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Agricoltura
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«Ci vuole impegno, costanza, unione»
Un incontrocol Prefetto, quello di mercoledì, dove le proposte unitarie sono state tante e concrete e dove la forza determinata dall’unione di tutte le sigle agricole sindacali ha sortito effetti positivie
Lucera, 05.02.2010 - «Due mesi di manifestazioni, tre giorni e quattro notti di presidio al casello autostradale di Foggia non hanno prodotto neanche un’apparizione televisiva a livello nazionale: questo è successo al sud.
Una pioggia molto intensa, forse torrenziale, ha creato allagamenti in alcuni campi del “preziosissimo” radicchio del nord, e tutte le reti nazionali ne hanno parlato almeno per un giorno e mezzo: questo è successo al nord.
Otto regioni italiane hanno chiesto lo stato di crisi che il governo non ha ancora recepito, dovuto alla profonda crisi commerciale in cui l’agricoltura versa, ma il ministro Zaia sembra non essersene accorto.
Abbiamo ottenuto il rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale, grazie al rinvenimento di soldi tolti agli agricoltori italiani mediante l’abolizione di altri benefici.
Intanto le aziende agricole, soprattutto quelle meridionali, che hanno vissuto gli anni del processo di globalizzazione ancora in corso come una fase di assoluto declino, giorno per giorno sono alle prese con quella concorrenza che non riusciremo mai a battere, in quanto costituita da paesi che producono a costi vicini allo zero.
Ora basta!
Prima che passi ancora tempo, il ministro deve assolutamente dichiarare lo stato di crisi così che si possa dar corso a quei provvedimenti, previsti dalla legge 71 e dalla 231/2008 che possano contribuire alla salvezza di tutte quelle aziende, e sono praticamente tutte quelle della provincia di Foggia, che con molta responsabilità e senza causare danni e disagi, hanno manifestato e si dicono pronte a scendere ancora nelle piazze per far sentire il proprio dolore.
Il governo dia un segnale di vicinanza a questo settore che è sempre stato il settore trainante l’Italia meridionale e il mezzogiorno; un settore che come lo stesso ministro affermava, solo per quanto riguarda le esportazioni agroalimentari, vale 24 miliardi di euro. Soldi che in tutti questi ultimi anni hanno solo contribuito all’arricchimento della grande distribuzione e delle multinazionali della distribuzione, a scapito di chi produce.
Dalle nostre parti esiste un antico detto che dice: chi commercia campa e chi fatica (lavora) muore!!!
Ed è proprio quello che sta succedendo in Italia meridionale, dove stanno morendo le aziende agricole che lavorano e producono a costi esorbitanti rispetto a quelli che saranno poi i ricavi, seguendo rigidissime regole sanitarie che salvaguardano la salute del consumatore finale, che nella maggior parte dei casi non è certamente italiano, perché il made in Italy è troppo prezioso per essere consumato in Italia.
Importiamo di tutto di più, merce avariata, prodotti ottenuti con metodi fitosanitari obsoleti e dannosi alla salute umana, ma tutto questo piace a chi si arricchisce facendo un import/export di prodotti alimentari senza rispettare nessuna legge e non soggetto a nessun controllo.
Tutto questo deve finire!
Il governo dia la possibilità alle aziende agricole di uscire da questa profonda crisi; mettiamo mano al portafogli anche per l’agricoltura, come è stato fatto per tutti gli altri settori produttivi italiani. Per fare ciò esistono solo due strade: la prima compete solo il governo nazionale, e riguarda la dichiarazione dello stato di crisi già menzionato; la seconda, e sembra che l’Europa abbia la volontà di percorrerla, riguarda il rispetto di regole di produzione che devono essere uguali per tutti gli stati che esportano nei paesi europei.
Rispetto degli stessi disciplinari fitosanitari a tutela della salute dei consumatori e rispetto degli stessi diritti umani dei lavoratori.
Il signor Gatti, che con il solo potere della penna è stato capace di criminalizzare un intero settore scrivendo tutte quelle cose diffamatorie sull’Espresso, provi ad assumere gli abiti dell’agricoltore, per assaporare il dolore e le difficoltà che gli imprenditori agricoli onesti, e fortunatamente siamo l’assoluta maggioranza rispetto alle pochissime ma dannose infiltrazioni malavitose, provano ogni giorno per tenere in vita la propria azienda.
Intanto, lo scorso 3 febbraio si è tenuto finalmente un incontro in prefettura fortemente voluto da tutte le associazioni di agricoltori che vi hanno partecipato, tra cui naturalmente il presidente della LIBERA, nonché vicepresidente provinciale Copagri Angelo Miano.
Nell’occasione, sono stati ribaditi i punti e le ragioni per cui si sono svolte le manifestazioni e i sit-in di fine anno e si è giunti di comune (o quasi) accordo alla conclusione di dover lavorare su alcuni punti che il Prefetto ha assicurato di seguire fino al raggiungimento degli obbiettivi che sono sostanzialmente:
1. L’emanazione, da parte del governo, del decreto di riconoscimento dello stato di crisi, declarato da otto regioni tra cui la Puglia, con decreto n° 2943 del 10 novembre 2009;
2. Emanazione, da parte dell’assessorato regionale all’agricoltura, della delibera riguardante l’erogazione del premio de minimis tramite l’utilizzo di fondi Fas;
3. Un’incontro con i rappresentanti dell’ABI, in cui discutere gli interventi necessari per il risanamento delle aziende;
4. Un incontro con l’unione nazionale delle associazioni di produttori ortofrutticoli per applicare una riduzione delle coltivazioni a pomodoro da industria, e per la sottoscrizione di contratti con le industrie che prevedano un prezzo minimo del pomodoro di 10 euro/q.le per il pomodoro da pelato e 9 euro/q.le per il pomodoro da concentrato, invitando le stesse a non sottoscrivere contratti a prezzi inferiori, pena l’esclusione del riconoscimento per l’OP che non rispetta tale regola;
5. Possibilità di comunicare le assunzioni all’INPS, il primo giorno di lavoro e non il giorno prima, in quanto il più delle volte, soprattutto per quanto riguarda le assunzioni di extracomunitari, si sono verificati episodi in cui al posto dei lavoratori assunti il giorno prima, si sono presentate persone non in regola con le assunzioni, e questo purtroppo, non per responsabilità del datore di lavoro;
6. Si è parlato inoltre della necessità di istituire un ufficio pubblico per l’incontro tra aziende e lavoratori, che possa costituire un centro di reclutamento di manodopera legale;
7. Attuazione del decreto Ronchi, che riguarda controlli uguali e severi su tutto il territorio nazionale, per evitare che gli sbarchi illegali vengano dirottati dalle zone più controllate a quelle meno controllate.
Insomma un incontro, quello di mercoledì, dove le proposte unitarie sono state tante e concrete, e dove la forza determinata dall’unione di tutte le sigle agricole sindacali ha sortito effetti positivi, che naturalmente ci sono stati assicurati ma che ora devono arrivare.
L’attenzione rimane alta, nonostante i presupposti per la salvezza delle aziende e del settore, sembra siano stati raggiunti. Ci vuole comunque e sempre impegno, costanza, unione».
Libera Associazione Agricoltori
di Capitanata - Lucera:
Carmine Bilancia
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