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Questione: alcuni aspetti della disciplina delle intercettazioni di conversazioni e comunicazioni
A tutela della propria riservatezza, i soggetti interessati, quando la documentazione non è necessaria  ai fini della prosecuzione del procedimento,  possono chiederne la distruzione

Lucera, 28.06.2006 - Le intercettazioni rientrano tra i mezzi di ricerca della prova della commissione di alcuni reati. La legge processuale penale disciplina dettagliatamente sia i presupposti che il procedimento di ammissione ed esecuzione delle relative operazioni.
Appare opportuno, innanzitutto, richiamare la definizione più comune di “intercettazione” data dalla giurisprudenza e dalla dottrina, ovvero: “la captazione, ad opera di terzi, mediante ascolto diretto e segreto attuato con l’ausilio di strumenti meccanici o elettronici, idonei a superare le normali capacità dei sensi, di comunicazioni o conversazioni riservate”.
Di norma può essere consentita l’intercettazione di conversazioni intercorrenti tra persone presenti in un dato luogo oppure di comunicazioni effettuate a distanza (ad esempio per mezzo del telefono).
L’intercettazione di conversazioni tra persone presenti in un dato luogo è vietata se le conversazioni vengono svolte nei luoghi previsti dall’art. 614 c.p. (ovverosia nelle abitazioni o in altro luogo di privata dimora). Tale regola però subisce delle eccezioni nel caso in cui sia in corso un’attività criminosa (ad esempio vi sia fondato motivo di ritenere che in un luogo di privata dimora si stia perpetrando un reato abituale come può essere lo sfruttamento della prostituzione) oppure si svolgano indagini attinenti a delitti di criminalità organizzata.
Di certo non sono consentite le intercettazioni di comunicazioni o conversazioni dei difensori e dei consulenti tecnici, neppure quelle intercorrenti tra i predetti ed i propri assistiti. Non sono consentite non significa che non possano essere realizzate, bensì che non potranno essere generalmente utilizzate. Restano utilizzabili però come prova della commissione di reati di subornazione o intimidazione di testimoni.
Le intercettazioni di comunicazioni o di conversazioni possono essere autorizzate, dal Procuratore Della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo del distretto in cui si trova il soggetto nei cui confronti si svolgono indagini, anche in via preventiva, quando sia necessario per l’acquisizione di notizie concernenti la prevenzione di delitti commessi per finalità di terrorismo, di eversione dell’ordinamento costituzionale oppure di associazione sovversiva, di formazione e partecipazione ad una banda armata, di associazione per delinquere e di tipo mafioso, di riduzione in schiavitù, di prostituzione e pornografia minorile, di tratta di persone, di acquisto ed alienazione di schiavi e sequestro di persona a scopo di estorsione.
Fuori dalle esigenze specifiche di prevenzione dei reati summenzionati, è consentita l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione, al fine della repressione dei seguenti reati:

1. delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni;
2. delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni;
3. delitti concernenti sostanze  stupefacenti o psicotrope;
4. delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
5. delitti di contrabbando;
6. reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo della persona col mezzo del telefono.

In tali casi l’autorizzazione è concessa dal Giudice per le indagini preliminari, al Pubblico Ministero richiedente, con decreto motivato, quando sussistono gravi indizi di reato e siano assolutamente necessarie ai fini della prosecuzione delle indagini. Nel caso in cui, invece, si proceda per i delitti di criminalità organizzata è richiesta semplicemente la necessarietà dell’intercettazione e la sussistenza di sufficienti indizi di reato.
Ne consegue che le intercettazioni non sono utilizzabili per ricercare la prova della commissione di reati di minore gravità o privi di un collegamento specifico con l’uso delle tecnologie telecomunicative e, soprattutto, non possono essere autorizzate (fatte salve le su esposte ipotesi di intercettazioni presuntive destinate alla prevenzione di alcune fattispecie delittuose e quindi non alla repressione dei reati) se non sia già stata acquisita formalmente una notizia di reato.
Il Pubblico Ministero, (come sopra detto) previa autorizzazione del G.I.P., dispone quindi l’intercettazione con proprio decreto che indica le modalità e la durata delle operazioni. La durata delle intercettazioni non può superare i 15 giorni, prorogabili però, con decreto motivato del P.M., qualora permangano i gravi indizi di reato e ciò sia assolutamente necessario ai fini della prosecuzione delle indagini. Nel caso in cui si proceda per i delitti di criminalità organizzata l’intercettazione può protrarsi per periodi più lunghi (40 gg.) e il Pubblico Ministero mantiene una maggiore autonomia.  
In caso di urgenza, qualora il Pubblico Ministero abbia fondati motivi per ritenere che da un eventuale ritardo nella acquisizione di prove della commissione di reati possa derivare un grave pregiudizio alle indagini, può disporre l’intercettazione, con decreto motivato, senza autorizzazione preventiva del G.I.P.. Il detto decreto però dovrà essere comunicato non oltre le 48 ore al G.I.P., il quale entro le successive 48 ore dal provvedimento, decide se convalidarlo o meno. In caso negativo l’intercettazione non può essere proseguita e i relativi risultati non possono essere utilizzati. 
L’intercettazione viene eseguita personalmente dal Pubblico Ministero, o delegata a un Ufficiale di Polizia Giudiziaria, mediante registrazione delle comunicazioni intercettate e redazione del relativo verbale, in cui viene trascritto il contenuto delle comunicazioni. Normalmente le relative operazioni sono compiute per mezzo degli impianti installati presso gli uffici della Procura della Repubblica.
I verbali e le registrazioni vengono trasmessi immediatamente al Pubblico Ministero ed entro 5 giorni dalla conclusione delle operazioni sono depositati presso la segreteria ove rimangono per il tempo fissato dal P.M.. Qualora si ritenga che dal deposito possa derivare un grave pregiudizio per le indagini il G.I.P. autorizza il Pubblico Ministero a ritardarlo non oltre la chiusura delle indagini preliminari. Ai difensori delle parti è dato avviso che hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su nastro magnetico.
Le registrazioni e i verbali di cui è vietata l’utilizzazione vengono distrutti sotto il controllo del Giudice mentre quelli non inutilizzabili vengono di regola conservati anche se non sono stati acquisiti come prova.
A tutela della propria riservatezza, i soggetti interessati, quando la documentazione non è necessaria  ai fini della prosecuzione del procedimento,  possono chiederne la distruzione.
Le intercettazioni non possono essere utilizzate quando sono state disposte in violazione delle disposizioni legislative che ne disciplinano l’ammissione anche perché la Costituzione (all’art.15) garantisce la tutela della libertà è della segretezza di ogni forma di comunicazione. Tali beni giuridici, pertanto, possono subire limitazioni solo per effetto di un atto motivato dell’Autorità Giudiziaria e con le garanzie stabilite della legge.

Marco Pagliara
Avvocato del Foro di Lucera



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