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“Ecologia e politica. Verdi fasulli governo sordo”. Da “Il Corriere della Sera” del 15 agosto 2008
Riproponiamo ai lettori un editoriale di Giovanni Sartori sulla preoccupante questione mondiale in tema di ambiente

Milano, 15.08.2008 - Verde è il colore emblematico della natura. Emperrocché chi si dichiara «verde» si dovrebbe occupare della natura. Ma i Verdi italiani sono anch’essi all’italiana. Sono una costola mal riuscita del ‘68 e sono restati alla «piccola natura» di quaranta anni fa. Da allora la natura è diventata «grande» e ricomprende tutto l’ambiente nel quale viviamo e tutte le risorse che ci danno da vivere. La differenza tra la natura in piccolo e la natura in grande è tanta che per designare la seconda usiamo la parola ecologia (e la nozione di ecosistema).
Ma i nostri Verdi all’ecologia non sono mai arrivati. Non sono nemmeno mai arrivati a combattere efficacemente gli incendi dolosi dei nostri boschi. Il governo Berlusconi ha soppresso il ministero della Sanità e salvato il ministero dell’Ambiente. Chissà perché. Ma certo non perché il gran capo dia importanza all’ecologia. Come si ricava dal fatto che all’Ambiente ha insediato la leggiadra onorevole Prestigiacomo, che sinora non ha battuto colpo e che ha fatto notizia solo perché il suo è l’unico dicastero che sfida Brunetta e non riduce l’assenteismo. Il timore è, allora, che anche dal governo in carica di ecologia sentiremo parlare poco e fare ancora meno. Eppure la domanda che oramai si pone in tutto l’Occidente è: come va la salute della Terra? Domanda alla quale quasi tutti (salvo i silenziosissimi italiani) rispondono: maluccio, e anzi ancor peggio del previsto.
Finora nelle previsioni dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), una delle fonti più autorevoli sul cambiamento climatico, prevaleva, per così dire, l’ottimismo: da oggi al 2100 un aumento di temperatura di 2 gradi. Ma le ultime rilevazioni indicano un’accelerazione crescente nello scioglimento dei ghiacci del Polo Nord che lascia prevedere un riscaldamento, davvero catastrofico, che potrebbe arrivare a sei gradi. La gente fa spallucce. Pensano che se avremo più caldo i nostri figli e nipoti lo combatteranno con l’aria condizionata e sopravviveranno lo stesso. Sbagliato. Se nel 2100 fossimo 9 miliardi (come sembra che il Vaticano e chi raccomanda «più figli » si augurino), in tal caso mancherebbe l’energia per raffreddarsi. E poi il punto non è questo. È che per il pianeta Terra già quattro gradi in più farebbero crescere il livello dei mari di 5 metri (addio Venezia), creerebbero enormi zone desertificate nelle fasce che sono oggi di clima temperato (Italia inclusa), falcerebbero la vita animale e vegetale (e addio anche alla foresta Amazzonica).
È esatto parlare di catastrofe? Per un’anima sensibile, sì. Eppure i nostri governanti – tutti – dormono della grossa. Se la cavano – irresponsabilmente – con il vile argomento che l’ecologia non interessa. Certo, anche l’acqua non interessa finché c’è; anche l’aria non interessa finché è respirabile; e anche le carestie non interessano finché non ci ammazzano. Rispetto agli accordi di Kyoto eravamo tenuti a ridurre le nostre emissioni di gas serra del 6,5%; invece le abbiamo aumentate del 13%. Che fare? Svegliarsi. Per una volta i cittadini siano migliori dei loro governi.

Giovanni Sartori,
da “Il Corriere della Sera”.
Venerdì, 15 agosto 2008

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