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“Jeremy Rifkin boccia il nucleare e punta alla generazione distribuita da rinnovabili
«Con tutt’altra strategia l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) stima il costo del dimezzamento della CO2 in 45.000 miliardi di dollari entro il 2050»

Italia, 17.06.2008 - Una interessante intervista al “guru” mondiale delle energie, Jeremy Rifkin, è stata pubblicata il 7/6 sul quotidiano la Repubblica nella sezione Ambiente. “Il Frizzo” la ripropone – in un momento caratterizzato dalla accesa discussione di questi ultimi tempi sui temi dell'energia rinnovabile e dell'ambiente – estrapolandola da un articolo apparso sull'ultimo numero del "Messaggero eolico” (periodico edito in quel di Grosseto) ed a firma di Sara Giannini.

Il punto di partenza è il recente annuncio del governo italiano di avviare un programma di centrali elettriche nucleari, ma il nocciolo del discorso è il tentativo di controllare i mutamenti climatici in corso, dovuti alle emissioni in atmosfera.
Lo studioso americano, «è autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia, lavoro, società e ambiente. Le sue pubblicazioni sono state tradotte in più di 20 lingue e sono studiate in centinaia di università di tutto il mondo» (Fonte Wikipedia). Egli ritiene che le centrali atomiche siano una soluzione di retroguardia, come curare malattie nuove con la penicillina. Tra l’altro anche sul piano economico la sempre minore disponibilità di uranio porterà alla crescita progressiva del prezzo, con le identiche dinamiche di mercato del petrolio. Ma in tutto ciò non si può neppure trascurare un fattore rilevante come le scorie, problema ancora non risolto in Italia.
Parlando dello scenario italiano Rifkin mette a nudo la demagogia della scelta nell’ottica del Protocollo di Kyoto: «Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce biossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui».
E non è più confortante la sua critica sul problema scorie: «Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili».
Ma lo studioso americano mette in evidenza anche aspetti poco noti e ipocritamente sottaciuti dai politici, come la forte esigenza di acqua per raffreddare i reattori che, ad esempio, nell’estate di 5 anni fa mise in crisi la Francia.
Tutte criticità di grande peso che dovrebbero orientare le scelte… «Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche».
La sua proposta è invece quella che lui ha battezzato la "terza rivoluzione industriale", ossia un sistema di generazione distribuita, in cui ognuno produce la propria energia da fonti rinnovabili e la condivide tramite "reti intelligenti", analogamente a come oggi funziona internet. E alla domanda sull’applicabilità in Italia di questo modello, Rifkin risponde: «Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. […] Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla. In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia».
E il parere di Rifkin sulla motivazione di base della scelta del governo italiano è: «Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore».
E di certo in Italia, dopo un cinquantennio di monopolio Enel, da cui a fatica stiamo uscendo con un oligopolio, la proposta di una energia distribuita per una "terza rivoluzione industriale" allarma tutta la classe politica più per l’aspetto "rivoluzionario" della perdita del controllo centralizzato – una sorta di "indipendenza energetica" –, che per il mutamento degli assetti di mercato.

Il costo del dimezzamento della CO2

Quasi in contemporanea all’intervista con Rifkin, viene pubblicato lo studio dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), sulle stime dei costi per dimezzare le emissioni, con tutt’altro orientamento strategico.
Secondo la relazione "Energy Technology Perspectives" la spesa per il dimezzamento delle emissioni di gas effetto serra entro il 2050 potrebbe ammontare a 45.000 miliardi di dollari; dovrebbe essere ripartita in 100-200 miliardi di dollari annui nel prossimo decennio, in crescita a 1000-2000 miliardi dal 2030. Il report, commissionato 3 anni fa dagli stati del G8, è servito anche a individuare le tecnologie indispensabili per centrare il target.
Lo studio quantifica in 25 centrali a gas e 35 a carbone l’impegno annuale per il sequestro di CO2 emessa, con un costo tra i 200 e 500 $ la tonnellata. Inoltre ogni anno nel mondo si dovrebbero installare circa 17.500 turbine eoliche e 32 centrali nucleari.
Il direttore dell’Agenzia, Nobuo Tanaka, ha dichiarato: «Ora o mai più. Richiederemo l’adozione immediata di politiche per una transizione tecnologica senza precedenti». Anche in questo caso si tratta di una "rivoluzione", ma strategia e tecnologia appaiono ben differenti dalle ipotesi di Rifkin, in particolare per i soggetti coinvolti e per i mega investimenti su impianti e infrastrutture. Il report, presentato ai Ministri dell’Energia ad Aomori, servirà da base di discussione al vertice G8 di Hokkaido, il 7 luglio prossimo.

Sara Giannini
(Fonte: Il Messaggero eolico)

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