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Il gratuito patrocinio. Un grande traguardo civile e giudiziario
«Credo che sia giusto dare risalto a quelli che sono i pilastri di questa importantissima Legge, molte volte del tutto sconosciuta a tanta gente che, invece, potrebbe beneficiarne»

Lucera, 01.11.2005 - Non piace a nessuno affrontare una controversia giudiziaria, specie se quel qualcuno è un lavoratore saltuario, un disoccupato o un pensionato che riesce, a malapena, ad arrivare alla fine del mese.
Il problema di dover sborsare somme per spese, onorari d’avvocato, acconti e quant’altro occorre per una causa, è sempre stato un problema e, sino a non molto tempo fa, solo chi “aveva i soldi” poteva permettersi di “avere giustizia”.
Da questo conseguiva che moltissimi cittadini, pur avendo tutte le ragioni di questo mondo, non potendo permettersi un avvocato, dovevano subire senza poter profferire parola: immaginate cos’era la vita non molto tempo fa dalle nostre parti e se il bracciante, il mezzadro o l’operaio potevano avere l’ardire di citare in giudizio il padrone o il latifondista… Ma neanche a pensarci!
Alcune cose cambiarono con la legislazione fascista e di questo si occuparono anche i Padri della nostra Costituzione, varata nel lontano 1948, i quali statuirono nell’art. 24, 3° comma, che: sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e per difendersi davanti ad ogni giurisdizione…”
Sino al 2002 (ebbene sì, abbiamo dovuto attendere ben… 57 anni!), la cosa è stata disciplinata come una forma di beneficenza fatta dall’Ordine degli Avvocati nella materia civile: il poveraccio che non poteva permettersi un avvocato rivolgeva un’ossequiosa istanza alla relativa Commissione che, a sua volta, dava l’incarico ad un avvocato (che non poteva essere scelto dal richiedente) di assistere questo cittadino di terza categoria. Nella materia penale c’era la figura del “difensore d’ufficio”, un avvocato presente in aula che “doveva prestare gratuitamente” la sua opera per l’imputato privo di difensore e che ha ispirato tante caricature nella letteratura e nel cinema (si pensi al famosissimo “Un giorno in Pretura”).
Finalmente, nel 2002, con il DPR n° 115 del 30.05.02, che riorganizzava la materia delle spese di Giustizia, veniva introdotto un apposito capo riguardante “il patrocinio dei cittadini non abbienti a spese dello Stato”: si attuava per la prima volta il dettato costituzionale.
Queste disposizioni non sono proprio il massimo che si potrebbe richiedere da una legge del genere, ma sono certamente un buon inizio, perché rappresentano un passo avanti nel progresso di una Società.
È stato autorevolmente detto (da Henry Ford, se non sbaglio) che il vero progresso si attua quando i benefici sono per tutti e non per alcuni, perché in questo caso si avrebbe solo un privilegio.
Questa è una legge che soddisfa i requisiti del progresso e non del privilegio.
Se debbo citare in giudizio la FIAT o difendermi da un’accusa di omicidio, oppure ricorrere al TAR contro il Comune perché mi ha espropriato l’unico pezzetto di terra che ho tanto faticosamente acquistato, oppure debbo contrastare il Fisco che mi ha notificato una cartella esattoriale ingiusta, ebbene oggi io, cittadino non abbiente (o, con un vecchio termine, povero, se preferite) posso andare dall’avvocato che più mi piace e conferirgli il mandato difensivo: non dovrò sborsare un centesimo né per le spese, né per i suoi onorari e per quelli dell’eventuale consulente tecnico (commercialista, ingegnere, agronomo ecc.) che mi assiste.
Ma quali sono i requisiti per accedere a tale beneficio? È semplice.
È considerato cittadino non abbiente colui il quale ha dichiarato un reddito imponibile (è a quello che bisogna far riferimento, non a quello lordo) non superiore ad euro 9.296,22 (le vecchie 18 milioni di lire) nell’anno precedente a quello in cui fa l’istanza. Ad esempio, se faccio l’istanza adesso, debbo far riferimento al reddito del 2004.
Questo reddito, tuttavia, deve essere quello di tutta la famiglia anagrafica, e cioè la somma di tutti i redditi dei soggetti che si trovano nello stato di famiglia. Ad esempio, il padre percepisce 4.500 euro di reddito, la madre 3.500, i 2 figli non percepiscono nulla: il reddito, essendo complessivamente di 8.000 euro, fa rientare il richiedente (padre, madre o ciascuno dei figli) nell’ambito del beneficio. Questo non è proprio il massimo, perché bisognerebbe far riferimento al reddito individuale e non a quello collettivo: ad ogni modo è un buon inizio.
Come si fa ad accedere al beneficio? È presto detto. Colui che deve accedervi deve redigere una semplice istanza (e questo lo fa materialmente l’avvocato al quale la persona si rivolge), indicando: 1) il proprio nome, il cognome, la data di nascita, la residenza e il codice fiscale; 2) i dati come sopra dei conviventi, così come risultanti nello stato di famiglia; 3) una autocertificazione attestante che il proprio reddito imponibile e quello dei componenti lo stato di famiglia rientra nel limite dei 9.296,22 euro annui (per le sole cause penali il reddito viene elevato di 1.032,91 per ogni persona presente nello stato di famiglia, escluso il richiedente); 4) il proprio impegno a comunicare le variazioni di reddito che potrebbero influire sulla concessione del beneficio, sino a quando il processo non sia definito.
Per quanto riguarda le cause civili, la domanda va rivolta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territorialmente competente presso l’Ufficio del Giudice che deve trattare la causa (ad es. da Lucera debbo far causa a Tizio innanzi al Tribunale di Trani? L’ istanza va rivolta, allora, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trani) e deve valutare la non temerarietà dell’azione e che le ragioni addotte dall’istante siano fondate.
Per le cause penali, la domanda si rivolge al Giudice che sta procedendo in quel momento.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati o il Giudice, valutata la bontà formale dell’istanza, sulla base di quanto dichiarato, ammette provvisoriamente l’interessato al beneficio.
Attenzione però. Tutto il carteggio viene trasmesso al locale Ufficio delle Entrate, che, tramite la Guardia di Finanza, accerta se il reddito indicato è vero o falso. Qualche furbo potrebbe fare delle autocertificazioni non veritiere per godere illecitamente del beneficio: la cosa viene punita con la reclusione da uno a cinque anni e con una multa salata.
Verificata la veridicità dell’istanza, l’Ufficio delle Entrate da’ l’O.K. e, alla fine di ogni fase del procedimento, l’Avvocato redige le propria parcella e la sottopone al Giudice, chiedendone la liquidazione.
Il Giudice, fatto qualche taglio più o meno profondo qua e là, decreta la somma da riconoscere all’Avvocato ed il Cancelliere predispone il mandato di pagamento per la riscossione all’Ufficio Postale, ovviamente previo deposito di regolare fattura da parte del Professionista.
Il beneficio prevede, quindi, che il cittadino non abbiente non debba versare un solo centesimo né per gli onorari né per le spese. Il suo Avvocato esibirà, ove richiesto, il decreto di ammissione e non pagherà iscrizione a ruolo, marche da bollo, diritti di notifica, di copia ecc.
Ovviamente, il cittadino non abbiente potrà avvalersi dell’opera di un solo Avvocato: se nomina un secondo Legale, il beneficio, da quel momento, viene sospeso.
Ancora. Se il Giudice riceve negativa segnalazione degli Organi accertatori, revoca il beneficio.
Questo è uno dei punti meno felici della Legge, perché capita di sovente che l’Avvocato inizia il suo lavoro, lo svolge per anni ed alla fine il Giudice revoca il beneficio con effetto retroattivo. Lo Stato (com’è giusto) si autotutela, ma lo fa a danno (scusate il campanilismo) dell’Avvocato, che, a questo punto, non viene pagato da nessuno ed ha lavorato gratis et amore dei.
Questo (lo dico a gran voce) è un fatto palesemente ingiusto, perché è come se la FIAT, ricevuta la contestazione su una partita di automobili difettose, negasse il salario agli operai che le hanno assemblate.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma credo che sia giusto dare risalto a quelli che sono i pilastri di questa importantissima Legge, molte volte del tutto sconosciuta a tanta gente che, invece, potrebbe beneficiarne.
Anche per questa volta è tutto. A risentirci e buona navigazione su “Il Frizzo”.

Avv. Antonio Dello Preite
E-mail: studio@avvdellopreite.it
Internet: www.avvdellopreite.it



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