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Provate ad andare oggi al Castello ed osservatelo, più o meno, dallo stesso punto in cui è stata scattata questa foto che è stata spedita dal mittente il 26 luglio del 1918 (Edizione Libreria Mancino). Sicuramente resterete sbalorditi nel notare che queste stesse colline mancano di quella poesia che, sicuramente e assai difficilmente, rivivremo e che tanto cara fu all'imperatore stupor mundi Federico II di Svevia.
Dal
libretto "Lucera per i giovinetti" (1908)
scritto dal maestro di Scuole Elementari "Gaetano Conte"
Cenni storici
L'origine antichissima di Lucera si perde nella notte del tempo. Alcuni credono che sia stata fondata da Diomede, re d'Etolia (antica provincia della Grecia); ma è stato provato che quando questo re, dopo la distruzione di Troia (antica città dell'Asia Minore), venne nelle Puglie, Lucera già esisteva. Nel 439 Lucera divenne colonia dei Romani, i quali vi edificarono una rocca, nel luogo stesso dov'è ora il Castello Svevo, e Costantino il Grande la fece capoluogo d'una delle ventinove provincie in cui divise l'Italia. Caduta in mano dei Longobardi, fu capitale del Castaldato di Lucera e Siponto. Nel 663, Costante II, imperatore di Costantinopoli, cacciati i Longobardi, s'appropriò le ricchezze di Lucera e poi la distrusse. Nell'801 Lucera fu occupata da Pipino, re dei Franchi; ma poco dopo ricadde in mano dei duchi di Benevento, che la tennero per molti anni, finché fu conquistata dai Greci, che mandarono a governarla un Katapano, onde la Daunia prese il nome di Capitanata. Dai Greci passò ai Normanni, indi agli Svevi. Federico II di Svevia, principe valoroso e poeta, riedificò Lucera, mandò ad abitarvi circa 20 mila Saraceni ch'erano in Sicilia, vi costruì parecchi edifizi e il magnifico Castello che serviva di fortezza e nel quale v'erano il palazzo reale, le caserme, tempii, case per 200 famiglie saracene, serbatoi d'acqua, ecc. Federico II morì nel 1250, nel Castello di Fiorentino, presso Torremaggiore, fra le braccia di suo figlio Manfredi, che gli successe nel Regno delle Due Sicilie e che, nel 1254, fu accolto con grandi feste in Lucera. Manfredi, nel 1266, presso Benevento, fu vinto da Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia, e morì da prode. Gli successe Corradino che, nel 1268, fu vinto a Tagliacozzo, presso Aquila e, tradito da un barone che gli si fingeva amico, cadde nelle mani di Carlo d'Angiò, il quale lo fece decapitare a Napoli. Lucera, però, era rimasta fedele agli Svevi, onde, nel 1269, fu assediata dagli Angioini che, dopo sei mesi d'assedio, se ne impadronirono, ne cacciarono i Saraceni, ne riedificarono la parte distrutta durante la guerra e la ripopolarono facendovi venire parecchie centinaia di famiglie provenzali. A Carlo I successe il figlio Carlo II, il quale, nel 1300, per opera del generale Pipino di Barletta, espulse da Lucera i pochi Saraceni rimastivi, che spesso si ribellavano, fece restaurare la città, fece demolire la moschea saracena ed edificare l'attuale bellissima cattedrale. In memoria della vittoria riportata sui Saraceni il 14 agosto 1300, vigilia della festa dell'Assunta, Carlo ordinò che Lucera, cui concesse tanti privilegi, fosse chiamata "Città di Santa Maria"; ma questo nome non le fu conservato. Lucera dagli Angioini passò agli Aragonesi, poi ai Borboni; durante le vicende napoleoniche ebbe molti benefici e, nell'ottobre del 1860, entrò a far parte del Regno d'Italia.
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