Raffaele D’Ambrosio: il potere evocativo della pittura
Mostra a Foggia nei locali del Centro Grafico Francescano in via Manfredonia (prima traversa), tel. 0881/728177 dal 12 aprile al 7 maggio 2008. Orari: 9:00-13:00, 15:30-18:30 dal lunedì al venerdì
Foggia,
05.04.2008 - Le opere recenti di Raffaele D’Ambrosio segnano il dilatarsi delle fonti d’ispirazione dell’artista e marcano una sorprendente capacità di evocazione, attraverso il filtro della memoria, di valori emozionali sereni e distesi, sicché la trasposizione sulla tela di forme più o meno leggibili e individuabili, con una materia pittorica vivida e nitida, non costituisce affatto la ri-proposizione o la definizione di questo o quel paesaggio, di questo o quell’oggetto, ma la traccia che la visione della realtà naturale ha inciso sulla sensibilità dell’artista. Questa traccia può essere più o meno corrispondente a quanto ognuno di noi vede o crede di vedere, ma in ogni caso evidenzia qualcosa che è altro dalla dimensione oleografica. Ci sono artisti in cui le tracce del reale sono evidenti, altri in cui sono meno palesi, ma anche nelle opere di questi, in quelle più marcatamente astratte, dove la realtà è completamente smaterializzata, c’è memoria della realtà sensibile e visibile che ha impresso un’emozione, una suggestione poetica. Lo stesso Paul Klee ammoniva d’altronde che anche nelle sue opere più astratte c’erano tracce della realtà, più spesso di un paesaggio. I “paesaggi della memoria” di Raffaele D’Ambrosio, così come l’artista ama definirli, hanno dunque una corrispondenza non tanto, o non solo, con la realtà naturale che li ha suggeriti e in qualche modo determinati ma con quello che l’artista ha rivissuto al proprio interno, dopo la folgorazione di quel particolare brano di paesaggio urbano, rurale o marino, e che egli riesce poi a restituire sulla tela con segni e colori. Tutti possiamo avere sotto gli occhi il medesimo oggetto, ma solo l’artista ne coglie i contenuti particolari e li svela (svelando anche se stesso) nella loro forma forse più autentica. Fino al paradosso dell’affermazione fulminante di Oscar Wilde che “non c’era nebbia a Londra, prima che Whistler la dipingesse”. Una gratificazione al potere evocativo e simbolico della pittura, al punto da lasciar presupporre come a volte possa essere la natura a copiare l’arte. In realtà, molto più probabilmente, l’arte esprime ciò che di più durevole e immutabile è nella realtà, la sua essenza.

Al dunque. Se ieri la memoria di Raffaele D’Ambrosio lasciava filtrare i luoghi della sua terra con modalità espressive molto poetiche, dove le case vetuste dei paesi del subappennino e del Gargano, gli scorci suggestivi o anche il degrado dovuto all’abbandono erano però spesso rivestiti di un velo di malinconia (ho parlato in altra circostanza di “colori del tempo”) appena smorzato dal cromatismo degli smalti o dall’inserzione di elementi della modernità, come giornali, o dall’uso di supporti non tradizionali, oggi la struttura compositiva delle sue vedute è più ariosa e le atmosfere cromatiche più nitide e vivaci. Per stare alla metafora della memoria, è memoria recente quella che sorregge e media i suoi paesaggi (che non sono più soltanto quelli che fanno corona al Tavoliere delle Puglia). Il che gli consente di modulare diversamente, con maggiore consapevolezza e con una gamma cromatica più ampia, il suo approccio con la realtà naturale, che oggi gli appare nell’interezza delle sue strutture più vere.
Le opere si dispiegano così a tutta pagina, con un bel ritmo e una coerente costruzione spaziale, e il cromatismo è quasi fauve, acceso ma gradevole, con armonie che privilegiano gli accostamenti piuttosto che i forti contrasti tra colori primari, dove comunque l’azzurro intenso predomina e riesce sempre a smorzare, a raffreddare i timbri accesi degli altri colori. I contorni che disegnano l’immagine non delimitano le campiture di colore ma fanno tutt’uno con esse, perché realizzati con pennellate larghe e granulose che si espandono sulla superficie circostante, in un deliberato uso costruttivo dello stesso colore, che sottolinea i volumi. L’atmosfera vibrante che ne viene fuori è sicuramente occasionata dalle vedute della nostra terra, di cui conserva la luminosità tutta mediterranea, ma essa può essere ormai letta sub specie universale, perché ciò che conta è appunto l’emozione che l’artista riesce a comunicare, e non, come ho già detto, la rappresentazione di questo o quel paesaggio particolare, di cui in ogni caso, se ancora riconoscibile, D’Ambrosio riesce a formulare e a consegnarci una struttura formale e cromatica sempre nuova.
Raffaele D'Ambrosio. La biografia
D’Ambrosio Raffaele, pittore. Nato a Faeto (Fg), si è formato a Firenze, studiando filosofia e storia dell’arte alla Facoltà di Magistero. Usa materiali diversi: olio, vernici alla nitro, carta di giornali, etc.
È alla ricerca dell’assoluto al di là di ogni legame con le cose, e di conseguenza va verso la sintesi, l’astrazione e il simbolismo spirituale. Ha esposto in importanti rassegne e numerose personali a Firenze, Mantova, Bologna, Prato, Roma, Sorrento, Verona, Peschici, Bari, Foggia, Perugia, Taormina. Nel maggio 2008 è stato premiato dal Segretario Generale dell’Associazione Internazionale dei Musei del “Gran Premio del Partenone” presso il museo Benaki di Atene. È presente in permanenza nel Palazzo Ducale di Pavullo (Mo).
Gaetano Cristino