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L'ultima uscita di Michele Placido
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L'odore del sangue
Fanny Ardant: «In questo film non c’è nessun colpevole e questo ne fa una vera tragedia. La cosa più bella di questo lavoro è il lasciarsi andare alle parole dei personaggi»

Lucera, 21.03.2004 - «Michele Placido è un attore straordinario e un ottimo costruttore di immagini e ha saputo calarsi al meglio nei panni di Carlo. È lui a reggere tutta la storia sulle spalle, in una prova di grandissima maturità». Sono queste le affermazioni di Mario Martone, regista del film “L’odore del sangue” in uscita dal 2 aprile 2004. Il film, tratto dal romanzo di Goffredo Parise, è ambientato nella Roma degli anni settanta. Parise scrisse questo romanzo nell’estate del 1979 - anche se questa datazione è dibattuta - poco dopo un disfunzione cardiaca. Dopo averlo ultimato, sigillò il romanzo in un cassetto per poi decidere di rimaneggiarlo nel 1986, pochi giorni prima di morire. Fu pubblicato nel 1997, cioè dopo la sua scomparsa.«Ho letto il romanzo nel ’97 - racconta Martone - e mi ha colpito molto. Sulle prime non pensavo di fare un film, poi il libro mi ha attirato nel suo labirinto, vivendolo all’inizio come una terapia, proprio come Parise». Nel romanzo si parla con limpidezza di sesso, soprattutto per manifestarerne il lato misterioso ed oscuro. Le scene erotiche potrebbero procurare al film qualche censura. «Non potevo tradire il libro.» - ribatte Martone - I temi dell’amore, se affrontati con coraggio, sono sempre contemporanei e io con questo romanzo ho cercato il corpo a corpo». La strordinaria interpretazione di Placido - “neo-docente” dell’Università dei Beni Culturali con sede a Lucera, impegnato il 26 e 27 marzo già con delle lezioni – la si apprezza di più proprio dalle sue confessioni. «Il libro di Parise non lo avevo letto e, quando Martone mi ha dato la sceneggiatura, non ho neanche sentito il bisogno di andare a verificare come avesse cambiato il testo originale. Il copione era talmente bello e intenso che non sentivo il bisogno d’ulteriori informazioni . Mario, che mi conosce, aveva evidentemente capito quanto questo personaggio mi potesse assomigliare e io, con poche informazioni e molta emotività, mi sono trovato in pieno ruolo: è stata un’autoanalisi che è durata per tutte le riprese». Fanny Ardant - attrice francese che insieme a Giovanna Giuliani sono i personaggi femminili coinvolti nella vicenda - racconta invece: «Conoscevo molto bene e amavo il romanzo di Parise già prima che Martone mi proponesse di interpretare questo film. Il personaggio Silvia mi aveva colpito perché non è la classica donna coinvolta in un triangolo amoroso. Lei non accetta l’abbandono e le solitudine del ruolo che le sarebbe imposto, sa diventare “scandalosa” proprio per la sua capacità di far precipitare le cose». Dichiara ancora la Ardant: «In questo film non c’è nessun colpevole e questo ne fa una vera tragedia. La cosa più bella di questo lavoro è il lasciarsi andare alle parole dei personaggi. Silvia parla, ma suo marito non risponde mai a tono ed i loro dialoghi proseguono su binari che non riescono mai ad incrociarsi. La sovrabbondanza di parole, la richiesta di un’impossibile chiarezza diventano, così, crogiuolo di menzogne; è naturale che i due non riescono a capirsi più». L’attore-regista di “Ausculum” che, proprio a Lucera ha frequentato le scuole e, tempo fa, fu applauditissimo dal pubblico lucerino in occasione di “Uno sguardo dal ponte”, non ha certo provato imbarazzo nell’affrontare le scene sessuali del film, anzi puntualizza: «Puoi essere il più bravo degli attori, ma se non si crea un vero contatto, “di pelle”, con la partner non sarai mai credibile nelle scene d’amore. Noi non abbiamo avuto problemi, perché c’è stata una grande complicità dall’inizio alla fine. E la cosa m’è piaciuta molto». “E ci mancherebbe…”, diremmo noi!

E.Ge.



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