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Questione: tollerabilità delle immissioni
Seppure non può affermarsi che vi sia una disciplina codicistica certa e inopinabile, sono stati elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza alcuni criteri idonei alla individuazione del limite di tollerabilità in questione

Lucera, 31.12.2006 - Ai sensi dell’art. 844 del codice civile non possono essere impedite, dal proprietario di un fondo, le immissioni di fumo o di calore, i rumori, gli scuotimenti, le esalazioni e simili propagazioni, provenienti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità.
La disciplina prevista dal succitato articolo è applicabile anche agli edifici condominiali e, più in generale, nei rapporti tra proprietari o titolari di diritti reali su beni immobili.
Non sussiste, quindi, il diritto di impedire qualsiasi immissione di fumo, rumore o calore proveniente dal fondo, dall’appartamento o dal giardino del vicino, ma esclusivamente il diritto di impedire le immissioni che superano la soglia della normale tollerabilità. Di conseguenza sorge il dovere di non immettere fumo, rumori, esalazioni, eccetera, nella proprietà di un vicino, solo quando queste superano il predetto limite.
È evidente, pertanto, che la nozione di normale tollerabilità delle immissioni costituisce la chiave della disciplina in esame.
Quando, allora, può dirsi che le immissioni superano la suddetta soglia e ledono, conseguentemente, il diritto del proprietario o del conduttore di un fondo o di altro immobile?
In primis è opportuno rilevare che per determinare la soglia in questione si deve avere riguardo (anche) allo stato dei luoghi. Ciò significa che il criterio della normale tollerabilità non è puramente oggettivo, ma va rapportato alla specifica situazione ambientale. Non sussiste, quindi, un limite di tollerabilità assoluto, giacché tale limite va individuato caso per caso, considerando la specifica “situazioni dei luoghi”, con particolare riferimento alle abitudini della gente, nonché alle attività normalmente esercitate nei vari contesti, urbani, abitativi o produttivi.
È ininfluente, però, la peculiare situazione soggettiva del destinatario delle immissioni. Così, se una persona è affetta da una grave malattia, non può pretendere che i propri vicini si astengano dal fare qualsiasi rumore. È stato (ad esempio) affermato che rientrano nell’ambito della normale tollerabilità quelle immissioni di modesta entità che siano oggettivamente innocue e sopportabili dall’uomo medio.
Seppure non può affermarsi che vi sia una disciplina codicistica certa e inopinabile, sono stati elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza alcuni criteri idonei alla individuazione del limite di tollerabilità in questione.
In particolare, per quanto concerne il rumore (o immissione acustica) la giurisprudenza ha elaborato il c.d. “criterio comparativo”, in base al quale si opera un raffronto tra il livello medio del rumore di fondo e il rumore risultante dalle immissioni acustiche. Se quest’ultimo rumore supera di oltre tre decibel il livello medio del rumore di fondo, si considera intollerabile. Tale accertamento viene eseguito, di norma nel corso di un giudizio civile, da un perito nominato dal magistrato che effettuerà una perizia fonometrica.
La casistica giurisprudenziale è comunque variegata, in quanto l’art. 844 c.c. è suscettibile di interpretazione estensiva e, quindi, trova applicazione in tutte le immissioni aventi carattere materiale. In alcuni procedimenti civili promossi innanzi agli uffici del Giudice di Pace è stata, infatti, richiesta l’inibitoria, tesa ad eliminare le cause delle immissioni, per le proiezioni di ombra e la caduta di frutti dagli alberi dei vicini, per le immissioni dei fumi delle autovetture parcheggiate su aree di pertinenza condominiale, per le immissioni odorose provenienti dal vicino che allevava animali o per lo stillicidio proveniente dai panni stesi.
I regolamenti condominiali, inoltre, possono legittimamente stabilire criteri più rigorosi, rispetto a quelli desumibili dalla norma testé citata, al fine di salvaguardare specifiche esigenze dei condomini.
Si segnala, infine, che il secondo comma, del succitato art. 844 c.c., stabilisce che l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con quelle della proprietà. L’interpretazione prevalente data dai giudici è nel senso di ritenere che il contemperamento delle esigenze proprietarie con quelle della produzione consente di elevare la soglia di tollerabilità delle immissioni, al fine di favorire l’attività produttiva rispetto a quella statica. In questi casi però, sebbene nella norma non sia stato esplicitamente previsto, viene riconosciuto dai giudici un indennizzo al proprietario del fondo il cui diritto è parzialmente sacrificato dalle esigenze della produzione.

Marco Pagliara
Avvocato del Foro di Lucera



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