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CRONACA

«La verità è stata infine svelata»
L’Attacco pubblica una lettera del Sen. Dell’Osso. Una vicenda durata 10 anni, «fino alla condanna definitiva – scrive Dell'Osso al quotidiano diretto da Piero Paciello – del giornale e della tua collaboratrice, con il risarcimento dei danni morali e materiali riconosciuto dal giudice a chi scrive con sentenza definitiva passata in giudicato»

Foggia, 12.09.2019 - «L'onorabilità di una persona non può essere offuscata perché i fatti non si possono cambiare a furia di menzogne. La giustizia è lenta, ma arriva ad accertare quasi sempre la verità ed a stigmatizzare la "cattiveria" altrui». Così si esprimeva il Sen. Costantino Dell'Osso il 9 dicembre del 2014 (leggi) dopo il verdetto di primo grado che condannò una giornalista e il direttore del giornale "l'Attacco" per un articolo apparso nel luglio del 2010, in piena amministrazione Dotoli allorquando il senatore rivestiva l'incarico di city manager, recante offesa all'onore dell'uomo e del politico Dell'Osso. Parole che oggi trovano ulteriore conferma visto che il caso si è concluso con la definitiva condanna e il riconoscimento, da parte del giudice, del risarcimento dei danni morali e materiali al senatore lucerino.
È quanto si evince anche dalla comunicazione che lo stesso Dell'Osso ha inviato al direttore de "l'Attacco" chiedendone la pubblicazione, così come avvenuto a pagine 19 del numero uscito lo scorso mercoledì 11 settembre. Una lettera a firma del "Gr. Uff. della Repubblica Italiana, Sen. Dr. Costantino Dell'Osso - Già Sottosegretario di Stato per l'Interno nel Governo Ciampi e già Direttore Amministrativo dell'A.S.L." che parla di «certezza che la verità, seppur dopo un'attesa lunghissima, è stata definitivamente svelata». Un fatto che «mi appaga – scrive rivolgendosi con tono confidenziale al direttore – delle indicibili offese rivoltemi, circa dieci anni orsono, con delirante racconto vergato sul tuo giornale da una giornalista a me sconosciuta che si è divertita ad iniettare veleno sulla mia attività politica di amministratore comunale, di city manager, di servitore dello Stato».
È stato lo stesso direttore della testata, così come riporta la comunicazione pubblicata due giorni fa, a voler incontrare, a conclusione di un percorso che ha visto soccombere definitivamente in giudizio gli imputati, il dr. Dell'Osso presso lo studio dell'avvocato difensore di quest'ultimo a Lucera, «dove ti ho dovuto ricordare – si legge ancora rivolgendosi a Paciello – le varie vicissitudini che ho dovuto sopportare nel recarmi in diverse e lontane sedi di tribunale, stante anche la sciagurata revisione della geografia giudiziaria che ha soppresso, tra gli altri, il tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi, ove il tuo giornale risultava registrato. Mi sovviene il dubbio che tale sede legale, lontana da quella naturale (Foggia), avrebbe potuto meglio soddisfarti (il direttore si è giustificato affermando che la scelta non sia dipesa da lui ma «dal luogo di stampa del giornale», ndr). Ma, determinato come sono, ho dovuto rincorrerti attraverso il tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi prima, poi in quelli di Avellino, Napoli e forse anche Santa Maria Capua Vetere. E tutto ciò per evitare che il mio diritto ad avere giustizia venisse prescritto per la lungaggine dei tempi giudiziari».
La comunicazione si chiude con la soddisfazione che «ti ho, invece, sempre inseguito ed infine raggiunto per avere solo giustizia e poter dire ad alta voce alla tua ex giornalista, ai tuoi lettori ma soprattutto ai miei familiari, ai miei amici ed estimatori, che mai sono venuto meno ai miei doveri di lealtà e di onestà nei confronti dei miei concittadini e del mio Paese».
Nella breve risposta del direttore si riconosce «uno dei pochi infortuni che riconosco nei 13 anni della mia direzione de l'Attacco. E me ne dolgo anche per il rapporto franco e sincero costruito con te nella travagliata età di mezzo che siamo soliti definire come Seconda Repubblica».

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