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La pittura di paesaggio di Franco Maruotti
Itinerari: Franco Maruotti espone nello spazio del Centro Grafico Francescano di Foggia in via di San Giuliano (Via Manfredonia, 1ª traversa) dal 19 settembre al 20 ottobre 2009 (09:00-13:00 - 15:30-18:30). Inaugurazione sabato 19 settembre alle 18:30

Foggia, 15.09.2009 - La pittura di paesaggio di Franco Maruotti ha assunto nelle ultime opere la freschezza e l’immediatezza propria degli appunti di viaggio, delle illuminazioni e delle corrispondenze improvvise che la ricca mutevolezza della natura può stimolare nell’animo di un artista. I suoi paesaggi non hanno infatti quasi più funzione descrittiva ma sono pressoché smaterializzati, come ho scritto in altra circostanza, della loro forma, lasciando parlare soprattutto i colori nei loro valori più espressivi. La casualità dell’incontro con brani di natura immersi in atmosfere cromatiche suggestive che variano dal sublime al cupo al rasserenante, dà modo all’artista di rivivere tali percezioni trasformandole in veri e propri stati d’animo. E dunque la realtà naturale è solo il detonatore che facilita l’emersione sulla tela dei sentimenti dell’artista.
Il paesaggio di riferimento può essere sempre lo stesso (quante volte Maruotti ha citato nelle sue tele le colline del subappennino daunio o il Gargano o la sua amata e rinfrancante Sant’Agata di Puglia), ma la realtà espressa, che poi è la realtà dei sentimenti, è sempre diversa, perché sono i colori e il segno dell’artista a determinarla e a darle consistenza. Cosicché gli schizzi che Franco Maruotti è solito fare durante i suoi viaggi, quando è colpito dalla bellezza di un fascio di luce che illumina le case di un paesino avvolto dalla tenebra di un temporale o dal fascino di alberi in bilico su dirupi o dalla suggestione di masse di materiale roccioso che si aggregano nello spazio sfidando ogni regola della fisica per incombere su vedute non a caso “mozzafiato”, più che ritratti dei luoghi sono soprattutto appunti sui suoi itinerari dell’anima, sulle riflessioni interiori che la realtà ha determinato in quel particolare e irripetibile momento che poi riuscirà a riportare sulla tela, o sul cartone pressato, con la stessa intensità emotiva, rivelatrice volta a volta di sorpresa, gioia, malinconia, turbamento.
I modi con i quali Maruotti esprime tali emozioni sono per lo più quelli della pennellata (a volte della spatolata) larga e pastosa – ormai svincolata dalla delimitazione del disegno – che si sovrappone a un impasto di base di tipo informale che ne favorisce ed accentua l’espressività, simulando una sorta di emersione dal pro-fondo delle strutture formali ancora visibili che si concretizzano sulla superficie. Anche la dimensione spaziale e volumetrica dei dipinti costituisce il risultato di questa impostazione, strutturandosi liberamente attraverso l’intreccio di più elementi, luce, matericità, pennellata segnica e gestuale, piuttosto che attraverso i tradizionali approcci dei diversi tipi di prospettiva.
Alcuni dei dipinti esposti in mostra sono rivelatori al massimo grado di questi esiti che Franco Maruotti ha dato ormai alla sua pittura, che ha avuto inizialmente come ineludibile punto di riferimento la lezione di Paul Cèzanne e quella dei cultori della forza espressiva in sé delle masse cromatiche. Parlo per esempio di alcuni brani di paesaggio collinare costruiti con pennellate larghe e ondulate che costruiscono i piani, dalla base fin su al bianco e all’azzurro del cielo, che si fonde con la vetta, per accrescimento successivo, dove il fogliame fa da raccordo tra i piani, e con tagli di luce in diagonale che creano la consistenza spaziale o di altri paesaggi in cui la trascrizione del dato naturale, gli alberi in particolare, nella loro essenziale verticalità, viene realizzata con una forza gestuale singolare in un “tutto concluso” e semplificato però, che fa venire alla mente la rielaborazione novecentesca di alcuni elementi giotteschi, di contro alla vegetazione circostante, rigogliosa e irregolare.
Ma anche in tutti gli altri paesaggi c’è una “libertà” dal modello, dalla fonte ispirativa, che ci fa capire come anche attraverso un genere considerato a torto minore possa continuare ad esprimersi la forza creativa della pittura.

Gaetano Cristino



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