Scanzate
le scorie da Scanzano
«Perché
Lucera non mostra solidarietà alla realtà che sta
vivendo Scanzano? Perché non si mobilita il mondo giovanile
e la scuola? E il mondo politico cosa ne pensa di questa spiacevole
ipotesi? Non possiamo certo dire che il problema non ci tocca!
Io penso che, ancora una volta, la nostra terra non deve sentirsi
solo una pattumiera del futuro.»
È Alessandro Pitocco a lanciare l'invito toccando il polso
alla sensibilità umana e al futuro. Certo Scanzano non
è poi molto lontana dai nostri luoghi
E così
noi Frizzanti abbiamo accolto l'appello di "Sandrino" (per gli amici) di buona lena per vedere se, adesso, orecchie
attente recepiranno.
A Scanzano si fa sul serio. Non vogliono che il loro paese, il
sottosuolo del litorale jonico, diventi il nuovo cimitero delle
scorie nucleari prodotte su tutto il territorio nazionale. Il
decreto che elegge Scanzano a sito unico nazionale per le scorie
nucleari è stato pubblicato il 19 novembre sulla gazzetta
ufficiale e come previsto dalla Costituzione dovrà essere
convertito in legge nei prossimi sessanta giorni. In Basilicata
la mobilitazione è globale: sindacati, partiti, scuole,
associazioni, enti locali, cittadini di ogni fede politica sono
scesi in strada a far sentire la propria voce per dire no alla
decisione presa dal Governo. Le manifestazioni di protesta sono
ad oltranza: la Salerno Reggio Calabria è bloccata. Altre
strade provinciali sono interdette al transito da tir, trattori
e mezzi di privati cittadini. «Così decreteranno
la morte civile della nostra gente, della nostra terra - è
il coro unanime che si leva dallagro materano -. Lagricoltura,
il turismo sono a rischio estinzione». Certo, essere il
deposito unico nazionale di scorie nucleari non è davvero
un biglietto da visita per turisti ed estimatori del litorale
jonico. E lagricoltura? Ovvio che la superficie da vietare
al pascolo ed alle attività di coltivazione dovrà
essere fortemente ridimensionata. Va bene. Le scorie dovrebbero
essere depositate a novecento metri di profondità, che
onestamente non sono pochi. Ragionevole è anche la posizione
del Ministero dellAmbiente che ritiene impensabile che ad
oggi, siano attivi sul territorio nazionale ben cento diversi
siti per lo stoccaggio di materiali radioattivi. Un numero impressionante
insomma che mette cento volte più a rischio lambiente
ed il territorio nazionale. Così facendo invece si avrebbe
la situazione scorie sotto controllo e si potrebbe concentrare
le forze e i controlli in un punto solo. Ma il prezzo da pagare
è elevato, e in questo caso è tutto sulle spalle
della Lucania. Gli abitanti di Scanzano giustamente reagiscono
e chiedono conto delle ripercussioni che lapertura del sito
(data prevista quattro anni) potrebbe creare. Denunciano di essere
stati tenuti alloscuro di tutto, di non essere stati avvertiti,
ne consultati sulladozione di un simile provvedimento che
dicono essere allo studio già da molti anni. E intanto,
dopo il muro contro muro dei giorni scorsi tra Governo ed Enti
locali dove a Palazzo Chigi un primo risultato è stato
raggiunto: pare che oltre alla possibilità di modifiche
del decreto vi sia al vaglio lipotesi di una nuova procedura
di valutazione circa i rischi e limpatto ambientale. Se
non altro sarà un modo per guadagnare tempo prezioso per
allargare il fronte del no. Insomma, a Scanzano la battaglia è
appena iniziata, ed è sicuro che non la affronteranno da
soli. Il Frizzo continuerà infatti ad interessarsi della
questione «perché Lucera - come dice Sandrino - non
è un guscio chiuso, una corazza ermetica e indifferente
alla solidarietà».
Leòn
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