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Agricoltura
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Salvare la bieticoltura e scoprire la beffa sul premio del grano duro
Il 4 agosto in Regione Puglia l’incontro per salvare la bieticoltura in Capitanata, poi si scopre la beffa sul premio supplementare al grano duro
Lucera, 07.08.2009 - In presenza dei due Assessori Regionali all’Agricoltura di Puglia e Molise, con la partecipazione dei rappresentanti del mondo agricolo, sia di categoria che di prodotto, e dello stesso staff manageriale dello Zuccherificio del Molise si è iniziato a mettere le basi per poter continuare a coltivare la barbabietola da zucchero, coltura che per la piazza di Lucera rappresenta un fatturato di circa 10 milioni di euro dei soli agricoltori, oltre a un indotto di circa 9 milioni di euro ed assunzioni di lavoratori quantificabili in 300 unità per il solo Comune di Lucera. Ci si è impegnati a cercare le risorse finanziarie per rendere ancora economicamente valida tale coltivazione che oltre a quelle già previste dalla riforma comunitaria le regioni si sono impegnate ad erogare il de-minimis di quest’anno.
Lo stesso staff dell’industria saccarifera non ha escluso la possibilità di un intervento sul futuro prezzo delle barbabietole che l’industria paga al coltivatore.
Nel cercare le varie soluzioni finanziarie collegate anche all’art. 68 (di nuova introduzione dal 2010, altro non sono che somme trattenute agli stessi agricoltori sui premi da ricevere in ragione del 3,9%, da riversare ad i vari settori individuati nell’art. 68), è emerso che per il grano duro alcune associazioni agricole unitamente alle lobby del seme cartellinato (sementieri) si stanno battendo per il mantenimento dell’obbligo al cartellino al fine di ottenere il predetto aiuto; in pratica, l’agricoltore anticipa al sementiere tali somme che andrà a ricevere solo l’anno successivo dai premi AGEA. È come dire: occhi pieni e mani vuote.
A detta beffa va aggiunto l’obbligo di ruotare triennalmente il grano duro con oleaginose (oltretutto depauperatrici del terreno) o leguminose. Su questo argomento, noi riteniamo l’obbligo della rotazione sacrosanto per il rispetto dell’ambiente e del suolo, ma l’obbligo a coltivare una coltura anziché un’altra provoca solo distorsioni del mercato e non tiene conto dei fattori agroambientali del territorio.
Con rammarico si constata che alcune associazioni sostengono che bisogna puntare alla qualità del grano duro senza che nessuno ci riconosca una maggiorazione di prezzo a fronte di tale miglioramento, anzi i mugnai ci pagano tale prodotto con una riduzione sul prezzo del grano importato che oscilla tra il 20% ed il 30% rispetto a quello estero affermando che quello estero è migliore del nostro ma che senza quest’ultimo non riescono a pastificare la nota pasta italiana.
Alla faccia del Made in Italy!
Libera Associazione Agricoltori di Capitanata
(Associata UCI-COPAGRI)
Il presidente: Miano Angelo
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