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Alessandro La Volpe. Un protagonista della pittura italiana dell'Ottocento

Lucera, 18.12.2003 - Alla riscoperta di un artista quasi sconosciuto alla Lucera che gli diede i natali e le cui opere sono custodite nei più importanti musei del mondo.
La pittura italiana dell'800, in particolare quella napoletana, annovera tra i suoi artisti più importanti un pittore nativo di Lucera: Alessandro La Volpe, nato il 28 febbraio del 1819 (Leggi l'atto di nascita). Il padre Nicola, di Conversano (Bari), svolgeva la professione di impiegato presso il Real Collegio (l'attuale Convitto Nazionale Bonghi). Terminati gli studi, il giovane Alessandro si trasferisce nella capitale del Regno, Napoli, una delle tre grandi capitali europee. Qui frequenta l'Accademia delle Belle Arti. Suo maestro è Salvatore Fergola, a sua volta allievo di Pitlo. All'età di circa trent'anni La Volpe, in cerca di esperienze, segue il Principe di Linchtenbeg prima in Sicilia, poi in Egitto, dove riproduce molte vedute ed i principali monumenti di quei luoghi. Gli studi realizzati dal vero, in Egitto, testimoniano una sua precisa capacità compositiva e una particolare abilità nel riprodurre colori e luce degli ambienti e degli oggetti.
Amico di Bernardo Celentano, Filippo Palizzi, Domenico Morelli, oltre che di Giacinto Gigante, dopo tali esperienze si trasferisce a Firenze dove, insieme a De Tivoli, Gelati, Saverio Altamura e i fratelli Markò partecipa alla fondazione della "Scuola Romantica del Paesaggio", la cosiddetta "Scuola di Staggia" (1852-1855) nella campagna senese. Rientrato a Napoli, si inserisce tra i paesaggisti della "Scuola di Posillipo" diventando l'alter ego di Giacinto Gigante. La Scuola di Posillipo creò quel genere di verismo e naturalismo, la pittura dal vero che, valendosi di una solida tecnica e di una tradizione scientifica, elevò Napoli a capitale di una pittura speciale, imitatissima e diffusa in Europa e in America.
Eccelso pittore di vedute, descrisse con passione e minuziosità paesaggi, marine, luoghi, paesi, fabbricati e monumenti, rivelando un pregio eccezionale: quello del ritrarre con sorprendente verità effetti di luce. Al pari del Gigante ed in genere una tecnica improntata alla scuola inglese, in particolare di Leicht, Collins e Stanfield che furono i primi ad innovare a Napoli tale genere pittorico, superando la scuola manierista di Hackert,, Denis e Kniep.
Forse stanco del continuo peregrinare, La Volpe decide di aprire a Napoli un negozio di moda che, poco dopo, è costretto a chiudere. Successivamente si trasferisce a Roma, dove l'11 ottebre 1882 contrae matrimonio con Aballagioli Angela. Una malattia mentale pare sia stata la causa del suo allontanamento dalla pittura. Alessandro La Volpe muore a Roma il 2 agosto del 1887, all'età di 68 anni. I suoi quadri sono custoditi in prestigiose collezioni private e in importanti musei del mondo, in particolare in Inghilterra. In Francia, a Mulhose, si ricordano "Rovine a Pompei" e la "Casa di Atena a Pompei"; in Italia, nell'Istituto delle Belle Arti di Napoli, è esposto un grande dipinto dal titolo "Marechiaro"; a Roma, presso la Galleria d'Arte Moderna, vi è il dipinto "Una roccia"; a Giulianova, nella Galleria Civica, sono conservati due quadri dal titolo "Paesaggio" e "Porta Taormina". Un collezionista e studioso di pittura dell'Ottocento napoletano sostiene che c'è stato un periodo in cui nei dipinti di La Volpe (al fine di far lievitare il valore) veniva appositamente sostituita la sua firma con quella di Giacinto Gigante.
Oggi, Alessandro La Volpe è uno dei più ricercati pittori napoletani ed italiani, a testimoniare che il suo è un mercato internazionale. Circa dieci anni fa un suo dipinto, di medie dimensioni, fu aggiudicato in un'importante asta internazionale per circa cento milioni di vecchie lire.
Devo ammettere che farò l'impossibile per mettermi in contatto con alcuni collezionisti in possesso di opere di questo autore dai natali lucerini, al fine di promuovere una mostra in cui prendano parte anche solamente pochi pezzi, ma che possano mostrare alla città Lucera quale patrimonio rischia di trascurare nel suo curriculum culturale.

Eduardo Gemminni



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