L'Ostensorio di Raffaello Sanzio sarà realizzato tutto in oro grazie ai fedeli della Chiesa di S. Domenico e a Don Luigi Di Condio
L’inaugurazione l’11 febbraio del 2009, in occasione dei 150 anni dall'apparizione di Lourdes. L'opera sarà messa a disposizione del Vescovo della Diocesi Lucera-Troia, Mons. Domenico Cornacchia, per la Festa del Corpus Domini
Lucera,
15.08.2008 - Non mi sarei mai aspettato, dopo più di un ventennio dai miei studi in quel di Urbino, di ritrovare “tracce” del maestro Raffaello Sanzio a Lucera. Mi è accaduto discutendo, un po’ di tempo fa, con Don Luigi Di Condio, a cui è affidata la responsabilità della Chiesa di San Domenico. La storia è davvero unica ed entusiasmante.
Nel mese di febbraio scorso la Arciconfraternita del SS. Sacramento di Lourdes ha manifestato a Don Luigi sia il desiderio che la volontà di realizzare un oggetto iconografico originale, che fosse pronto in occasione della ricorrenza dei 150 anni dall’apparizione di Lourdes. E, dal momento che ogni diocesi si è cimentata in un progetto per farsi trovare pronta all’evento, anche Don Luigi, pensando… pensando…, un giorno che si recò a Roma, agli esercizi spirituali in Vaticano si ritrovò davanti ai propri occhi quel che sarebbe poi diventato un pezzo veramente unico. «Ho visto il Papa e i Vescovi che pregavano e un ostensorio davvero particolare», ha detto il parroco di San Domenico, il quale, avvicinatosi ad un suo amico, ha chiesto di saperne di più su quel magnifico oggetto. Don Luigi Di Condio aveva appena visto l’ostensorio che Raffaello aveva rappresentato in un affresco presente nella Sala della Segnatura: la “Disputa del Santissimo Sacramento”. Il manufatto ammirato dal parroco lucerino è stato realizzato in argento bagnato nell’oro. Un benefattore l’ha voluto donare a Papa Ratzinger.
Don Luigi torna a Lucera, entusiasta di aver trovato la soluzione e convinto che si possa fare di più rispetto a quanto già realizzato: «Lo faremo fare tutto in oro massiccio», ha comunicato all’Arciconfraternita del SS. Sacramento di Lourdes. L’autorizzazione, da parte del Prefetto Pontificio, ad accedere ai disegni era assicurata. Non restava che raccogliere la materia prima, l’oro, e dare mandato ai F.lli Pietro e Claudio Savi perché eseguissero l’opera. Da circa tre generazioni i Savi, la cui bottega si trova a pochi passi dalla Sede Pontificia, operano con la maestria che viene essi riconosciuta a tal punto da osare un parallelo, niente affatto azzardato, con la bottega del Vasari. Non è un caso che la Santa Sede si rivolga proprio a questa affermata fucina dell’arte orafa situata a pochi passi dal Vaticano.
Avere a disposizione i disegni già ricostruiti e gli studi eseguiti sull’affresco del Raffaello per estrapolare ogni traccia utile alla realizzazione dell’ostensorio ha rappresentato senza dubbio un enorme vantaggio. Don Luigi descrive i particolari fondendo passione ed emozione.

Per la ricostruzione dei disegni si è partiti dalla finca delle ostie. Ogni elemento rappresenta la storia evolutiva del prezioso oggetto. La luce gioca con le forme in una danza misteriosa ed immaginifica. La struttura, meno chiusa rispetto agli ostensori della locale diocesi che già conosciamo, si offre con i suoi pieni e vuoti a rifrazioni ancestrali e ad un chiaroscuro ritmico e di grande enfasi. Ed alla sua verticalità, a sottolineare lo slancio verso Dio, si aggrappano i Cherubini, una colomba che si staglia libera su uno sfondo aureo, la forma circolare superiore a simboleggiare l’Ostia avvolta da una circonferenza che richiama l’aureola sul capo del Cristo. Ma il vero punto di fuga, quello che cattura l’attenzione anche dell’osservatore più distratto, è la particola dentro la quale è riprodotta l’immagine di Gesù crocifisso. Alla composizione fanno poi da corredo diverse parti mobili che giocano in quello spazio dove si alternano una maestosa staticità ed un gioviale dinamismo. Singolare anche il richiamo, con due lettere “M” (quella grande in basso ed una più piccola nella parte centrale dell’opera, ad accentuare ancor più il senso di “ascensione”), alla figura di Maria.
L’iniziativa che vedrà nascere l’Ostensorio aureo è stata messa in atto grazie ad una raccolta di vecchi oggetti in oro che i fedeli (che hanno accolto numerosi e da subito l’idea) hanno inteso donare per la sua realizzazione. Fino a poche settimane fa si era superato il peso di 3 kg. di oro. Oggi dovremmo essere ormai vicini alla soglia prestabilita e necessaria (3 kg. ed 870 gr.) perché il prezioso manufatto possa prendere forma ed essere pronto per l’evento di febbraio del 2009. Da sottolineare il risparmio relativo ai disegni ed al calco, già disponibili ed il cui uso è stato, come già detto, autorizzato dal Prefetto Pontificio. Alla bottega artigiana verrà riconosciuto il solo costo della mano d’opera. Alla fine si andrà a risparmiare circa il 50% dei costi.
L’Ostensorio vedrà quindi la sua inaugurazione l’11 febbraio del 2009 e sarà messo a disposizione del Vescovo della Diocesi Lucera-Troia, Mons. Domenico Cornacchia, per la Festa del Corpus Domini.
Da segnalare ancora una volta la sbalorditiva risposta venuta dalla gente, che ha contribuito alla questua pur di sapere che nella futura piccola-grande opera ci sarà qualcosa di proprio. Sarà l’unico Ostensorio in oro tra i tanti realizzati in argento.
«Il periodo della consegna – ha riferito Don Luigi Di Condio – è previsto per dicembre prossimo, in piena atmosfera natalizia».
L’evento dei 150 anni della Madonna di Lourdes e la mano di un Maestro come Raffaello Sanzio da Urbino non potevano che richiamare una grande e meritata attenzione.
L’Ostensorio di Raffaello
Disputa del Sacramento (Città del Vaticano)
Situato sull’asse centrale dell’intera opera quasi dominante la parte inferiore, si erge sull’altare l’Ostensorio.
Qui il cerchio costituisce una presenza significativa, in quanto riproduce la forma dell’Ostia, ed è ampliato e ripetuto nella parte soprastante, prima sullo sfondo dorato su cui spicca la colomba, poi nell’aureola che circonda il capo di Gesù.
Il senso di compatta unità, così ottenuto, trova nuova conferma nella dorata cornice dell’Ostia, alla corona di teste alate di putti che incornicia l’aureola del Cristo.
Lo sguardo dell’osservatore, anche distratto, si concentra sull’Ostensorio e nella particola in esso contenuta, che reca all’interno l’immagine di Gesù crocifisso.
L’Ostia e l’Ostensorio rappresentano il fuoco e l’oggetto dei gesti dei personaggi, che riempiono la parte inferiore dell’opera.
Raffaello regola minuziosamente i percorsi visivi necessari per una corretta interpretazione dell’opera e al centro di essa mette l’Ostia e l’Ostensorio.
Nell’anno dell’Eucaristia si è voluto tentare di prendere, staccandolo dal muro, l’Ostensorio che Raffaello ha dipinto.
L’idea di realizzare quest’opera nasce nella Prefettura della Casa Pontificia (nelle persone di Mons. J. M. Harvey e di Padre Leonardo Sapienza), in collaborazione con i Musei Vaticani (grazie al Direttore, ma soprattutto a Mons. Paolo De Nicolò, ispiratore dell’opera ed attento supervisore dei lavori oltre che infaticabile motivatore), che hanno trasferito su lucido il disegno dal vivo muro, operazione mai fatta prima d’ora, fornendo gli elementi necessari per il lavoro.
Descrizione dell’Ostensorio in oro
L’opera è tutta in oro, pesa kg. 3,870 (compresa la scatola porta Ostia) e si compone di 72 elementi, eseguiti a mano e, per quanto possibile, secondo le tecniche artigianali dell’epoca di Raffaello.
Sul “retro” trovano posto otto acquemarine tonde cabochon che rifiniscono i dadi di ritegno delle applicazioni frontali, così da rendere il verso dignitoso come il fronte.
L’Ostensorio di compone di due facce di gran dignità, così che l’adorante non abbia mai l’impressione di trovarsi dietro l’Ostensorio.
La completa realizzazione dell’opera richiede circa undici mesi di lavoro, ed in questo periodo è compreso il tempo speso per lo studio al fine di raggiungere la corretta interpretazione e armonizzazione di tutti gli elementi.
Sono 6 i disegni preparatori, 2 i modelli in legno, 2 le basi di gesso riproducenti l’esatto profilo di quell’originale. A ciò si aggiungano 14 modelli per i decori e più di 18 stampi d’acciaio per la tornitura delle lastre d’argento per gli elementi portanti. Il quadro della fase preparatoria o di studio è completato da 12 stampi di gomma per la riproduzione dei decori.
Già nella fase della realizzazione dell’Ostensorio in argento bagnato in oro (quello che avrà Lucera sarà completamente in oro), sono stati eseguiti tre oggetti di prova, per capire il corretto montaggio e la tenuta meccanica, di cui uno in rame e argento e gli altri due tutti in argento, quindi si è proceduto al definitivo montaggio dell’esemplare.
La custodia per l’Ostia è concepita come un piccolo ostensorio, essa raffigura l’impronta eucaristica medioevale con il monogramma di Cristo (X-IHS) inciso sul ferro per le ostie di San Francesco d’Assisi, e conservato presso il Santuario di Graccio (Rieti), contornata da angeli come lo è quella consacrata nell’Ostensorio.
Roberto Notarangelo