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Inferno discariche in Capitanata: la 2ª parte. Il caso ALGHISA a Lucera
Gianni Lannes: «Queste sono le situazioni in essere e che abbiamo scoperto. Eppure qualcuno ci dice che siamo dei terroristi e che parliamo alla pancia. Riflettete, ma soprattutto alzate la testa»

Lucera, 18.08.2008 - Pubblichiamo la seconda parte dell’incontro-dibattito svoltosi venerdì 1º agosto scorso in piazza Duomo a Lucera alle ore 21:30 circa ed avente per titolo “Gomorra lucerina e dei Monti Dauni”, organizzato dall’Associazione “Noi Donne di Capitanata” e dal “Comitato Intercomunale per la Tutela e la Salute del Territorio” e che ha visto ospite della serata il giornalista free lance Gianni Lannes, il quale ha fatto il punto sulla situazione davvero preoccupante delle discariche in Capitanata.
Tema prevalente di questa seconda parte, mentre la prima ha interessato soprattutto la mega discarica in località Giardinetto (leggi i contenuti), è stato il caso della ditta ALGHISA srl, il cui sito è localizzato ad un paio di chilometri da Lucera.
«Stasera – ha detto Liliana Toriello – parliamo anche della situazione in Contrada Seggio-Quatraro. È una questione molto antica, che tutti noi possiamo visionare, passandovi quando ci rechiamo a Foggia, sulla sinistra, a circa due chilometri da Lucera. Il processo è stato archiviato».

Gianni Lannes e la Alghisa

«Stiamo parlando di ALGHISA srl. Feci la segnalazione alla DIGOS nel 1998. Sono passati dieci anni, sono tornato in quel luogo e, con un mio collaboratore, un cameraman, siamo entrati equipaggiati con tuta e mascherina ed abbiamo trovato quello che adesso vedrete. Secondo la stima del NOE Carabinieri lì ci sono 300mila tonnellate di rifiuti tossico-nocivi. Sono dati ufficiali e chi li vuole contestare si rivolga ai Carabinieri. Ma cos’era la ALGHISA srl? Era una raffineria di metalli. Trattavano alluminio principalmente. Le immagini che vi stiamo mostrando sono state girate la scorsa settimana. Strada facendo abbiamo scoperto un’altra discarica fresca fresca, a tre km. da Lucera. Ci sono i tecnici del Corpo Forestale dello Stato, che hanno fatto i primi rilievi, e la Guardia di Finanza. Questa è stata per l’appunto una scopera casuale, perché stavamo andando da Foggia a Lucera per l’ALGHISA e ci siamo imbattuti in questi cumuli grigiastri tra un campo di grano ed un uliveto. È una superficie di circa mezzo ettaro. A soli tre km. da Lucera. Ora io dico: ma il Sindaco e i Vigili Urbani cosa fanno, dormono sonni beati? Cambiano le giunte e non hanno tempo per tutelare la salute dei cittadini di Lucera? Qui è la vostra salute che è in gioco. Pensate quante insidie! Non soltanto la I.A.O. Fantini a Giardinetto, perché il vento poi non fa sconti a nessuno, ma anche queste altre realtà, il sequestro dello scorso anno, i fanghi provenienti dalla Campania disseminati sui campi di ortaggi e di pomodori ve li ricordate?

Dicevo dell’ALGHISA e di quella segnalazione che feci alla DIGOS, ma mi sono reso conto che non è successo praticamente nulla. Giorni fa siamo entrati lì tranquillamente. Pensate, anche i bambini ci possono entrare in tutta tranquillità. E se qualcuno volesse dare fuoco a quell’ammasso di rifiuti?
Mi auguro che siano presenti dei colleghi in questa piazza, perché di solito sono sempre assenti. Il Presidio Multizonale e di Prevenzione il 1º agosto del 2002 ha reso noto i dati relativi ad acqua e suolo, oltre ai fumi ed alle scorie varie (leggi il documento). C’è un campionario di metalli pesanti. È normale importare 300mila tonnellate di roba da tutto il mondo, compresi l’Arabia Saudita, il Brasile, la Germania, la Francia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Bulgaria… E poi tutta una sfilza di aziende italiane, a partire dall’ALENIA: stiamo parlando del Ministero del Tesoro. Lo Stato. Abbiamo documentazione probante che certifica chi li ha prodotti. Che disattenzione!
Vedete? Ci sono i big bags che contengono ognuno mille kg. di ceneri, fanghi… Poi abbiamo trovato anche le vasche con gli acidi… Non sono in sicurezza. Quando eravamo lì dentro facevamo davvero fatica a respirare. Mi chiedo: ma conta ancora qualcosa la salute umana dei cittadini? Conta ancora qualcosa per chi ha ancora in mano la politica o per chi ha in mano il controllo sanitario? E i magistrati dove sono? Ora si dice che a Lucera non ci sono magistrati. E gli obblighi di legge? Ma ci sarà ancora un po’ di scatto di orgoglio? Il dovere di un giornalista è quello di scoprire queste situazioni, è quello di dare informazione. Ma dove siete?
È incredibile come una provincia che aveva soprattutto una sua valenza agricola sia stata trasformata in una pattumiera nel giro di vent’anni. Il primo carico di rifiuti pericolosi proveniva da Bolzano, nella SOGEPI, nel 1987. 1.400 tonnellate di magnesio radioattivo finiti poi nel fiume Ofanto, sui vagoni ferroviari abbandonati a Rocchetta S. Antonio. Ci fu un processo, delle condanne. L’amministrazione provinciale allora si costituì parte civile, mentre nel caso di Giardinetto e della I.A.O. nessuno si è costituito parte civile. Io chiedo ai miei colleghi di alzare la testa. Alzate la testa, altrimenti cambiate professione. Ma sapete quante situazioni come queste ci sono in Capitanata? Stamattina, ve ne racconto una su cui c’è un segreto istruttorio perché ho informato l’Autorità Giudiziaria data la gravità del caso, sono andato a vedere una cosa, sempre in provincia, un’area industriale con quattro enormi discariche che non esistono sulla carta. Sono enormi, piene di fanghi industriali e la Provincia e la Regione non ne sanno nulla. Mura in cemento armato, cani, telecamere… Poi ho visto e mi sono chiesto: ma cosa ci fanno i rifiuti dell’ILVA di Taranto in quest’azienda che produce altre cose e che non hanno nulla a che vedere con i rifiuti di Taranto?
Ma vorrei tornare sull’ALGHISA, dove abbiamo una situazione veramente al limite. Ho sempre documenti alla mano per chi vuole provocare… Io ho un documento della Procura della Repubblica di Lucera sull’ALGHISA, firmato dott. Claudio Rastrelli, che a settembre va via, ormai lo sa chiunque, e questo documento consiste in una “richiesta di archiviazione al G.I.P. di Lucera” ed è datato 5 maggio 2003. Questo è un documento ufficiale. Cosa chiede il dott. Rastrelli in questo provvedimento n. 3165/2000? “Il P. M. Claudio Rastrelli, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lucera, visti gli atti del procedimento penale nei confronti di Bianco Sante… eccetera…, procedimento iscritto in data 2 giugno 2000, rilevato che i reati si sono estinti a seguito di morte dell’indagato avvenuta in data 20 luglio 2001, chiede, visti gli artt.… al Giudice per le Indagini Preliminari in sede di disporre l’archiviazione del procedimento e di ordinare la restituzione dell’avente diritto di quanto in sequestro”. Questo il 5 maggio del 2003. Le analisi sono state fatte dal Presidio Multizonale il 1º agosto del 2002… Hanno richiesto l’archiviazione nel 2003, quindi hanno dissequestrato, ho qui il documento di dissequestro dei Carabinieri, con apposito verbale a carico di Armando De Vivo di Lucera, che è il legale rappresentante della società ALGHISA srl ed al quale viene intimata l’ottemperanza delle norme relative allo smaltimento dei rifiuti pericolosi. Sono trascorsi cinque anni, il signor De Vivo non ha ottemperato un bel nulla, i vari sindaci che si sono succeduti in questo periodo non hanno fatto un bel niente, la ASL se ne è dimenticata, la Polizia Provinciale anche, perfino i Carabinieri se ne sono dimenticati…
Sull’ALGHISA c’è della documentazione che abbiamo acquisito, copiosa, di falsificazione dei documenti. Vi faccio un esempio: Casoria. I rifiuti che dovevano raggiungere altre destinazioni di altri bei soggetti che controllavano in un certo qual modo l’ALGHISA, finivano invece proprio nella ALGHISA srl».

L’intervento dell’avv. Antonio Caraglia

«Io vi parlo in qualità di presidente del Comitato Intercomunale per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Territorio. Non tutti, purtroppo, hanno nel proprio patrimonio conoscitivo, contezza di ciò che qui stiamo affrontando. Una tonnellata di questi rifiuti, per essere smaltita legalmente ha un costo stimato di 8.500 euro. E qualsiasi impresa che possa abbattere questo costo fisso, da moltiplicarsi per le migliaia di tonnellate di rifiuti che vengono prodotti, potrebbe dare l’esatta idea del fenomeno di cui stiamo parlando. Quindi c’è poco da provocare e mi sento in dovere, invece, di ringraziare Gianni Lannes per l’opera che sta prestando per questa Capitanata. Io voglio mettere l’accento sulla indifferenza e sulla stanchezza nelle quali ristagnano le nostre coscienze. Su queste storie, in particolare quella di Giardinetto, si è stesa una cappa omertosa per la qual cosa alcuni comuni, alcuni sindaci, alcune amministrazioni, sono arrivati al punto di affermare prima la esatta inesistenza di tutto quanto avete visto e che è confutato in atti procedimentali, sentenze e quant’altro, e poi collocandosi di fianco alle imprese del luogo che, ahimé!, interpretano male il nostro messaggio in quanto non abbiamo nulla contro di esse, figurarsi se noi non siamo amanti di questo territorio e non tendiamo a difendere le nostre imprese, quelle però che lavorano sano o che danno informazioni corrette. Le imprese avrebbero dovuto fare una cosa elementare: affiancare non dico noi comitato, ma operare delle pressioni sulle amministrazioni e le istituzioni affinché vi fossero delle analisi ed uno screening sulla popolazione. I casi di tumori o di leucemie ed altre forme di malattie sono reali, parliamo di interi nuclei familiari che sono stati distrutti nella zona di Giardinetto, parliamo di un aumento esponenziale delle leucemie. Eppure noi non abbiamo complessi industriali, abbiamo una economia prevalentemente agricola. Anzi, si parla di sana agricoltura, di agricoltura biologica. Il problema qual è? È che ci sono stati forti investimenti, anche sui nostri territori, con l’acquisto di terreni da parte pure di organizzazioni riferibili alla Campania, alla Sicilia, a regioni presso le quali il fenomeno eco-mafioso trova pieno attecchimento. Qual è l’impegno al quale io vi chiamo? Bisogna tenere alte la coscienza e l’attenzione. Il gioco che viene posto in essere è di sedare queste denunce. Noi vogliamo semplicemente che vanga fatta chiarezza e che poi vengano applicati i principi di legge, tra i quali in primis quello comunitario che recita: chi inquina, paga. La amministrazioni locali, che si sono dileguate nel nulla e che non si sono costituite parte civile per il risarcimento, al momento tendono  a propagandare la notizia che debbano essere messe in sicurezza e bonificate queste aree a spese dei Comuni o della Provincia o della Regione, cioè a spese dei contribuenti quali noi stessi siamo. Beh, a me questa storia sinceramente non piace, anche perché se vi sono delle disposizioni di legge da rispettare, la casta o le caste devono essere un attimo frenate. Ma se non lo facciamo noi e non teniamo alto i nostri interesse per tutelare i nostri figli, perché da come la vedo io non abbiamo un diritto di proprietà piena sui nostri territori ma un comodato d’uso gratuito che ci invita al dovere di mantenerli indenni per coloro che ci seguiranno».

Liliana Toriello: «A Lucera si è mentito nelle Istituzioni»

«Io vorrei evidenziare un dato. La Giunta di Lucera è in crisi. Ebbene io credo che il territorio da oltre vent’anni sia in crisi. Ma per farvi capire meglio come vengono trattati questi argomenti vi cito un dato oggettivo e riscontrabile. In data 23 febbraio di quest’anno in Consiglio comunale a Lucera, a seguito del convegno da noi tenuto l’8 di febbraio con Gianni Lannes due consiglieri comunali di opposizione, diciamo di opposizione per dire comunque dell’altra parte, si sono alzati ed hanno fatto una interrogazione al nostro Sindaco in merito alla vicenda di Giardinetto. Parlo di Gianni Pitta e Pasquale Dotoli. Il Sindaco ha risposto dicendo che non era signorile mettere il naso all’interno delle vicende del Comune di Troia e che questa campagna mediatica che si stava sviluppando intorno a questa vicenda avrebbe visto il Comune di Lucera farsi partecipe anche di eventuali indagini all’interno del territorio di Troia con la propria partecipazione economica. Ma la cosa fondamentale è la risposta data ai due consiglieri interpellanti, e cioè che lui non ne sapeva assolutamente niente, in maniera ufficiale, di Giardinetto e delle problematiche connesse. Io ho scritto sul sito on line di Lucera “Il Frizzo” che invece il Sindaco, la Giunta, il Presidente del Consiglio comunale Giuseppe Melillo, l’assessore all’ambiente Forte, tutti assenti questa sera perché hanno altro da fare, come sbrogliare la crisi per poter vedere se questi cinque dissidenti se li possono ripigliare, ed a quali condizioni nessuno ce lo dice, ebbene questi signori avevano ricevuto in data 14 gennaio 2008 dal Comune di Troia questa delibera con questa intestazione: “Oggetto: situazione grave stato di pericolo per la salute e l’ambiente derivante dai depositi di rifiuti tossico-nocivi presso l’ex fornace ALA di Giardinetto”. Se hanno ricevuto questa comunicazione da parte del Comune di Troia il 14 gennaio 2008, a livello istituzionale allora si è mentito. Dopo che abbiamo portato a conoscenza della città queste menzogne dette dal Sindaco, dall’assessore all’Ambiente e dal Presidente del Consiglio Melillo, nel Consiglio comunale successivo ci saremmo aspettati che i due consiglieri comunali Pitta e Dotoli si alzassero per chiedere come mai il Sindaco aveva risposto di non sapere nulla. Ed invece si sono fatte delle interrogazioni per qualche lampadina mancante in città, ma si è taciuto su questi argomenti.
Ora io dico: sono anni che questa città è prigioniera di questi amministratori che sostanzialmente non rispettano il mandato elettorale. Essi sono più funzionali a forze economiche potenti, che partono dalla città ma si allargano altrove, piuttosto che essere corrispondenti ai bisogni collettivi. Tutti voi, così come io stessa, abbiamo pagato la TARSU, il 20% in più rispetto all’anno scorso che già aveva un 6% in più rispetto all’anno precedente. Per quale motivo? Ce lo dobbiamo chiedere. Si viene a dire: siete contrari a tutto, vi opponete a tutto… È una menzogna. Vi voglio ricordare che per la discarica di rifiuti solidi urbani, e basta vedere la delibera n. 45 dell’ottobre 1993, sono stata l’unica, quando ero consigliere comunale, a chiedere una discarica di rifiuti solidi urbani che avesse nel territorio di Lucera il centro di un consorzio di 14 comuni del circondario che avrebbero conferito i propri rifiuti solidi urbani in un territorio designato. Avevo altresì proposto una gestione a totale vantaggio di coloro che si venivano a consorziare. Ebbene questa proposta è stata avversata e rigettata perché non si vogliono queste cose nella città per un beneficio collettivo. Non si vogliono le discariche di rifiuti urbani, ma si vogliono le discariche di rifiuti speciali tossico-nocivi. Ed ecco che noi siamo assoggettati a pagare negli anni sempre di più perché dobbiamo andare a smaltire altrove. Quindi loro devono rispondere di questi danni economici che ci procurano a noi cittadini. Sono queste le risposte che devono dare. Sono dati fondamentali da tener presente quando poi li andiamo a votare. C’è un’alta stabilità di questi soggetti da troppi anni presenti all’interno del Consiglio comunale e che sono più rispondenti ai poteri forti che non al rispetto dei diritti che hanno i cittadini.
Tenevo a riferire questi dati per dire che noi siamo apertissimi a confrontarci».

Dal pubblico: Marcello Mastrolilli

«Intanto mi sfugge la logica democratica secondo la quale chi manifesta dissenso rispetto agli argomenti trattati sia considerato provocatore o peggio ancora emissario dei potentati locali. Forse c’è una spiegazione culturale che poi da’ l’impronta a tutta la trattazione di questa sera. Intanto voglio tranquillizzarla dicendo che non sono un provocatore e che forse per carattere non sono un tipo tranquillo. Né tanto meno vengo qui mandato da Fantini. Le posso dire che se avrà modo di informarsi la potranno informare che io non sono quel soggetto…»

Gianni Lannes: «Già fatto!».

Marcello Mastrolilli: «Il mio certo è stato un modo un po’ agitato… Tra l’altro mi trovavo di passaggio qui ed ho avuto un rigetto e delle espressioni colorite delle quali magari posso anche chiedere scusa, per il modo in cui si trattava l’argomento… Questo modo di parlare alla pancia delle persone… Conosco poco la faccenda di Fantini, ma l’impostazione che è stata data questa sera è tipica di quel modo di fare terroristico, che parla alla pancia delle persone e che sta alla base di grossissimi problemi sociali… Forse è ancora peggiore dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali di quella situazione che si è venuta a creare nella Campania per altro vero…, perché qui non sto negando nulla. Il problema esiste, però trattato così non aggiunge nulla alla confusione e al veleno che si mette in giro. Non conoscevo prima di questa sera l’argomento, ma ho seguito il servizio che avete mandato di RaiUno: un vero esempio di TV spazzatura, forse anche nociva, tipo quella di Giardinetto. Quel modo di portare il dramma di una persone, quel ragazzo a cui è stato asportato metà polmone, senza fornire un nesso di casualità, caro Lannes. Ma lo sa lei che è vent’anni che parliamo delle antenne di Volturino e sulla sessualità…

Gianni Lannes: «Ma va!».

Marcello Mastrolilli: «Ma lo sa lei che persone come l’ex Ministro della Sanità, Veronesi, diceva che tutte le volte che ci hanno chiamato per verificare la vicinanza a discariche e via dicendo con aspetti tumorali, l’evidenza scientifica, parliamo di confrontabilità, è uguale a zero. Non si può dire che ci sono stati centoventi casi di tumore senza un riferimento storico, regionale, nazionale e che c’è un bisogno di una indagine ben più approfondita?».

Gianni Lannes: «Ma va!».

Marcello Mastrolilli: «Stasera io ho ascoltato che non c’è una sentenza definitiva a carico dei Fantini, che non c’è stata una definizione di quelle che sono le responsabilità specifiche della tipologia dei rifiuti stipati… In attesa di queste certezze voi, tranquillamente, sputtanate una persona in piazza…».

Gianni Lannes: «Va bè, abbiamo capito…».

Marcello Mastrolilli: «A me, che abbiano intitolato una piazza a quella persona non mi fa nessuna meraviglia, perché è una persona che con la sua opera…».

Gianni Lannes: «Sì ma lei la vuole fare la sua domanda o no?».

Marcello Mastrolilli: «Mi sembra normale che in assenza di riscontri oggettivi…».

Gianni Lannes e i riscontri oggettivi

«Perfetto. Adesso parliamo di riscontri oggettivi. Innanzitutto io ho aperto il mio intervento citando i dati sulla mortalità del 28 luglio di quest’anno: Osservatorio Epidemiologico Pugliese. 23,2%, la seconda causa di morte in Puglia è il tumore: 9.213 morti nel 2004. Vuole i riscontri oggettivi? Allora, secondo la stessa Fantini I.A.O. esistono 47mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Secondo noi sono il triplo, ma bastano anche 47mila. I casi: sapete che quando lo scorso anno sono arrivato alla I.A.O. nella primavera dello scorso anno era tutto aperto. Quel cancello che avete visto in video è stato chiuso soltanto dopo la nostra trasmissione. Prima era tutto aperto e ci andavano anche dei ragazzini a giocare. Ci hanno anche appiccato dei fuochi all’interno. Quelle ceneri, quei fanghi, quelle polveri pericolose, per anni il vento ci ha giocato, le ha spazzate in tutta la provincia. Quelle matrici inquinate sono finite nell’acqua. Sono finite sui campi di pomodoro, sul grano, sugli ortaggi che si coltivano in quella piana. Io chiedevo e chiedo ancora uno studio epidemiologico. Ma è davvero singolare che ci siano tanti morti soltanto in quella zona? Ma è davvero singolare che alcuni esperti di fama internazionale che abbiamo interpellato ci hanno fatto capire che esiste il nesso di causalità. Ne abbiamo parlato in un contesto più adatto. Qui siamo in una piazza e facciamo vedere un lavoro che è documentato da riscontri oggettivi. Ci sono analisi scientifiche sui materiali che sono stati trovati lì. Abbiamo fatto un’inchiesta sulla Fantini e sulla I.A.O., su queste scatole vuote. Io non parlo alla pancia. Faccio il giornalista investigativo da 21 anni ed ho lavorato per le più grandi testate italiane e continuo a fare questo lavoro. E quando apro bocca mi documento. Lo faccio quotidianamente. Anche oggi ho passato mezza giornata in giro per la Capitanata. Ed ho trovato quattro discariche. Purtroppo avete dei politicanti che pensano a sistemare le mogli, le amanti, le figlie con il denaro pubblico. Questa è la verità. Avete non imprenditori in Capitanata, ma prenditori, alla sottana del potere politico in attesa di un aiutino. Hanno trasformato questa terra in un inferno. Con qualcuno che a un certo punto tira fuori dal cilindro un eco-mafioso come Giuseppe De Munari che adesso vive in svizzera e continua a trafficare ancora in rifiuti pericolosi… Ma lei le sa queste cose?».

Liliana Toriello: «Io volevo fornire un altro riscontro oggettivo, con Bertolaso che ha detto: “Ecco come uccidono le discariche”. È stato presentato uno studio ed è stato commissionato all’Organizzazione Mondiale della Sanità assieme al Ministero della Salute ed al Consiglio Nazionale delle Ricerche dell’Istituto delle Fisiologie. Riguarda il registro della Campania sulle malformazioni congenite. Viene affermato che c’è relazione tra il rischio ambientale da rifiuti, i tumori di nove tipi e due tipologie precise di malformazioni dei concepiti».

Dal pubblico: Antonio Tutolo

«Io voglio innanzitutto ringraziare i tre signori che sono seduti a quel tavolo e che ci stanno portando a conoscenza di qualcosa che conoscevamo solo superficialmente. Tempo fa un mio amico mi chiese di fare qualcosa sulla ALGHISA. Io onestamente credevo che fosse un cumulo di residui di alluminio e non mi preoccupai più di tanto. Quello che invece ho visto stasera mi ha veramente shockato ed ora sono seriamente preoccupato. Non voglio condannare a priori niente e nessuno, ma è chiaro che vi sono delle evidenti responsabilità quando si vedono stipate quantità così enormi di materiale altamente pericoloso nel nostro territorio. Mi viene da pensare che in questi anni ci siamo preoccupati un po’ troppo di mettere delle telecamere nel centro storico, dei pilomat, di cose, insomma, mi si passi il termine, inutili a confronto di quello che si è visto stasera.
Ho visto il consigliere Giuseppe Capobianco presente fin dall’inizio qui stasera. Ho visto qualcun altro, ma per pochi minuti, evidentemente perché l’argomento non gli interessava granché. Io prego Capobianco di farsi promotore nel richiedere un Consiglio comunale monotematico sulla questione della ALGHISA in modo da far capire a tutti i cittadini come si intende affrontare quel problema. Io mi chiedo di cosa si interessassero gli assessori all’ambiente che si sono succeduti in questi anni. Chiedo che per una volta, unica nella storia di Lucera, si faccia una seduta consiliare in piazza Duomo. Basti come esempio che nell’ultimo Consiglio comunale sono venute, visti gli argomenti molto sentiti, oltre duecento persone che non hanno potuto assistere allo svolgimento dei lavori. Addirittura venne chiusa ai cittadini la porta in faccia per problemi logistici. Lo capiamo: la sala è piccola. E allora se oggi c’è voglia di partecipare e di informarsi su tematiche di grande interesse come quella di questa sera, è giusto che se la gente non può salire lì siate voi amministratori a venire in piazza… Volevo infine fare una precisazione, perché poi ho notato anche la presenza del consigliere Andrea Bernardi, al quale estendo l’invito rivolto al suo collega Capobianco».

Gianni Lannes: «Riflettete, ma soprattutto alzate la testa»

«Io volevo fare una precisazione. Bisogna ringraziare innanzitutto i Grilli di Foggia che hanno organizzato logisticamente questa serata, perché ci è venuto meno un aiuto promesso dalla amministrazione comunale di Lucera: avevano promesso che avrebbero fatto di tutto ed invece sono spariti. Abbiamo allora dovuto trovare tutto l’occorrente per fare questa serata. Poi vogliamo ringraziare l’Associazione “Noi Donne di Capitanata” ed in particolare le persone provenienti da Orta Nova, da Ordona, da Stornarella, pensate un po’, nonché da Foggia. C’è in quei luoghi un grado di sensibilità verso questi temi molto particolare. Loro sono cresciuti facendo una battaglia vincente contro la discarica di rifiuti tossico-nocivi di Bonassisa ad Orta Nova.
Io ho dei documenti, in quanto c’è anche una responsabilità diretta delle amministrazioni comunali passate qui a Lucera. Il sito dell’ALGHISA innanzitutto è per due terzi di proprietà del Demanio Regionale. Poi ci sono carte che parlano di una sanatoria in quanto avevano costruito anche dei capannoni abusivamente e sono stati sanati dal Comune di Lucera. E poi abbiamo anche dei pareri favorevoli dell’Azienda Unità Sanitaria Locale FG/3. In particolare ho qui un documento del Dipartimento di Prevenzione, datato 26 ottobre 2000. Cioè c’era un sequestro in atto, avvenuto il 2 giugno del 2000 ad opera del NOE Carabinieri, ed il dirigente esprime parere favorevole sotto il profilo igienico-sanitario sulla realizzazione di un deposito preliminare di rifiuti nel luogo di produzione per i rifiuti esclusivamente prodotti da parte della ditta ALGHISA srl. Pensate un po’: il sito era sotto sequestro e li hanno autorizzati! Siamo veramente a Mirabilandia.
Poi c’è un documento dell’amministrazione di Foggia datato 2 febbraio 2001 e la ALGHISA era ancora sotto sequestro. Questo documento è stato firmato da un signore che è ancora dirigente della Provincia: Giovanni Dattoli, di Troia. Poi un altro documento del Comune di Lucera, datato 17 febbraio 2000. L’oggetto è: “Istanza per il rilascio della sanatoria per ampliamento dell’opificio in agro di Lucera”. Questo è un caso di abusivismo edilizio. E ancora, il Presidio Multizonale di Prevenzione in un documento delle analisi in cui troviamo il mercurio… Fa molto bene vero? E noi parliamo alla pancia e siamo dei terroristi? Bene, io vi invito domattina a venire con me alla ALGHISA ed inalare un po’ di mercurio, ad ingerire un po’ di cromo esavalente o piombo o cadmio… Se volete si può bere anche dell’acido cloridrico, lo abbiamo trovato in delle cisterne ben mimetizzate nel sottosuolo.
E questo sito che è stato dissequestrato ha chiesto anche finanziamenti con la legge 488 del 1992. Pensate un po’… Noi parliamo alla mente e al cuore delle persone, non alle pance.
Volevo completare il quadro della situazione. Ieri ho fatto un sopralluogo nelle cave di Apricena, Poggio Imperiale e Lesina, dove dieci anni fa scoprii che alcune cave, cosiddette “apri e chiudi”, di questo bacino marmifero più grande del Mezzogiorno che conta più di trecento cave buona parte delle quali dismesse, erano destinate dal già 1987 ci portavano rifiuti radioattivi a tonnellate. C’è un casello autostradale a Poggio Imperiale, si arriva lì, si scarica e si riparte. Sono cave che hanno una profondità anche di 70 oppure 80 metri, scendono nel sottosuolo e si rischia di perdersi.
Sempre parlando della situazione in Capitanata c’è da dire che ci sono navi affondate con carichi di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi dal 1987. Sono stato anche in mare l’anno scorso, due anni fa, per capire se le inchieste che avevo pubblicato dieci anni addietro avessero prodotto qualcosa e stimolato qualcuno alla bonifica. Ce n’è una che è ancora sull’istmo di Lesina, nel Parco Nazionale del Gargano, dinanzi alle Isole Tremiti. Il suo carico si è ormai disperso in mare o sulla spiaggia. Se fate dieci chilometri a piedi li trovate. Io ne ho fotografati più di trecento. E quella nave è lì dal 16 dicembre del 1988. Poi c’è una nave che batteva bandiera cipriota: è stata affondata nell’isola di Pianosa, a Tremiti. E pensare che quello è il cuore del parco marino, riserva marina del 1989. Ho fatto delle immersioni dopo dieci anni dalla scoperta e la nave è ancora lì, mentre i suoi rifiuti pure in questo caso si sono dispersi tra mare e spiaggia. Inoltre ci sono più di cento bombe anglo-americane che tappezzano questi fondali. E c’è un rimpallo di responsabilità ministeriali che va avanti ormai da vent’anni.
Torniamo sulla terraferma. Nel Gargano ci sono più di cinquecento doline. Sono sceso con degli amici speleologi nella grava di San Leonardo, dove abbiamo trovato dieci anni fa i rifiuti tossico-nocivi provenienti dall’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Feci anche un pezzo per il Corriere della Sera. Fu fatta una denuncia alla Procura della Repubblica del Tribunale di Foggia che ha archiviato il caso. Andiamo poi a Manfredonia, dove il caso Enichem non ha mai visto una bonifica. E a Margherita di Savoia c’è ancora una industria chimica della ENICHEM, che si è presa un milione di euro dal Comune di Margherita di Savoia ed è sparita senza aver mai bonificato l’area. Andiamo a Foggia e nella sua zona industriale. Ultimamente più di quattro discariche su un area di oltre trenta ettari e profonde una decina di metri. E Passo Breccioso? Lì c’è anche la discarica di rifiuti pericolosi che gestisce la Cooperativa San Michele, la quale è controllata da un tale che si chiama Rocco Bonassisa, attualmente agli arresti domiciliari per aver scaricato impunemente nel Torrente Cervaro 500mila tonnellate di rifiuti pericolosi.
E in questa Capitanata continuano a costruire inceneritori. La Marcegaglia ne sta per costruire uno con finanziamento pubblico a Borgo Tressanti, agro di Manfredonia, dove vivono mille persone indifese, perché tra l’altro questi progetti passano dove il tessuto sociale è molto debole. Queste sono le situazioni in essere e che abbiamo scoperto. Eppure qualcuno ci dice che siamo dei terroristi e che parliamo alla pancia.
Riflettete, ma soprattutto alzate la testa».

Roberto Notarangelo

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