‹‹·········


Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra
Arte
| Vai all'argomento principale | Vai all'indice |
“Appunti per una scrittura mediterranea” nello spazio espositivo del Centro Grafico Francescano
Gli artisti che oggi compongono il Gruppo (Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena e Agostino Tulumello) sono accomunati dall’importanza data nelle loro opere al mistero della scrittura

Foggia, 21.03.2007 - Quello che è noto ormai come il Gruppo di Caltanissetta, è costituito da artisti, oggi in numero di sette, che da molti anni contribuiscono ad animare il dibattito culturale della provincia nissena, con organizzazione di rassegne d’arte, realizzazione di eventi letterari e musicali, attività editoriali e promozione di momenti associativi (valgano per tutti l’esperienza della rivista Il Foglio d’arte, quella dell’Associazione Marcel Duchamp e dello spazio espositivo QAL’At) e soprattutto con un impegno attivo, significativo e originale, sorretto da un solido impianto teorico, sul versante della ricerca artistica verbo-visiva, che ben presto ha fatto loro varcare i confini regionali.
Gli artisti che oggi compongono il Gruppo (Calogero Barba, Lillo Giuliana, Michele Lambo, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Franco Spena e Agostino Tulumello) sono infatti accomunati dall’importanza data nelle loro opere al mistero della scrittura – che a volte assume forza comunicativa in sé, come segno autonomo rispetto alla parola, alla voce che in essa tradizionalmente è prigioniera, scritture “celibi” direbbe Spena parafrasando la Grande Opera di Duchamp, altre volte si carica di valori profetici, altre ancora diventa indecifrabile o inestricabile dagli innumerevoli simboli, segni, valori plastici e pittorici che l’accompagnano – e alla contaminazione tra elementi antropologici, oggettuali e materici, legati alle tradizioni mediterranee, in una sorta di “singlossia” dove gli sconfinamenti possono trovare sintesi.
Nella mostra di Foggia, che ha un titolo emblematico, Appunti per una scrittura mediterranea, ritroviamo, nell’originalità dei singoli apporti, tutti questi elementi, insieme, credo, ad una ricerca di senso, per ora solo appunti, rispetto ad una scrittura “celibe”, destrutturata e priva di significato a causa probabilmente della pluralità di connotazioni che l’hanno sovraccaricata nel corso dei secoli oltre alle “decolorazioni”, non è un controsenso, che da ultimo la civiltà delle immagini le ha imposto. Una ricerca di senso nelle “derive” (è il titolo emblematico di una recente rassegna del Gruppo) del nostro tempo che consenta insomma di decifrare quella “parola perduta” che, una volta acquisita, possa aiutarci ad orientarci nella “selva oscura” dell’offensiva dei tanti segnali, ormai multimediali e multiculturali, liberando l’arte, come poesia, creazione, da tante scorie e superfetazioni.
Ecco allora che Calogero Barba arricchisce la sua ricerca, fin qui legata all’utilizzo di manufatti della cultura materiale, proponendo, con i suoi “ritratti virtuali”, degli elementi di forte figurazione simbolica, tipici tuttavia della sua mitografia, che sono esiti pittorici di elaborazione digitale, ponte tra l’ancestrale e il pop; Lillo Giuliana approfondisce la sua idea di “scrittura come scultura” facendo emergere strutture geometriche e grafemi materici da supporti lignei anneriti, sorta di spazio-superficie che protegge ed isola la scrittura, nel suo organizzarsi originario, da ogni sovrapposizione e sovraccarico esterno; Michele Lambo con piglio quasi iconoclasta, memore della lezione della Nevelson e di Arman, assembla e ingabbia in una cassetta tipografica oggetti con scritture multicolori e suadenti, scorie della civiltà dei consumi e vecchi caratteri tipografici, evocando stridenti contraddizioni tra elementi naturali (le terre) e tecnologici; Giuseppina Riggi realizza “scritture di sensi” sensibilizzando, è il caso di dire, la superficie di segni materici e corposi di grande impatto emotivo, costruiti con gesti che disegnano forme, ora sinuose ed esplosive ora geometrizzanti, che racchiudono una grande sapienza cromatica; Salvatore Salamone, aduso a indagare l’origine della scrittura nella iterazione di antichi gesti che includono l’incisione di tavolette d’argilla o di terra cruda, con segni muti di antiche civiltà, oggi fa emergere voce e contenuto dai suoi lavori, incidendo segni sulla carta, bianco su bianco, in un trittico che eleva la scrittura a Sacra scrittura, con la riproduzione di un brano del Vangelo secondo Matteo nelle lingue fondamentali della cultura mediterranea, quella ebraica, la greca e la latina; Franco Spena ritaglia, sminuzza (Cut-up) e mescola scritte che assurgono, secondo Eugenio Miccini, a «…simulacri la cui precessione è più vera di ciò che esse simulano», in un accumulo dinamico di colori e segni che azzera ogni contenuto e si propone puramente e semplicemente, direi anche felicemente, come icona; infine, Agostino Tulumello realizza tessiture cromatiche sovrapponendo segno su segno, da quello più spesso e gestuale a quello più sottile e ragionato, in un labirinto ossessivo fino al limite della percezione visiva, quasi a voler scandire con esse il tempo e il suo vorticoso fluire, in un ruit hora che non consente meditazioni.

Gaetano Cristino



Scrivete all'amico
Frizzo

Le risposte
del
Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Alla ricerca di…
Newsletter
F.A.Q.