Craxi, il patrocinio del Comune di Lucera, il Teatro Garibaldi e i dissenzienti su facebook
Su Facebook un gruppo che dissente dalla iniziativa del Comune di Lucera di concedere il patrocinio ed il Teatro Garibaldi
Lucera, 24.01.2010 - La notizia circola appena da qualche giorno: il Comune di Lucera, con l'amministrazione in carica, ha patrocinato un evento organizzato dalla associazione culturale "Mondi paralleli" che ha per tema "Conversazione su Craxi" con l'on. del PdL Giancarlo Lehner, giornalista, storico e amico di Bettino Craxi, mettendo disposizione il Teatro Garibaldi per il giorno 5 febbraio prossimo alle ore 17:30. Un incontro che dovrebbe essere introdotto dal sindaco Pasquale Dotoli che farà gli onori di casa ed a cui prenderanno parte, a quanto sembra, l'ex socialista Roberto Paolucci e il Presidente del Consiglio Comunale attuale, quel Giuseppe Pica che pure ha fatto tappa, tra le tante fermate, nella stazione del garofano rosso e che a quanto pare non avrebbe abbandonato l'idea circa una sua candidatura alle prossime regionali per il PdL, nonostante l'ufficialità che invece vede Giuseppe De Sabato il designato a concorrere per uno scranno in quel di via Capruzzi. Ospite d'onore della serata sarà la figlia di Craxi, Stefania.
Immediata la reazione su Facebook, dove è stato creato un gruppo con il nome "Dissento dal patrocinio del Comune di Lucera alle conversazioni su Craxi" che esordisce con una citazione, guarda caso, di un socialista come il compianto Presidente della Repubblica Sandro Pertini: «Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile, non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà».
Il gruppo ha raccolto subito una cinquantina di adesioni al "dissenso" da parte di altrettanti membri che vi si sono iscritti.
È chiaro che la figura di Bettino Craxi da alcuni viene ricordata non proprio con piacere, così come non manca pure chi difende la memoria del politico scomparso il 19 gennaio del 2000 ad Hammamet per un attacco cardiaco, dopo una lunga malattia.
«Il Comune di Lucera – si legge tra l'altro sulla pagine del gruppo del famoso social network – ha concesso il patrocinio al Circolo Culturale "Mondi Paralleli" che ha organizzato "Una conversazione su Craxi con l'on. Giancarlo Lehner". Da cittadino, dissento e mi dissocio dalla scelta operata dall'Amministrazione Comunale, non vedendomi rappresentato nei miei principi etici, morali, sociali e politici».
All'affermazione appena riportata, si accoda quella per cui «si riconosce al Circolo Culturale l'irrinunciabile principio che "tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero".
Dissento dal patrocinio del Comune di Lucera, offerto per conversare su una persona che ha lasciato come marchio sulla memoria che la trasgressione è una sorta di costume politico; non fu il solo, è vero, ma è anche vero che oggi è peggio di ieri per l'eredità lasciata e il consenso concesso.
Dissento perché ha lasciato l'Italia per sottrarsi alla Giustizia, amministrata in nome del Popolo; tradendo il giuramento alla Costituzione Italiana.
Dissento perchè "reo confesso"; prima in Parlamento, poi nell'aula del Tribunale ed infine in esilio.
Dissento perché l'equazione "tutti colpevoli = nessun colpevole" non fa parte del mio bagaglio umano.
Dissento perché il patrocinio è oneroso, in quanto si utilizza il Teatro Comunale».
A fare da eco, un altro "post" che recita: «"C'erano circostanze in cui avevo perso completamente il controllo... Erano situazioni che andavano degenerando, a volte infradiciando. Io, probabilmente, ho sopravvalutato il mio ruolo, la mia personalità, la mia capacità di tenere in mano, saldamente, le cose. Via via ho potuto rendermi conto che mi sfuggiva tutto dalle mani" (da C'era una volta la prima Repubblica).
Questo era l'ultimo Craxi: lasciatelo e lasciateci in pace».
Così come già ci sarebbe chi propone un volantinaggio di "dissenso" davanti al Teatro Garibaldi…
Ed alcune settimane fa sarebbe trapelata la notizia che un ex amministratore comunale starebbe pensando di chiedere l'intitolazione di una strada al leader della cosiddetta Prima Repubblica del Partito Socialista.
Roberto Notarangelo
I ricorsi a Strasburgo contro le sentenze di condanna
Il 5 dicembre 2002 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza che condanna la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo in ragione dell'impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della condanna», condanna formulata «esclusivamente sulla base delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati (Cusani, Molino e Ligresti) che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta (Cagliari)». Tuttavia, la Corte ha rilevato anche che i giudici, obbligati ad acquisire le dichiarazioni di questi testimoni dal codice di procedura penale, si sono comportati in conformità al diritto italiano. Per quanto riguarda gli altri ricorsi valutati (diritto ad un equo processo, diritto di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla difesa) la corte non ha rilevato violazioni. Per la violazione riscontrata la corte non ha comminato nessuna pena, in quanto ha stabilito che «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un'equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale».
La Corte ha emesso una seconda sentenza il 17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell'articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate». Come equa soddisfazione per il danno morale, la Corte ha elargito un risarcimento di 2.000 Euro per ogni erede di Bettino Craxi.
E sempre su Facebook, Giovanni Di Croce ha ricordato un suo articolo pubblicato il 27/01/2007 sulla figura di Bettino Craxi (leggi).