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Diritto

Le responsabilità del datore di lavoro nel contesto emergenziale da Covid-19
La violazione degli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 costituisce comunque illecito penale contravvenzionale, al di là del verificarsi o meno di un infortunio e quindi di caso di contagio da Covid-19

Lucera, 03.05.2020 - Il contagio da Coronavirus in ambito lavorativo è considerato alla stregua di un infortunio sul lavoro, meritevole di copertura assicurativa da parte dell’INAIL (così articolo 42, comma 2, D. L. n. 18 del 17 marzo 2020).
L’INAIL, infatti, ha chiarito, con la circolare n. 13 del 3 aprile 2020, che le malattie infettive (come il contagio da Covid-19) sono inquadrabili nella categoria degli infortuni sul lavoro. La copertura assicurativa, però, è riconoscibile al lavoratore a condizione che la malattia sia stata contratta durante e in occasione dell’attività lavorativa, il cui relativo onere probatorio è a carico dell’assicurato. Fanno eccezione le categorie professionali ad elevato rischio, come ad esempio gli operatori sanitari, gli operatori dei front-office, i cassieri e gli addetti alle vendite/banconisti, per i quali l’INAIL ha introdotto una presunzione semplice di contagio d’origine professionale, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico dei datori di lavoro.
Ne consegue che il datore di lavoro è esposto alla responsabilità penale, punita e prevista dagli artt. 589 c.p. (omicidio colposo) e 590 c.p. (lesioni personali colpose), nel caso in cui non abbia adottato misure necessarie a prevenire il rischio di contagio e si sia verificato un conseguenziale evento di malattia o morte del lavoratore.
Tale responsabilità datoriale è quindi conseguenza dell’inosservanza della normativa per la sicurezza sul lavoro, quando tale inosservanza abbia causato contagio del lavoratore.
Il datore di lavoro, infatti, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2087 c.c., è tenuto ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro.
A tale disposizione codicistica si affiancano le disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 81/2008 (T.U. sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) e, in particolare, nell’art. 18, che pone a carico del datore di lavoro, e dei dirigenti che organizzano e dirigono le attività, alcuni obblighi specifici tra cui:

• comma 1, lett. D): quello di fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale;
• comma 1, lett. E): quello di prendere misure appropriate affinché solo i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni, e specifico addestramento, accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
• comma 1, lett. I): di informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
• comma 1, lett. L): di adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento.

La violazione degli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 costituisce comunque illecito penale contravvenzionale, al di là del verificarsi o meno di un infortunio e quindi di caso di contagio da Covid-19.
Le più recenti disposizioni emergenziali (art. 2, comma 6, DPCM 26 aprile 2020) impongono alle imprese di rispettare i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali.
Pertanto, i datori di lavoro devono obbligatoriamente rispettare le regole contenute nel suddetto protocollo del 24.04.2020 (e nelle succitate normative a tutela della sicurezza e salute dei lavoratori), quali rendere informazioni ai dipendenti, disciplinare le modalità di gestione di ingresso ed uscita dall’azienda, l’accesso dei fornitori esterni, prevedere la pulizia e sanificazione dei locali, verificare le precauzioni igieniche personali e fornire ai lavoratori dispositivi di protezione individuale, organizzare la gestione degli spazi comuni a livello aziendale, nonché prevedere le modalità di  gestione di una persona sintomatica e la sorveglianza sanitaria.

Avv. Marco Pagliara



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