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CRONACA

L'addio a Giovanna. Don Ciro Miele si dice preoccupato, mentre la città si interroga
Un bagno di folla commossa dà l'addio alla 16enne Giovanna Tanese

Lucera, 27.04.2005 - L'addio di una folla commossa che attende due ore, fino a quando la bianca cassa adornata di fiori (bianco come l'abito da sposa che la mamma ha voluto per Giovanna in questo triste giorno) e con la foto di Giovanna fa la sua apparizione all'esterno della chiesa. Un lungo applauso e giù lacrime, le amiche che le scrivono una lettera che si sintetizza in un "arrivederci in cielo", il nonno di Giovanna che inveisce contro le numerose telecamere delle Tv presenti, commenti e silenzio, un silenzio che fa più rumore di quanto ne faccia il rumore stesso.
Quante mamme? Quanti padri? Quanti figli seguivano con ansia e preoccupazione la cerimonia di addio a Giovanna Tanese, la ragazza sedicenne barbaramente uccisa il 22 aprile in quel casolare dall'ex fidanzato Alessandro Vacca, si dice per cieca gelosia? Lo stesso che, se avesse confessato immediatamente, forse oggi ci vedrebbe raccontare di una dolcissima ragazza di Lucera strappata alla morte. E invece la città, ancora sotto choc, saluta una sua figlia, nel fiore dei suoi anni e della sua innocenza. Una città che si scopre sempre più impotente di fronte agli ormai inspiegabili fenomeni che portano a farsi sgusciare di mano i contenuti reali e simbolici di generazioni, come anelli spezzati di una catena che dovrebbe tenere unita la storia sociale e l'identità di un territorio, di un popolo.
Ancora riecheggiano le parole dell'omelia esternata da S. E. Mons. Zerrillo, quando cita il dilemma dell'innocenza riferito a Caino e Abele, ricordando che, pur nella sua colpevolezza, Caino restava comunque figlio di Dio.

Caino invita il fratello in campagna e, quando sono soli, lo uccide. Il Signore interroga allora Caino, domandandogli:
- Dov'è tuo fratello Abele?
Caino risponde evasivamente:
- Non lo so; sono forse il custode di mio fratello?
Il Signore non si lascia ingannare dalla risposta di Caino e lo accusa dell'omicidio:
- Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.

L'invito è a non lasciarsi sconfiggere dall'odio. Quello stesso odio che, in tali circostanze, per quel che si è atrocemente verificato, spingerebbe istintivamente al riversamento dell'odio stesso su Alessandro Vacca, per il quale più importante è giungere, forse, al compiersi di un atto di giustizia che nulla possa, però, avere a che fare con una sommaria vendetta.
Don Ciro Miele, sul sagrato della chiesa di Santa Maria della Spiga, mentre la folla segue il corteo funebre, ha il volto preoccupato e segnato da una espressione apparentemente distratta, ma in realtà profondamente pensosa. «Sono preoccupato!», le uniche parole, scandite e ripetute più volte quando lo abbiamo avvicinato. E sicuramente non ha torto, a qualsiasi cosa si stesse riferendo in quel momento. Poi, prova a tradurre in parole quel suo pensiero: «Ci sta sfuggendo tutto di mano. Troppi ragazzi giovani sono dominati da stati di irrequietezza e di insoddisfazione». Come a voler dire che si tratti di storie d'amore, di malessere legato all'alcol o di cose simili, comunque resta l'amara constatazione di un mondo giovanile sempre più distante dai valori della vita e della società.

Roberto Notarangelo



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