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Cassazione: «I mass media possono denunciare gli errori delle toghe». Assolta l’Unione Sarda
Giusto richiamare l’attenzione sulla gravità dell’operato della magistratura

Roma, 25.09.2009 - È più che legittimo che i mass media «richiamino l’attenzione sulla gravità delle conseguenze dell’operato della magistratura» specie se una decisione «incide sulla libertà dei cittadini». La Corte di Cassazione da’ così il via libera alle critiche, indirizzate anche con «toni oggettivamente aspri e polemici» ai magistrati che sbagliano. In questo modo la V sezione penale (sentenza 37442) ha respinto il ricorso del pm Sergio De Nicola che si era sentito diffamato da un articolo pubblicato su un quotidiano nel giugno del ‘98 in cui si criticava il suo operato e soprattutto quello del giudice istruttore per avere «fatto ingiustamente arrestare nell’88 con un unico grave indizio Aldo Scardella perché ritenuto responsabile di omicidio e rapina». L’uomo, ricostruisce la sentenza di piazza Cavour, seppure avesse protestato la sua innocenza era stato tenuto in isolamento fino al suicidio. Va rilevato ancora che nei confronti del pm De Nicola il Csm non aveva preso alcun provvedimento mentre il giudice istruttore era stato sanzionato con la censura. Sulla vicenda L’Unione Sarda aveva pubblicato un articolo di forte denuncia dell’operato dei magistrati con espressioni «certamente forti e astrattamente idonee a ledere l’altrui onore ma utilizzate per descrivere le drammatiche sorti che portarono il detenuto al suicidio in carcere». L’autore dell’articolo era già stato assolto dall’imputazione di diffamazione aggravata dalla Corte d’Appello di Palermo nel gennaio 2008. Contro l’assoluzione il pm De Nicola ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le espressioni utilizzate non rientravano nell’esercizio del diritto di critica ed erano diffamatorie. Piazza Cavour ha bocciato il ricorso del magistrato e ha sottolineato che «è stato correttamente osservato che l’esercizio del diritto di critica, nella sua funzione discriminante, può esplicarsi con l’uso di toni oggettivamente aspri e polemici, specie quando abbia ad oggetto un tema di grave interesse pubblico». Inoltre, «le espressioni usate dal giornalista – ha rilevato ancora la Cassazione – sono pienamente adeguate alla gravità del fatto narrato e sono dirette non certo ad aggredire la sfera di umanità e moralità del magistrato, ma a richiamare l’attenzione sulla gravità delle conseguenze dell’operato della magistratura, laddove incide sulla libertà dei cittadini».
Insomma la denuncia aspra rivolta agli errori dei magistrati rientra nel «legittimo esercizio del diritto di critica».

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