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“Schegge di memoria” al Convitto Bonghi: un grande e partecipato evento con ospiti d’eccezione
Presentata l'anastatica dell'Albdo d'Oro del Convitto e dell'Istituto Bonghi di Lucera" nell'ambito di "Schegge di memoria" alla presenza di una platea incantata da parole, memorie e musica

Lucera, 16.11.2018 - Nella serata dello scorso 9 novembre è stato presentato nella affollatissima Sala Riunioni del Convitto Nazionale “R. Bonghi” “L’Albo d’oro dei Caduti dell’Istituto Bonghi di Lucera”, ovvero coloro che morirono durante la guerra mondiale del 1915-1918, nell’ambito dell’incontro “Schegge di memoria”: la ristampa anastatica è stata curata dal prof. Paolo Emilio Trastulli, ex allievo del “Bonghi” e docente, nello stesso istituto, di Filosofia e Storia dal 1958 al 1966, con l’aiuto organizzativo dei proff. Raffaele De Vivo e Giuseppe De Biase. Sono intervenuti il rettore-dirigente scolastico prof.ssa Annamaria Bianco, il dott. Mario Prignano (vicedirettore di Radio 1 e Gr RAI), il prof. Trastulli, il prof. De Vivo, il dott. Massimiliano Monaco (presidente del Comitato Provinciale di Foggia dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano) ed il prof. De Biase. Le musiche di quel periodo sono state eseguite dalla pianista Greta Notarangelo e dal soprano Loredana Martino, componenti dell’Accademia Lirica Internazionale “U. Giordano” di Foggia, mentre le lettere dal fronte sono state interpretate dagli attori Francesca Di Maggio e Vito De Girolamo.
Come ha spiegato De Vivo, solo se ci si mette nei panni di quei giovani, in particolare di quelli freschi di studi e nutriti della retorica politica e culturale dannunziana ed interventista di quegli anni, si possono capire le motivazioni che li portarono a recarsi nelle trincee, spesso partendo anche come volontari, ed il disincanto provato di fronte agli orrori della guerra. Sul periodico lucerino il Foglietto del 27 giugno 1920 si poteva leggere la notizia che era stato edito l’Albo d’oro dell’Istituto Bonghi, compilazione curata dall’avv. Mario Prignano, con i cenni biografici di tutti gli studenti caduti sul campo: l’opuscolo era preceduto da una prefazione del giornalista lucerino Gaetano Pitta. A dire di Trastulli, non sorprende che l’avv. Prignano sia stato il curatore della pubblicazione: suo fratello Carlo, già studente del Liceo Ginnasiale “R. Bonghi”, era caduto dopo la mezzanotte del 15 maggio 1916. Riguardo alla figura di Pitta, poi, nell’appendice “Cento anni dopo” della ristampa è presente una scheda biografica redatta da Monaco: egli era stato insegnante al “Bonghi” nel 1896-97, anno scolastico al termine del quale avrebbe dato vita a Foglietto. Secondo Trastulli, quello che colpisce è lo spirito di ciò che è scritto nella sua prefazione all’Albo, «davvero infiammato di patriottismo ed inatteso […] trattandosi di un personaggio noto per essere dichiaratamente e con coraggiosa passione appartenuto al pensiero socialista, in difesa del quale s’era gagliardamente battuto fino al 1913 sul suo ardito giornale».

Sono numerose le testimonianze di quei valorosi giovani che sapevano a cosa stessero andando incontro. Catello De Maio, ad esempio, scrive alla mamma: “Sono sereno più che io stesso mi speravo, e m’accorgo che in me sono delle energie che, sempre occulte, si levano salde, di fronte alla bellezza di uno dei più santi doveri da compiere, e si affermano dominanti e compongono il mio equilibrio che è quello che la Patria chiede a noi suoi figli”. Lo spirito patriottico, è sempre presente, come si evince anche dalla lettera del volontario di guerra Enrico Ruina: “A mia madre nel prepararmi ad essere oltre che degno figlio di lei, anche della mia e sua grande Patria, dedico questa fotografia nella nuova divisa che, orgoglioso, ho indossato”. Allo stesso modo, Angelo Fioritto arriva quasi a personificare la patria: “Non ho più davanti che la Patria, unico oggetto dei miei sentimenti. Sol chi non sa che sia la Patria può restare insensibile per viltà o per rinnegazione al grido che da secoli è stato lanciato”. Soltanto alla luce di tutto ciò, allora, si possono comprendere le parole di Pitta: “Splende ognora una luce immarcescibile per coloro che seppero esser forti nella fede e nell’amore, che trovarono bella la morte e ne ebbero il bacio doloroso e negli ultimi bagliori, fra nembi di fuoco, di orrori, di gemiti, conobbero i suoi misteri divini”.

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