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CRONACA

Ma cosa succede alla nostra società?
Sabato scorso una minore avrebbe tentato di farla finita lanciandosi dal balcone della sua abitazione. Per fortuna si è salvata

Lucera, 08.12.2017 - Dopo il terribile avvenimento di cronaca di venerdì 17 novembre scorso che ha visto un marito e padre di tre figli compiere l’innaturale gesto di togliersi la vita, la nostra città subisce un altro scossone. Nello scorso weekend, nella serata di sabato 2 dicembre per l’esattezza, una minore ha cercato di farla finita lasciandosi cadere dal balcone della sua abitazione. Non si sa nulla delle motivazioni che abbiano potuto spingere una giovane vita a scegliere di non voler più “esserci”, ma se ciò è successo è perché un “chi” o un “che cosa” ha direttamente o indirettamente indotto l’adolescente a porre in atto tanta determinazione. Da un lato gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla faccenda, mentre le indagini seguono il loro corso, dall’altro ci sono i cittadini che vorrebbero sapere che sta succedendo. Ci si chiede innanzitutto se di base possano esserci atti di bullismo, se la ragazza negli ultimi tempi fosse vittima di derisione da parte di coetanei o ancora se avesse problematiche di altro genere.
Poteva essere l’ennesima tragedia del 2017 ma ringraziando il cielo il peggio è stato scongiurato e quella vita, troppo giovane per lasciare il mondo terreno, è stata salvata. Resta solo tanta incredulità nel cuore e negli occhi dei cittadini inermi ed impotenti di fronte a questi fatti così ravvicinati tra di loro. Certo che negli ultimi anni la molla del “voglio farla finita” è scattata con una certa frequenza nella nostra comunità e non va proprio bene. È un campanello d’allarme troppo forte, talmente assordante che solo chi vuole riesce a non sentirlo.
Negli adulti i motivi principali dell’atto suicida sono da ricercare in stati di depressione, in sentimenti di impotenza di fronte a situazioni travolgenti tipo problemi economici, rapporti interpersonali, gravi lutti, malattie, ludopatie, consumo di alcool o stupefacenti, violenze o abusi e stati di generale disperazione che non fanno prendere in considerazione altre vie d’uscita. Negli adolescenti invece le cause o concause sono diverse e in alcuni casi anche più futili; si spazia dall’interazione continuata sui social da cui potrebbero scaturire conoscenze prima virtuali e poi reali non raccomandabili ad eventuali ricatti per “qualcosa” di inconveniente che è stato fatto circolare in rete, fino a problematiche di natura familiare o interpersonale come bullismo, emarginazione dal gruppo, isolamento voluto o imposto, insuccessi scolastici, il non piacersi come riflesso della convinzione di non piacere agli altri, il sentirsi frustrato o deluso, l’incomprensione e se ne potrebbero elencarne delle altre.
A prescindere dalle motivazioni o “molle” d’azione, l’adulto generalmente riesce meglio a nascondere al mondo esterno ciò che “dentro” lo sta distruggendo, invece gli adolescenti in difficoltà, pur non volendo danno dei segnali del loro dissidio interiore.
Mai sottovalutare improvvisa insofferenza o apatia, mancanza di appetito, facile irascibilità, insonnia, l’eccessivo tempo speso in rete, il non cercare coetanei o altre modifiche comportamentali come il diventare d’improvviso troppo taciturno. Tutte esternazioni di quel “male di vivere” che logora nel profondo soprattutto chi è più debole.
Alla luce di quanto detto, in considerazione dei tempi non semplici in cui ci troviamo a vivere tra crisi, povertà economiche e di spirito, urge da parte delle istituzioni un intervento mirato ad educare o rieducare giovani e meno giovani al rispetto della propria vita cercando “altre” soluzioni, mai le più drastiche e definitive, alle problematiche esistenziali. Tutti devono darsi una mossa senza fare scaricabarile perché la gente muore. È giustissimo prevenire o contrastare ma educare è ancora più giusto. Ad esempio, si portano avanti tante belle iniziative per contrastare bullismo e cyberbullismo tra cui, per citarne di molto recenti, la “Lex Puglia” dei consiglieri pentastellati oppure la promozione da parte del MIUR di una Giornata Nazionale contro il bullismo nella scuola con cadenza 7 febbraio, ma per le vittime accertate di questi mali del secolo, di concreto, a parte tanta solidarietà che si fa? E per le famiglie delle vittime?
È il caso di riflettere seriamente e agire.

Il Frizzo



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