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Chiude l'ultima vetrina storica di Lucera
Silvio Cozzolino a 84 anni ha deciso di abbassare le serrande e di chiudere un ciclo di tre generazioni. Rimarrà (per poco tempo ancora purtroppo, perché il locale sarà oggetto di lavori di "ammodernamento") quel magnifico prospetto, testimonianza di quegli anni '30 con i suoi flashback in bianco e nero e in seppia

Lucera, 30.04.2010 - I turisti che si fermano estasiati a rimirar la facciata al civico 33 di via Gramsci a Lucera. Ne parlano meravigliati quando fanno shopping presso altri punti vendita della città: «Che emozione, abbiamo appena visto una cappelleria d'epoca!». Quell'antica struttura realizzata in pitch pine (un legno costoso e raro, proveniente dall'America Centrale, che sfida le intemperie di ogni tipo perchè molto resinoso, tant'è che viene utilizzato per costruire ponti, imbarcazioni, traversine ferroviarie) da artigiani d'un tempo e da decoratori di insegne che disegnavano e incidevano sullo specchio scritte con caratteri che neanche il computer, oggi, riesce a rendere perché non renderebbe onore alla manualità.
"CARLO COZZOLINO" è il nome che compare nella trabeazione che si richiama allo stile neoclassico. Nelle vetrine, vi è ancora esposto un bastone, alcuni capi di camiceria e dei cappelli di vario stile.
Non era facile, allora, avere il permesso per una vetrina simile, perché erano richieste caratteristiche che si armonizzassero con il centro storico di Lucera. Un paradosso rispetto a quel che accade oggi, perché il progresso ci ha portato uno scenario da… regresso.
Carlo era il papà di Silvio Cozzolino, il titolare che da venerdì 30 aprile ha deciso che alla venerabile età di 84 anni vuole fermarsi e chiudere quella storica attività, l'ultimo baluardo della città a difesa della memoria storica. Fu suo nonno, Silvio come lui, originario di Torre del Greco e nato intorno al 1860, ad aprire il negozio nel 1894, sempre in via Gramsci ma non al civico attuale. Il tipo di licenza che gli venne concesso allora era un "BAZAR", un luogo dove si poteva vendere di tutto.
Il 1º agosto del 1918 il figlio Carlo, che intanto aveva preso le redini dell'attività, trasferì il negozio in corso Manfredi e, dopo circa 12 anni, tornò in via Gramsci, al nr. 33, dove dagli anni '50 la ditta "Carlo Cozzolino", esclusivista dei famosi cappelli Borsalino, Barbisio e Panizza (fino ad oggi sono ancora ammirabili contenitori ed espositori in latta ed in ferro), ha continuato ad operare con la conduzione di Silvio Cozzolino, nipote dell'omonimo fondatore del "bazar". Erano i fasti di una Lucera ormai dimenticata e consegnata ad una sottocultura che non le fa certo onore. Silvio, trentunenne quando morì il suo papà Carlo nel 1955, ricorda quella clientela facoltosa, frequentatrice di circoli e salotti, quando si presentava per scegliere un cappello, un bastone, un ombrello (in un angolo del negozio che da oggi smetterà – sigh! – di funzionare, su una parete di legno dello sgabuzzino, un'annotazione scritta da Carlo datata 23 novembre 1930: "Riavere 25 ombrelli" che gli doveva restituire suo padre, il primo Silvio). Un piccolo ambiente quello di via Gramsci 33, sprovvisto addirittura di servizi igienici e di acqua. All'epoca bastava aver un locale, metterci dentro degli articoli e vendere.
Silvio Cozzolino a 84 anni ha deciso di abbassare le serrande e di chiudere un ciclo di tre generazioni. Rimarrà (per poco tempo ancora purtroppo, perché il locale sarà oggetto di lavori di "ammodernamento") quel magnifico prospetto, testimonianza di quegli anni '30 con i suoi flashback in bianco e nero e in seppia.

Roberto Notarangelo

info@ilfrizzo.it



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