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Cassazione: giusto denunciare gli eccessi dei politici
Libertà di critica nei confronti delle trasgressioni: la gente ha il diritto di sapere. «Se la politica, cioè l'arte di governare la Polis nell'esclusivo interesse della collettività, valica limiti fissati dalle regole, la critica non può non riferire e stigmatizzare il singolo fenomeno di anomalia, piccola o grande che sia la sua dimensione»

Roma, 04.11.2009 - Giusto denunciare gli eccessi dei politici. Smascherare le trasgressioni legate al mondo della politica, infatti rientra nel legittimo esercizio di pensiero riconosciuto e tutelato dalla Costituzione. Lo sottolinea la Cassazione secondo la quale «la critica non perde il suo carattere di esercizio del diritto di manifestare liberamente il pensiero nei confronti del potere politico, se diretta contro trasgressioni, contingenti o abitudinarie, da parte di detentori di tale potere, qualunque sia il campo della trasgressione».

Ecco perché la quinta sezione penale (sentenza 41767) ha annullato, «perché il fatto non costituisce reato», la condanna per diffamazione (600 euro di multa oltre a 5mila euro di danni morali) nei confronti di un consigliere comunale del Comune di Carceri, nel Veneto, reo, secondo i giudici dei due gradi precedenti, di avere diffuso un volantino in cui attribuiva al vicesindaco del Comune e assessore al Bilancio una condotta penalmente rilevante, sostenendo che quest'ultimo «avrebbe compiuto al fine di favorire la cognata affidandole l'incarico di responsabile del servizio finanziario».

Nel volantino, ricostruisce ancora la sentenza, non erano contenute offese al politico ma con la denuncia «l'assalto alla diligenza continua», il consigliere comunale aveva attribuito al vicesindaco la commissione di abuso d'ufficio. Denunciato, il consigliere Sergio Z. era stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Padova e, nel dicembre 2008 dalla Corte d'Appello di Venezia sulla base del fatto che la critica offendeva il vicesindaco «nella sua qualità di uomo politico».

Ora la Cassazione ha accolto il ricorso di Sergio Z. e, annullando la condanna per esercizio del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, ha sottolineato che «se la politica, cioè l'arte di governare la Polis nell'esclusivo interesse della collettività, valica limiti fissati dalle regole, la critica non può non riferire e stigmatizzare il singolo fenomeno di anomalia, piccola o grande che sia la sua dimensione». Tanto più, aggiungono gli ermellini riferendosi al caso in esame, che risulta «la corrispondenza al vero della notizia diffusa dallo scritto del consigliere comunale».

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