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De Dica sbanca al botteghino
Il successo di “Natale a New York”, così come il calo delle vendite del puntuale libro natalizio di Bruno Vespa, sono il segnale di un cambiamento di tendenza di un pubblico che dà evidenti segni di assuefazione allo spirito da “Drive in” ed alle liturgie letterarie senza mordente

Varese, 30.12.2006 - È vero, gli spot televisivi aiutano. Il nome anche, ma Christian De Sica, il successo di incassi per i film di Natale lo deve soprattutto alla sua poliedricità ed alla scelta coraggiosa di abbandonare il filone delle battute sterili, per abbracciare quello più consono dell’allusione, dell’equivoco e della citazione brillante e pungente.
Banalità, copioni discutibili e battute preparate a tavolino per un po’ hanno funzionato e la serie di film natalizi con relativi record d’incasso lo testimonia. Ma, alla lunga, l’impressione che la coppia Boldi-De Sica fosse costruita sul “vuoto comico” è stata sempre più forte. Da qui l’insofferenza, la rivalità e l’inevitabile scissione del duo, per dare sfogo alla vitalità delle tracce ereditarie comunque presenti nei geni di Christian.
Certo, quelli del padre erano altri tempi. Allora il conte Max duettava col giovane Alberto Sordi e il maresciallo Cotone aveva o era una spalla nientemeno che dell’incontenibile Totò/Capurro. Tempi di giganti dell’arte della risata, quando era difficile, infatti, individuare chi fosse la spalla e chi il mattatore. Da Fabrizi a Macario, da Nino Taranto ai De Filippo, da Manfredi a De Vico, l’alchimia della comicità era basata sulle differenze caratteriali e, proprio per questo, uno dei ruoli cardine della commedia era quello del “caratterista”.
Il successo di “Natale a New York”, così come il calo delle vendite del puntuale libro natalizio di Bruno Vespa, sono il segnale di un cambiamento di tendenza di un pubblico che dà evidenti segni di assuefazione allo spirito da “Drive in” ed alle liturgie letterarie senza mordente.
In tempi in cui l’outsider indiscusso dell’intrattenimento è il fenomeno Fiorello, fare sponda su “Cipollino” significava, in definitiva, rimanere inchiodati al palo.
Buon Anno a tutti.

Antonio V. Gelormini



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