Garibaldi
mercante di schiavi?
Da: "Il Sud Quotidiano" (13.03.2004) Che "Peppeniello
'o spione" non avesse troppo rispetto per la roba altrui
è risaputo. L'erario napoletano, in sessantadue giorni
di "dittatura" fu colpito a morte con centinaia di sciagurati
provvedimenti. Ve ne fu uno, in virtù del quale chi aveva
ricoperto la carica di Ministro anche per pochi giorni durante
il periodo "costituzionale" del 1848 ricevette, al ritorno
a Napoli nel 1860, gli arretrati per dodici anni passati in esilio.
Nè il don Peppino nazionale sembrò preoccuparsi
troppo della vita altrui (non scordiamoci di Bronte). Ma che fosse
pure un negriero (e gli hanno dedicato pure il teatro qui a Lucera!?)
questo, poi, non l'avremmo mai immaginato. Un articolo di Guido
Rampoldi, pubblicato su "Repubblica" prova, infatti,
a gettare un po' di luce sull'oscura vicenda. È certo che
il malversatore dei Due Mondi fece tappa in Perù dopo la
caduta della Repubblica Romana (1849). Qui ricevette da un armatore,
il cui cognome era tutto un programma (De Negri!), il comando
della nave "Carmen", diretta in Cina con tonnellate
di "guano", cioè di sterco di volatili. La particolarissima
e maleodorante natura del suo trasporto lo rese oggetto di scherno
dei prelati cattolici (di stanza nelle missioni cinesi). Uno di
questi, mons. Rizzolati, vicario apostolico di Hukwang, scrisse:
"Il Maresciallo Garibaldi è qui giunto dall'America
con un carico della più eccellente Merda d'uccellame di
quelle contrade". Fino a questo punto niente di strano. Ma
a far affondare nel "guano" un'agiografia del generale,
scritta nel 1882 da A. Vecchi ("La vita e le gesta di Giuseppe
Garibaldi"). Secondo il Vecchi, l'armatore della Carmen avrebbe
affermato, riferendosi al Pensionato di Caprera: "M'ha sempre
portato cinesi nel numero imbarcato e tutti grassi e in buona
salute perché li trattava come uomini e non come bestie".
Insomma, il comandante dei Mille, l'affrancatore del Sud Italia,
avrebbe partecipato al traffico dei cosiddetti "cooliers",
lavoratori cinesi in stato di semi-schiavitù costretti
a imbarcarsi con violenze e minacce, forza-lavoro venduta e commerciata
come bestiame con Cuba, gli Stati Uniti e il Perù. Per
avere un'idea delle condizioni in cui questi disgraziati si trovavano
a vivere, basterà ricordare che essi venivano impiegati
nelle cave di "guano", le cosiddette "guaneras",
dove erano sorvegliati da scorte armate per evitare che si suicidassero.
Per essere il campione dell'indipendenza italiana non c'è
davvero male! Trafficante di schiavi con il sorriso sulle labbra
(non dimentichiamo che trattava i poveri "coolies" come
uomini e non come bestie), il buon Giuseppe Garibaldi da Nizza
forma una bella coppia con un'altro Padre della sedicente patria,
Vittorio Emanuele II, il quale pensò bene di presentarsi
al Sud, nel 1860, come restauratore dell'ordine e della libertà contro la tirennide, facendosi accompagnare dai bersaglieri e
dalla legge marziale. Solo per riuscire convincente, naturalmente!
E.Ge.
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