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Spazzati via dal vento. Valdicecina: arrivano le torri, se ne va la gente
Una storia che deve far riflettere chi ancora continua a fidarsi di policanti da strapazzo

Lucera, 20.06.2008 - Ai poveri fanciullini con tanto di pizzetto vomitanti bile e veleno ed ai politici e politicanti penosi e da strapazzo che ci hanno consegnato questa terra violentata, ridotta sul lastrico e che, purtroppo, saremo costretti a mettere nelle mani dei nostri innocenti figli anche peggio di com’è (l’ultima notizia è che i ghiacci dell’artico sono ridotti del 40% in soli venti anni!), suggeriamo di leggere questa bella e romantica storia (un articolo apparso su “Il Tirreno”, Repubblica ed a firma di Barbara Antoni) nella speranza possano rinsavire e recuperare il senso reale della vita abbandonando, come il Santo Padre ha detto giorni fa, la strada dell’individualismo, feroce e autodistruttivo.

Roberto Notarangelo

Calamaio Elga: «Arrivammo qui in Valdicecina per caso e mio marito si innamorò di questo posto»

Dall'area dell'ex miniera, il tesoro di rame che la Montecatini Edison ha scavato per quasi mezzo secolo, bisogna percorrere chilometri di sterrato per arrivare sulla strada di Miemo, l'unica che sale sul crinale incontaminato dove gli unici interventi dell'uomo, finora, sono i pali di legno di una vecchia linea telefonica. Una strada antica, tra cespugli infiniti di ginestre e le macchie rosso acceso dei lupini, dai quali all'improvviso può sbucare la lepre, oppure il capriolo. Lungo quella strada, un tratto di tre chilometri e 700 metri dal monte Massi alla vetta più alta del poggio di Miemo, da dove la vista si allarga fino al mare da una parte e alle Apuane dall'altra, dovrà sorgere un parco eolico. Sei torri, alte circa cento metri, con eliche del diametro di trentacinque. Svetteranno, ciascuna, su basamenti collocati sopra piazzole di trenta metri per trenta, e costituiranno, futuribilmente, l'anello di congiunzione fra il parco eolico già esistente a Chianni e quello che Lajatico si prepara a realizzare. La fattoria eolica di Miemo, che beneficerà di fondi regionali, è un affare non da poco: per costruirla ci vorranno dodici milioni di euro.
Per tre milioni il Cosvig (consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche) ha stilato il progetto; a realizzarlo, dopo aver vinto la relativa gara di appalto, sarà la "Energetic Source" di Brescia (gruppo Renova, colosso russo che fa capo al magnate Viktor Vekselberg). Da parte sua il Comune (nemmeno duemila anime e un territorio vastissimo) ci guadagnerà un'entrata di 130mila euro l'anno per dodici anni, oltre a un bonus iniziale di 900mila euro e al 5% sul fatturato annuo di energia prodotta (18mila chilowattora, immessi nella rete). Ma prima ancora che la prima pietra sia stata posta (secondo il sindaco di Montecatini Sandro Cerri succederà il prossimo agosto), il parco eolico si è trovato in un mare di polemiche, legate al fatto, soprattutto, «che il Cosvig - spiega Franco Piras, proprietario di un agriturismo a Miemo - ha dichiarato che erano stati acquisiti i terreni per tutte le torri quando invece non era vero. Il Comune, infatti, ha appena dato il via a una variante per espropriare quelli non acquisiti».
L'ultimo grido di allarme viene da Elga Giudici Schublach, proprietaria dell'agriturismo Il Frassinello che, a parco costruito, si troverà "stretto", come altre strutture ricettive di Miemo, fra due gigantesche torri del vento. Da circa due anni – da quando, in pratica, cominciò a ventilare il progetto del parco – la signora Schublach lotta in prima linea contro le pale. Ha aderito al comitato Il Globo, gruppo anti eolico nato a Miemo che ha fatto proseliti in Valdicecina; ha firmato, con altri sei "vicini di casa" un ricorso al Tar contro «l'anomalia che il progetto della fattoria del vento di Miemo sia stata esclusa dalla valutazione di impatto ambientale della Regione», dice Schublach. E annuncia che sarà ancora a loro fianco per un ulteriore ricorso, che scatterà se o non appena ruspe e squadre di lavoratori arriveranno a costruire le torri. Ci sono motivi affettivi e ragioni di giustizia nella crociata della Schublach. Settantasei anni, origini tedesche, nata e cresciuta in Colombia a Bogotà dove il nonno era ambasciatore, si trasferì a Milano dopo il matrimonio con l'ingegner Federico Giudici, analista finanziario che aveva vissuto a lungo in Kenya e in India, scomparso nel 1984.
«Arrivammo qui in Valdicecina per caso e mio marito – racconta – si innamorò di questo posto perché lo vedeva uguale al Kenya. Facemmo sacrifici per acquistarlo, 25 anni fa. All'inizio ci aprimmo un allevamento di cervi». Gli ultimi cervi, continua il racconto, sono rimasti fino a due anni fa, «quando me li hanno rubati e uccisi, sono spariti tutti». Elga è stata un'antesignana dell'agriturismo: «Il primo a Montecatini Valdicecina l'ho aperto io – spiega –, il termine "agriturismo" non era ancora stato coniato, le chiamavano strutture paying guest (ospiti paganti, ndr). Io come tanti altri ci ho investito soldi e tempo, per poi non essere nemmeno informata delle torri eoliche. L'ho saputo dalla gente; giudico incoscienza politica e questi sistemi di amministrare, altro che democrazia». Se le torri arriveranno ha deciso: tornerà a Bogotà, dove ha una casa e tanti amici, come l'ex presidente Pastrana che è stato suo ospite in incognito al Frassinello quando ancora guidava la Colombia. Per questo vuole mettere in vendita l'agriturismo. Ma all'agenzia si è sentita dire qualcosa che l'ha ferita: «Vendere? Impossibile, con le torri non comprerà nessuno».

scrivi a: info@ilfrizzo.it



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