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CULTURA

Gabriele Patruno tiene "N'atu penzìre" per aiutare i popoli bisognosi in Africa
Patruno ha voluto dedicare la bellissima raccolta di poesie in vernacolo lucerino “A i grusse d’a famiglje e a i cumbagne stritte che agghje sèmbe ssciaccanate a ssènde ogne nuvetà; che cùme sija sije, m’ànne ncuraggiate e nen zo’ state nvedijùse”

Lucera, 22.02.2019 - Il 16 febbraio scorso ha avuto luogo presso il Circolo Unione di Lucera la seconda presentazione (la prima era avvenuta a dicembre) del libro di Gabriele Patruno “N’atu penzìre”, una raccolta di pensieri in vernacolo lucerino con traduzione.
L’autore è nato a Lucera il 29 gennaio 1948. Nel mese di dicembre del 2017 ha presentato la silloge di poesie intitolata “La TAC dell’anima”: l’ambizioso progetto di stamparne cinquecento copie ha centrato il suo obiettivo iniziale, quello di realizzare attraverso il “Progetto Sagade per L’Africa” una struttura a favore delle popolazioni bisognose. L’apprezzamento delle sue composizioni, però, non si è fermato ai suoi concittadini, infatti, la partecipazione negli ultimi due anni a concorsi di poesia in tutta Italia l’ha visto spesso tra i finalisti o con menzioni di merito anche, più recentemente, con lavori in vernacolo. La sua nuova scommessa è proprio quella di raccontare attraverso quest’ultimo fatti passati e odierni mediante l’uso di termini che rischiano di perdersi: Patruno dedica il proprio lavoro “A i grusse d’a famiglje e a i cumbagne stritte che agghje sèmbe ssciaccanate a ssènde ogne nuvetà; che cùme sija sije, m’ànne ncuraggiate e nen zo’ state nvedijùse(Agli adulti della famiglia ed agli amici intimi che ho sempre tormentato per ascoltare ogni novità; che comunque mi hanno incoraggiato e non sono stati invidiosi), ma anche “A i nepùte mìje e a tutte i ggiuvene, pecchè cundinuene a stepà sti spèzzije andiche e ‘a parlate de ‘na vote, prime che nuje ce sscemmenime(Ai miei nipoti e a tutti i giovani, perché conservino questi antichi ricordi ed il dialetto, prima che dopo di noi vengano dimenticati).

Il video integrale della serata

Germano Benincaso, che ha curato insieme a Massimiliano Monaco la presentazione del libro, ne ha descritto così la genesi: «Una sera, incontrando a teatro l’amico Gabriele, mi chiese di scrivere la presentazione ad una sua raccolta di poesie. Conoscendolo da quando entrambi frequentavamo la quinta elementare al Convitto Bonghi, mai avrei immaginato che “u rusce” (il rosso), come lo chiamavamo tutti prima che imbiancasse, si dilettasse a scrivere versi. […] Dopo quel primo frettoloso approccio, mi sono addentrato con maggiore attenzione nella lettura di ogni singola poesia ed ho potuto verificare che quella vena goliardica con la quale Gabriele ancora convive si alterna a momenti di profonda riflessione come, ad esempio, in “A ‘mecizije”, “U raffrunde”, “A tèrre” o in “U megrande”». Monaco, invece, ha sottolineato il fatto che «Patruno ha dato vita ad una silloge che gli consente di “cantare” l’amore per la sua città e per la sua gente, di esprimere tutto il profondo e antico attaccamento nei loro riguardi, ma anche di portare avanti una battaglia di civiltà contro le insidie che si annidano dietro l’apparente comodità delle nuove tecnologie»; inoltre, ha evidenziato il sogno dell’autore di «vedere la gente della sua Lucera vivere in armonia, amarsi, rispettarsi, riconquistare a se stessa e alla città quel ruolo di antico polo d’arte, di cultura, di bellezza. Di qui l’incitamento a non credere che tutto sia perduto per sempre, ad impegnarsi nel compiere bene il proprio dovere, a realizzare una inversione di tendenza». Interessante anche la parte dedicata alla fonetica presente all’inizio del libro, dove si danno spiegazioni in merito alla pronuncia dei termini in vernacolo. L’opera ha una struttura ben definita. Sono quattro le sezioni nelle quali essa è suddivisa, ognuna delle quali affronta un tema: “Jùrnate recurdèvele - Ricorrenze”, “Jùrne pe jùrne - Attualità”, “I bbèlle penzate - Riflessioni” e “Ati tìmbe - Tradizioni”.
La serata è stata presentata dal giornalista Silvio Di Pasqua ed ha vissuto momenti di ilarità mista a commozione, soprattutto durante la lettura di alcune poesie da parte dell’autore, di Germano Benincaso e Arturo Monaco per gli “Amici dell’Arte” e di Gabriella Aufiero e Maria Longo per la compagnia teatrale “Alter Ego”. Non sono mancati gli ottimi siparietti musicali a cura di Barbara Nespoli e Mario Rucci al pianoforte e Costantino Rucci al violino.

Greta Notarangelo



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