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Inferno discariche in Capitanata: la 1ª parte dell'incontro svoltosi a Lucera il 1º agosto dal titolo “Gomorra lucerina e dei Monti Dauni”
«Sapevano che lì c’era una fornace di mattoni. In realtà ci portavano i rifiuti tossico-nocivi. E le istituzioni sapevano. E in tutti questi anni hanno nascosto»

Lucera, 10.08.2008 - Venerdì scorso, 1º agosto, si è svolto a Lucera, in piazza Duomo, a partire dalle ore 21:00 circa, un incontro-dibattito organizzato dall’Associazione “Noi Donne di Capitanata” e dal “Comitato per la Tutela e la Difesa della Salute e del Territorio” che ha avuto per tema le discariche di Capitanata ed intitolato "Gomorra lucerina e dei Monti Dauni". In un primo momento agli organizzatori era stato garantito il patrocinio da parte del Comune di Lucera e la possibilità di usufruire di adeguate strutture di supporto. Alla fine tutto è venuto meno ed i fautori dell’iniziativa si sono dovuti accontentare del solo permesso della piazza, mentre per il resto si sono dovuti arrangiare da soli ed a proprie spese.
Un tema assai d’attualità e scottante quello affrontato nella serata protrattasi fino alle ore 23:30 circa, sotto il cielo stellato del cosiddetto “Salotto di pietra di Capitanata” che ha visto a mano a mano crescere la partecipazione della gente, fino a contare su un pubblico molto sostenuto.
Ad intervenire sono stati Liliana Toriello, presidente della Associazione “Noi Donne di Capitanata”, e l’avv. Antonio Caraglia, presidente del “Comitato per la Tutela e la Difesa della Salute e del Territorio”. Ospite d’eccezione il giornalista free-lance Gianni Lannes, noto per aver condotto numerose inchieste sulle eco-mafie, per non parlare delle indagini giornalistiche sulle cosiddette narco-mafie e sulle vicende in Puglia legate ad incendi, abusivismo e speculazioni.
Negli ultimi mesi Gianni Lannes è salito alla ribalta per le scottanti questioni relative alla mega discarica in località Giardinetto (vai all’indice degli argomenti correlati). Un tema già affrontato da Lannes, per la verità, già nel lontano 1999, quando scriveva per varie testate giornalistiche. Così pure si è messo in evidenza in quel di Orta Nova, laddove è stata da poco scongiurata (almeno così sembra) la realizzazione di una discarica di circa sette ettari da parte della AGECOS, azienda che fa capo ai fratelli Bonassisa.
«Le informazioni che qui andiamo a documentare – ha esordito Liliana Toriello nell’aprire l’incontro-dibattito – le dobbiamo a Gianni Lannes e non certo alla stampa locale». Già a novembre del 2007 RaiUno, ospite in studio lo stesso giornalista, ha mandato in onda un ampio servizio su Giardinetto. Cosa poi replicata su La7 con un toccante documentario alcuni mesi dopo.
Le inchieste portate alla luce dalle nostre parti da Lannes hanno portato subito alla costituzione di comitati di difesa e tutela del territorio, come quello cittadino costituitosi nella città di Troia, a cui ha fatto seguito quello intercomunale che ha coinvolto diverse cittadine della provincia di Foggia tra cui, appunto, Lucera.

Toriello ha evidenziato «…la necessità di opporre una legalità alla criminalità che aggredisce il territorio. Dopo le vicende della discarica di Deliceto, che hanno portato a diversi arresti – ha poi detto –, il governatore della nostra Regione, Nichi Vendola, ha parlato di una “Gomorra dei Monti Dauni”. Noi aggiungiamo che c’è una Gomorra anche del nostro territorio che è circondato pure esso da discariche abusive tossico-nocive e quasi tutti non ne hanno consapevolezza». Motivo per cui secondo la presidente di “Noi Donne di Capitanata «…diventa fondamentale l’informazione e, per quanto ci riguarda, ci siamo attenuti non ai “sentito dire”, anche perché Lannes è una persona documentatissima, ma ci siamo rifatti ad atti pubblici, delle procure, della commissione bicamerale sul traffico di questo tipo di rifiuti, al rapporto ultimo di Lega Ambiente che pone la Puglia al terzo posto come regione più inquinata. Un terzo posto guadagnato soprattutto dalla concentrazione del fenomeno in Capitanata. Di recente – ha aggiunto – l’ARPA Puglia ha diramato delle notizie ufficiali attinenti la qualità dell’aria nel nostro territorio che ha suddiviso in quattro zone di rischio. Nella terza zona ha compreso un’area fortemente inquinata non solo dagli scarichi provocati dagli autoveicoli ecc., ma anche dalle grandi industrie e, in questa fascia, troviamo non solo Taranto e Brindisi ma, e questo qualcuno ce lo deve spiegare, anche la città di Lucera. Eppure qui vi è sottosviluppo e non ci sono quelle fabbriche a cui si fa riferimento».
Altra curiosità evidenziata ha riguardato Agenda 21 «…che ha commissionato a Lucera, quattro anni fa ad Ambiente Italia, un monitoraggio della città. Con 188mila euro pagati dalla nostra collettività sono stati espressi i punti di criticità segnalando, tra l’altro, che qui manca una centralina che rilevi la qualità dell’aria. Queste criticità sono state messe nel cassetto. Se oggi visitate il sito del Comune di Lucera appare di nuovo la vicenda di Agenda 21. Non vorremmo che si spendessero altri 200mila euro per poi arrivare alle stesse conclusioni: si fa la diagnosi, ma a questa non segue una cura. Chiediamo quindi che a Lucera venga installata, come vuole la legge, una centralina di monitoraggio dell’aria».

«La nostra associazione ed il nostro comitato – ha rimarcato Liliana Toriello – stanno girando la Capitanata ed il Subappennino per far conoscere questi problemi. Ebbene stiamo avendo grandi riscontri perché quello di cui noi parliamo è la difesa della vita e del nostro territorio. Sotterrare le sostanze di cui si parla, ma soprattutto sotterrare l’informazione su queste sostanze e soprattutto farlo mentendo addirittura nei consigli comunali, significa non voler affrontare il problema, un problema che esiste. Ciò che sta avvenendo nel territorio da parte di un’economia così illegale, poiché il traffico di rifiuti è una economia illegale. La legge prescrive che chi inquina deve mettere in sicurezza e disinquinare. Il disinquinamento di Giardinetto, per fare un esempio, costerebbe all’incirca 60 milioni di euro. Ora, visto che c’è una sentenza, perché il disinquinamento ce lo dovremmo accollare noi in quanto collettività? È evidente che se così fosse le casse regionali e dello Stato si svuoterebbero e permetterebbe a costoro di arricchirsi sul traffico illecito di rifiuti. Uno svuotamento doppio che noi dobbiamo pagare grazie all’inquinamento che loro ci procurano. E a questo punto noi diciamo che siccome nessuno vede, nessuno sente, nessuno vuole parlare di queste problematiche ci poniamo una domanda: chi ci difende? Quali sono le istituzioni che difendono le collettività? È necessaria allora una società civile, attiva, partecipe, che difende il territorio, noi stessi ed anche i nostri figli, perché questo è un dramma che non ci porteremmo addosso solo noi ma pure le future generazioni. È di questo che intendo parlare e discutere, naturalmente in modo pacato, con chi si pone degli interrogativi di tal genere. Le risposte sono nei dati di informazione certa in nostro possesso, senza le quali non si possono fare inchieste come quelle condotte da Gianni Lannes. Ed è proprio a lui che va il mio ringraziamento per il lavoro svolto fino ad oggi per tutti noi».

L'intervento di Gianni Lannes

«Torno a Lucera dopo sei mesi. È la mia seconda conferenza in questa città. Sono emozionato davvero nel parlare in questa splendida e meravigliosa piazza Duomo, perché questa città evoca la mia infanzia. Avevo la nonna materna che viveva da queste parti, in un paese del Subappennino.
Il tema è ovviamente scottante. Sono un giornalista free-lance investigativo. Lavoro per la carta stampata e per i maggiori giornali italiani ed anche per la televisione. Questa sera presenterò un filmato che è andato in onda a novembre dello scorso anno su RaiUno, in cui ho raccontato la vicenda della società I.A.O. dei Fantini a Giardinetto, in agro di Troia. Lì dove c’era una ex fornace vi fu realizzata un’attività di import di rifiuti tossico-nocivi provenienti dall’Italia settentrionale, ma anche dall’Italia meridionale e, ovviamente, dall’estero. Quest’azienda fu sequestrata dal Nucleo Operativo dei Carabinieri nel luglio del 1999. La Procura del Tribunale di Lucera aprì un’inchiesta. Titolare di questa indagine era il Pubblico Ministero Antonio Laronga, recentemente trasferito a Foggia. Il processo ebbe inizio soltanto nell’anno 2002 e si concluse nel 2004 con una condanna in primo grado del signor Giuseppe De Munari, responsabile legale della I.A.O., ad un anno e due mesi di reclusione. Da questo processo madre scaturirono altri procedimenti giudiziari ed il signor Francesco Paolo Fantini patteggiò la pena. I reati ambientali si prescrivono dopo quattro anni. Questo processo ebbe inizio con gravissimi ritardi e l’inchiesta arrivò che era bell’e conclusa nel 2004. La Corte d’Appello di Bari che annulla tutto quanto per alcuni vizi di forma ed il sito viene dissequestrato. Singolare coincidenza: ci chiediamo come mai questo sito non è mai stato messo in sicurezza. Eppure si tratta di sostanze molto pericolose, come hanno dimostrato degli esami che sono stati condotti in loco al momento del sequestro ed anche recentemente da parte dell’ARPA. Rifiuti che sono stati stipati nei capannoni, sui piazzali ed anche nel sottosuolo a contatto con acque del Sannoro ed un fiume, il Cervaro che il signor Rocco Bonassisa ha inquinato per anni trasferendo in pieno giorno e nottetempo, impunemente fino al 4 giugno, data del suo arresto, una grande quantità di rifiuti tossico-nocivi, almeno secondo quella che era stata la ricostruzione giudiziaria. Ma ci sarà un processo e vedremo cosa succederà.
Questa sera presenterò tre filmati. Il primo andato in onda, appunto, nel novembre del 2007. Poi c’è un’altra inchiesta andata in onda su La7 a marzo di quest’anno. Infine uno spezzone di un documentario che sto realizzando e che si intitolerà “Inferno di Capitanata”. Questa terra che una vocazione agricola, che possiede risorse naturalistiche, storiche, artistiche e archeologiche, ahimé!, conta molte disattenzioni, anche giornalistiche e si sta trasformando in un’autentica pattumiera industriale.
Vi ricordo che a due chilometri da Lucera c’è l’Alghisa srl.

Ma qualcuno potrebbe chiedersi perché siamo a Lucera e parliamo anche di Giardinetto. Dei nessi ci sono certamente. Le sostanze inquinanti non fanno sconti, anche perché quei rifiuti si presentano sotto forma di fanghi, ceneri… Dal 1997 sono ancora lì dove io sono entrato ancora la scorsa settimana per girare altri filmati e scattare altre foto e nessuno ancora si preoccupa di mettere in sicurezza il sito. Complimenti!
Ci sono rischi epidemiologici. La pioggia, il vento, disperdono queste piccole particelle su tutta la Capitanata, ma possono arrivare addirittura fino alla provincia di Benevento, perché il raggio d’azione stimato è di circa 80 chilometri. Dopo la trasmissione su RaiUno mi chiedevo perché l’allora presidente della Provincia di Foggia non facesse qualcosa. Per esempio uno screening sulla popolazione della Capitanata ed in particolare sui residenti a Giardinetto e nei paesi limitrofi come Troia, Castelluccio, Orsara, Bovino ed anche, ovviamente, Lucera, perché qual sito non è molto lontano da qui in linea d’aria. In quella zone ci sono coltivazioni che certificano il biologico e questi signori invece di preoccuparsi e di capire qual è il problema hanno negato fino a stamattina l’evidenza dei fatti. Il sito non è ancora stato messo in sicurezza e sono passati ormai undici anni.
Io sono indignato, perché ho visitato quasi tutte le case di coloro i quali vivono da tempo a Giardinetto. Sono agricoltori. Sono persone sole e indifese. Ebbene ho fatto una constatazione che è sotto gli occhi di tutti: non c’è una casa a Giardinetto dove non ci sia una persona che sia malata di cancro o già deceduta. Intere famiglie, ragazzi, come il caso di Antonio Cornacchia, 19 anni, a cui hanno asportato un polmone. Adesso si è ammalata anche sua sorella che ha appena 8 anni. Bevevano l’acqua, quella del pozzo. Vivono alla stazione di Troia scalo, a Giardinetto, in una casa delle Ferrovie, di TrenItalia che fa le analisi sulle acque, sui pozzi. Io per caso sono arrivato su queste analisi e mi sono insospettito. Quelle famiglie mangiano gli ortaggi di quei posti. E lì ci fu il sequestro del N.O.E. Carabinieri. Non hanno mica sequestrato un’automobile! Hanno sequestrato un sito di settanta ettari, buona parte dei quali è occupata illegalmente da rifiuti tossico-nocivi.
Io ho qui dei dati precisi. Il 28 luglio sono stati pubblicati, in Puglia, i dati sulla mortalità regionale. È uno studio realizzato dall’osservatorio epidemiologico pugliese ed ha una certa valenza scientifica. Il 23,2% è la seconda causa di morte in Puglia per tumore. 9.213 morti nel 2004. Soprattutto casi di melanoma alla trachea, bronchi e polmoni. Per quanto riguarda la provincia di Foggia si legge: “Di difficile comprensione pare invece la concentrazione per diabete mellito nei maschi nell’area centrale della regione o per infarto miocardico acuto, sempre nei maschi, nei comuni del Subappennino dauno. Molti comuni in Capitanata sono stati segnalati anche come zone a elevato rischio ambientale e la provincia di Foggia si segnala soprattutto per le leucemie”. Ma come: la Capitanata?

Avevo chiesto al dott. Carmine Stallone di commissionare uno studio epidemiologico fatto da istituti scientifici super partes. Io suggerivo, per esempio, l’Istituto Ramazzini di Bologna, tra i più qualificati al mondo. Nulla da fare. È passato invano tutto questo tempo e non è stato realizzato un bel niente. E per fortuna adesso è arrivato questo atlante, questo studio fatto in Puglia che è soltanto una fotografia, ovviamente, e non uno studio particolareggiato su quello che sta accadendo e verificando in questa provincia. Io ho raccolto più di centoventi cartelle cliniche di persone che sono decedute a causa del cancro soltanto a Giardinetto. Ho chiamato in causa i medici di base nei paesi di quest’area, che spesso hanno il polso della situazione, anche perché i dati della A.S.L. sono frammentari e di natura statistica e non dicono quasi nulla. Molte delle persone che io ho intervistato ormai non ci sono più. Ultimamente ho conosciuto un altro ragazzo che ha ventuno anni e vive a Giardinetto: anche lui ha il cancro.
Non è una scommessa questa, non è un gioco, perché tocchi con mano un dramma, il dolore delle persone che ignoravano questa situazione. Sapevano che lì c’era una fornace di mattoni. In realtà ci portavano i rifiuti. E le istituzioni sapevano. Lo sapeva la Provincia, perché c’è un rapporto del comandante della Polizia Ambientale inviato alla Procura della Repubblica di Lucera nel novembre del 1997. E pensare che già allora si poteva bloccare questo traffico redditizio. E invece solo dopo due anni c’è stato il sequestro. Io dico che non si può giocare con la salute della gente con questi atti. Vengono chiamati “crimini ambientali”. Qualcuno dovrà pagare! Qualcuno, i responsabili, paghino e si proceda a bonificare quell’area. Quante persone sono decedute per queste cause? Sembra strano che soltanto a Giardinetto c’è una maggiore concentrazione e non si fa nulla per stabilire se c’è un nesso di causalità con una indagine epidemiologica ed uno screening sulla popolazione. Parlo di case che insistono a poche centinaia di metri dalla ex fornace Fantini poi chiamata I.A.O. Sapete cosa voleva dire per questi signori questa sigla? Industria Agricola Olearia srl.
Probabilmente sono stati commessi degli errori tecnici, altrimenti come si spiega che non si provvede alla messa in sicurezza del sito? E come si spiega che il processo parte dopo tre anni? E tutti sapevano… Compreso i nostri cari politicanti locali.
Ora il punto è capire qual è il grado di contaminazione ambientale. Ci sono dei rifiuti tossico-nocivi, è inutile negarlo. Secondo la I.A.O. sono 47mila tonnellate, mentre secondo me ce ne sono circa 150mila. Bisogna solo scovarli un po’ alla volta e capire dove sono stati interrati. Le aziende che certificano il biologico hanno campi a poche decine di metri da quel sito inquinato.
Giardinetto era un luogo meraviglioso che hanno ridotto in quello stato. E secondo me, dalle informazione che ho, non è finita, perché ci vogliono ancora speculare. Intanto chi risarcirà mai la mamma di Giorgio Carlomagno, un bambino morto di cancro a soli tre anni, o tanti altri ragazzi ed interi nuclei familiari? E quante persone sono a rischio? E la Capitanata? Quali rischi corre? Vogliamo chiamare degli esperti che ce lo possano dire? È una cosa che chiederò anche al nuovo presidente della Provincia.
Ci sono persone ed istituzioni che hanno nascosto per anni questa situazione. E continuano a nascondere. E continuano a mentire. Il sindaco di Troia ha detto che è tutta panna montata. Hanno fatto una campagna, a Troia, per tentare di nascondere tutta questa situazione. O ad Orsara, dove si va in giro a dire che non ci sono problemi».
(Fine prima parte).

Roberto Notarangelo

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