violazioni (sessanta giorni).
Ovviamente sarà il proprio Legale di fiducia a redigere l’atto di opposizione e, allo stato, si ottengono buoni risultati per quanto riguarda la rideterminazione delle sanzioni e soprattutto la decurtazione dei punti.
Se, ad esempio, la persona che aveva già perso in precedenza 5 punti impugna la decurtazione dei successivi 15 ed ottiene, a seguito di ricorso, la decurtazione di 10 punti, ha già risolto il suo problema perché conserva ancora 5 punti e non gli ritirano la patente.
Altro punteggio, poi, con la frequenza agli speciali corsi tenuti dalle Autoscuole, consentono il recupero di altri 6 punti.
Se poi si tiene “buona condotta”, i titolari dei 20 punti acquistano, per ogni anno, un “bonus” di 2 punti sino ad un massimo di 10.
Concludendo, dobbiamo abituarci tutti ad una guida più prudente e ad un maggior rispetto delle norme che, alla fin fine, sono emanate per una maggior sicurezza e per la tutela della nostra ed altrui incolumità.
Spero di aver fugato qualche piccolo dubbio. A risentirci su “Il Frizzo”.

Avv. Antonio Dello Preite



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