Domenica tutti in vacanza e… la morte può attendere!
Lucera, 27.10.2004 - Era una calda domenica d’estate e con Lamù, il mio cucciolo, andai in campagna. Il sole splendeva nel cielo, un vento fresco mi accarezzava la pelle e le cicale cantavano una delle loro canzoni più belle: sembrava uno di quei paesaggi incantati delle fiabe. Anche Lamù era davvero felice. Si divertiva ad inseguire le farfalle, a scavare buche in cui nascondere i suoi biscotti e a riportarmi la sua bistecca (di plastica), che lanciavo lontano nell’erba. Il nostro gioco andò avanti così per un bel po’ quando, invece della bistecca, mi riportò un topo morto. Glielo tolsi subito di bocca, lo buttai nella spazzatura e riprendemmo a giocare. Il tempo trascorse tranquillo ancora per poco perché Lamù cominciò a stare male, iniziò a vomitare. Barcollava, tremava, la lingua le divenne viola e presto non riuscì più a mantenersi in piedi. Chiamai subito il veterinario, ma non era in casa ed il suo cellulare era spento. Mi ricordai che all’ospedale c’era un reparto veterinario e mi precipitai a Lucera. Quel giorno si teneva la maratona cittadina, il cui percorso coincideva con il mio, ma dopo molte soste riuscii, finalmente, ad arrivare al Pronto Soccorso. Ma il peggio doveva ancora arrivare. All’ospedale mi dissero che non c’erano dottori, mi diedero il numero di telefono di una dottoressa, che potè solo dirmi che sarebbe potuta intervenire solo se il cane fosse stato randagio ed a chiamarla fossero stati i vigili! Il mio dolce batuffolo era condannato a morire solo perché aveva un padrone! Feci un ultimo tentativo, recandomi nella farmacia di turno specializzata in prodotti veterinari, ma anche lì nessuno riuscì ad aiutarmi. Tornai a casa disperata ed infuriata perché il mio cucciolo stava morendo e non potevo fare nulla per aiutarlo. Allora mi rivolsi a Dio, l’unico che potesse aiutarla… e lo pregai affinché la salvasse… Aveva solo tre mesi e mezzo, e non meritava certo di morire. Ma anche questa volta nessuno mi aiutò.
Ora che sono passati due mesi, ma la rassegnazione tarda ad arrivare, quando mi addormento rivedo sempre quel suo faccino spaventato che mi chiede AIUTO.
La cosa che mi fa più rabbia è che è morta perché nessuno ha voluto aiutarla. È morta a causa dell’incompetenza, dell’insensibilità e del menefreghismo: le uniche cose che sembrano esistere in questa città!
Eppure in tutta questa storia, una cosa l’ho capita: “se avete deciso di morire, fatelo di domenica, ci riuscirete sicuramente!”
Morena Lepore
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