Altro che moratoria! È una sanatoria!
Una proposta per l’eolico al Consiglio Regionale di V. Gelormini
Subappennino D., 14.07.2005 -
La chiamano moratoria, ma a ben guardare ha tutta l’aria di una vera e propria “sanatoria”. Col disegno di legge sull’eolico, passato in giunta regionale, in barba a tutti i proclami di rinnovamento, la sinistra di governo non trova di meglio che applicare le stesse formule e le stesse decisioni, che avevano caratterizzato le compagini amministrative precedenti.
Anziché affrontare il problema con scelte coraggiose, perché di questo ha bisogno il tentativo di scempio perpetrato soprattutto sul territorio del Sub-Appennino Dauno, scelte coerenti con la richiesta di cambiamento emersa dai risultati elettorali, si preferisce lavarsene le mani e si fotografa semplicemente la situazione al 30 aprile 2005.
Si bloccano richieste per 100 megawatt, ma si sanano autorizzazioni affrettate per ben 1300 megawatt. Le cronache, infatti, riportano che, nonostante la moratoria, in Puglia, prima dell’approvazione del piano energetico, si potranno produrre 2400 megawatt. Di questi, 1100 sono relativi a impianti degli anni scorsi, gli altri 1300 sono quelli per i quali è stata presentata una richiesta tra il primo gennaio e il 30 aprile di quest’anno. Ecco perché è evidente parlare di sanatoria.
Ora la palla passa al Consiglio Regionale e le speranze che le valutazioni siano più partecipate e più circostanziate non sono poche. Le sollecitazioni che risalgono dai numerosi comitati spontanei, che si formano quotidianamente, cercano di sensibilizzare le autorità competenti a porre attenzione non solo alle esigenze delle Società del vento o a quelle di Sindaci e amministratori miracolati dalle royalties, ma anche a quelle dei cittadini che hanno a cuore, ancora, la tutela del bene comune paesaggio e la razionalizzazione delle scelte eoliche sui relativi territori.
L’auspicio è l’apertura di un tavolo programmatico, a cui la Regione convochi le Società, i Comuni e le Associazioni ambientaliste per perfezionare insieme il Piano Energetico. In questo ambito si potrebbe garantire alle Società la realizzazione quantitativa degli impianti autorizzati e di quelli ancora necessari, da collocare, però, nelle aree individuate dal piano.
In pratica, fotografare l’esistente “impalato”, garantendo la realizzazione dell’autorizzato, insieme all’autorizzabile, negli spazi previsti dal nuovo piano energetico. In tal modo, riservandosi la possibilità di intervenire in quelle realtà dove lo scempio paesaggistico, il consumo del territorio e le detrazioni sulla continuità delle aree agricole rasentano il rischio dell’irreparabilità.
Il voto di aprile non ha chiesto di avvicinare al capezzale un conforto diverso, capace magari di parole più affascinanti; ha manifestato, invece, la speranza di nuovi medici e di terapie innovative per cercare, se non la guarigione, almeno il sollievo del regresso della malattia.
La fantasia al potere non era uno slogan di destra.
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